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Pierdomenico Mammì: «Sarà il buonsenso a salvarci dal Covid-19»

La pandemia da SARS-CoV-2 continua a occupare le prime pagine dei giornali e a destare preoccupazione. Ma se l’andamento dei contagi, a livello nazionale, è costantemente monitorato dalle piattaforme di informazione convenzionate con il Ministero della Salute, non si può dire altrettanto per quanto riguarda i territori, in particolare quelli periferici come la Locride. Per cercare di fare il punto della situazione abbiamo intervistato il responsabile del Dipartimento di Medicina Preventiva Pierdomenico Mammì.

La tranquillità estiva, l’impennata autunnale dei contagi, la lieve flessione e una nuova risalita. Siamo in piena terza ondata?
Ufficialmente no ma ufficiosamente sì. Ci aspettavamo questo andamento perché la discesa di tante persone dal settentrione e il rispetto di tradizioni a cui non abbiamo voluto rinunciare hanno rotto gli equilibri a causa di un aumento esponenziale delle occasioni di aggregazione.
Il 24 febbraio dello scorso anno, durante un’assemblea dei sindaci della Locride tenutasi presso il Comune di Siderno, disse che la Calabria era pronta ad affrontare il virus. Come sono cambiate le cose da allora?
All’epoca, e per tutta la prima ondata, un’alta percezione del rischio ha fatto sì che la gente si tutelasse molto. La “luna di miele” primaverile ed estiva, durante la quale gli incontri all’aria aperta hanno fatto sì che si verificassero meno contagi, ha tuttavia trasmesso un falso senso di sicurezza che ha agevolato la ricomparsa del virus tra ottobre e dicembre. Ne deduciamo che è proprio la percezione del rischio a convincere la gente a tutelarsi, ragion per cui stiamo avendo un’adesione praticamente universale alla campagna vaccinale mentre, ad esempio, non è così con un altro virus che si trasmette per via aerea, quello della meningite, il cui vaccino è sul mercato da dieci anni. Per arginare questa malattia, come le altre che si trasmettono per via aerea, compresa la tradizionale influenza, è fondamentale continuare a mantenere il distanziamento sociale, perché non possiamo pretendere di mantenere le basilari norme di igiene in un’aula che contiene 25 alunni più gli insegnanti.
Lei è dunque contrario alla riapertura delle scuole?
No, ma credo che la loro riapertura, così come la frequenza delle aule di tribunale o delle aree di attesa degli ospedali debba essere vincolata a regole precise. La scuola non costituisce un pericolo in sé, ma lo fanno le aree aggregative post-scolastiche o i mezzi di trasporto. Se non impariamo da questa esperienza che il distanziamento sociale è importante continueremo ad avere problemi di questo tipo. Ecco perché è fondamentale comportarsi con responsabilità e rispetto per gli altri.
Sempre durante la riunione del 24 febbraio affermò che l’emergenza veniva trattata con serietà dal settore sanitario e dai suoi responsabili. È ancora di quell’avviso?
Sì, e lo dico da dipendente dell’ospedale, che osserva quotidianamente l’attenzione con cui il personale medico adotta le misure di contenimento del virus. Il problema, più che altro, restano le persone che riescono a superare le maglie dei controlli, non so se per mancanza di personale di vigilanza o mancata applicazione dei protocolli di sicurezza.
Nonostante il bombardamento mediatico la condizione dei territori non è chiara. Qual è lo stato di salute della Locride?
Dai 200/300 positivi di settembre siamo passati ai circa 700 della prima metà di gennaio, un dato che ci fa ritenere che siano stati almeno altrettanti i portatori che non siamo riusciti a individuare per svariate ragioni. Questo dato ci viene fornito dall’indice di contagiosità (o indice Rt) che, in virtù dell’aumento di circa 100 positivi nella sola seconda settimana di gennaio, ci ha messo in allarme relativamente alla possibilità che il comprensorio potesse superare il numero di 1.000 infetti.
Alla luce di quanto mi ha detto, ha ritenuto corretta la collocazione della Regione Calabria nella zona arancione per lungo tempo?
Sì. La nostra è stata ed è ancora una situazione di preallarme che, senza le dovute contromisure, potrebbe degenerare anche oggi.
Che cosa dobbiamo aspettarci nelle prossime settimane?
La riapertura delle scuole e una maggiore libertà di movimento potrebbero essere la causa di focolai che eviteremo solo riprendendo la nostra vita normale gradualmente e con educazione.
Insomma lei insiste sull’importanza del buon senso dei cittadini.
Tantissimo. La mascherina non va usata solo per proteggere noi stessi, ma anche gli altri; mantenere una certa distanza tutela il prossimo, esattamente come avere l’accortezza di attendere fuori quando in un locale ci sono già altre persone. Il distanziamento sociale e le mascherine sono un mezzo di tutela importante e il motivo per cui non è ancora partita l’ondata epidemica dell’influenza tradizionale, di solito al suo picco in questi giorni.
A che punto è la somministrazione dei vaccini anticovid nel nostro comprensorio?
Abbiamo ormai finito di vaccinare la classe medica ospedaliera e non ospedaliera e, nei giorni scorsi, siamo partiti con le somministrazioni in qualche RSA, ma il problema più importante che dobbiamo affrontare è il passaggio sul territorio per somministrare il vaccino agli anziani e al resto dei pazienti dei medici di base.
A novembre ha rivolto un appello ai sindaci sottolineando le sue difficoltà nel guidare in solitudine il dipartimento di Medicina Preventiva della Locride. Le sue condizioni di lavoro sono cambiate?
Non molto. Qualche rinforzo è arrivato e per questo ringrazio chi ha accolto il mio appello, ma quanto è stato fatto non basta perché, per fare fronte a una campagna vaccinale pandemica, che coinvolgerà tutti i 140mila abitanti della Locride, serviranno almeno quattro ambulatori che lavorino sette giorni su sette, anche durante i festivi, dalle 7 alle 20; e, per fare questo, oltre che le strutture, ci mancano il personale medico e amministrativo.

Foto: ilreggino.it

Jacopo Giuca

Nato a Novara in una buia e tempestosa notte del giugno del 1989, ha trascorso la sua infanzia in Piemonte sentendo di dover fare ritorno al meridione dei suoi avi. Laureatosi in filosofia e comunicazione, ha trovato l’occasione di lasciarsi il nord alle spalle quando ha conosciuto la sua compagna, di Locri, alla volta del quale sono partiti in una altra notte buia e tempestosa, questa volta di novembre, nel 2014. Qui ha declinato la sua preparazione nella carriera giornalistica ed è sempre qui che sogna di trascorrere la vecchiaia scrivendo libri al cospetto del mare.

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