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Costume e SocietàLetteratura

Come nacque la più antica Democrazia del mondo

La Repubblica dei Locresi di Epizephiri II - Com’è possibile che un popolo di rifugiati possa aver prodotto una Legislazione unica nel suo genere? Per scoprirlo, è necessario imparare a leggere gli eventi storici con un ottica diversa.

Di Giuseppe Pellegrino

Vi fu un tempo in cui Locri era governata dalla più antica Democrazia della Terra (rectius, dell’Occidente, perché poco o niente sappiamo del resto del mondo), che non è stata inventata ad Atene. Che era Democrazia del Popolo (démos), che era Democrazia diretta e non aristocratica, come insigni studiosi con troppa fretta la hanno liquidata, facendo non poca confusione sul termine kiloi, mille,come se si fosse davanti a un nucleo aristocratico che prendeva le decisioni per il popolo. Così non era. Di più, il concetto di Aristocrazia del tempo non aveva l’accezione che oggi si dà al termine ma, più semplicemente, faceva riferimento, secondo le regole di Aristotele, all’aurea mediocritas.
Ma affermando che Locri è stata la prima Democrazia dell’Occidente si cade in un anacronismo, in quanto il termine è entrato in usosolo tre secoli dopo la nascita della polis, come si vedrà.
Nessuna storia nel mondo del diritto nasce ex abrupto, all’improvviso. Nessun istituto giuridico è frutto di una idea luminosa che si accende in testa. Sempre la nascita di un’Organizzazione Giuridica è frutto della propria storia, del proprio passato e, soprattutto, della necessità di correggere i propri errori.
Come una Legislazione Unica nella storia della Grecia e (perché no?) del mondo abbia potuto trovare vita presso un popolo di rifugiati non si può capire se non si scopre l’origine del popolo Locrese, se non si chiarisce che la polis non è, a differenza di tutti gli altri insediamenti nell’Italia Meridionale (con l’eccezione forse anche di Taranto, con i Partheni), una colonia greca nel senso classico della parola. Perché i Coloni portavano con sé i propri Penati e, con essi la propria lingua, i propri costumi, le proprie leggi. Locri fu una frattura di queste tradizioni (ma non con la civiltà micenea), appunto, per le proprie origini, tanto che non poteva insignirsi neppure della denominazione della città di origine come Lòkros (Locri), perché Λοκροὶ Επιζεφύριοι(Lokroi Epizephyrioi) non significa (udite, udite), come per comune bibliografia storica, Locri Epizefiri.
Non intendiamo in questa sede produrre un trattato di storia (per il quale nessuna competenza ha l’autore), ma limitarci solo alla descrizione delle istituzioni di Locri, al loro funzionamento, al loro fondamento storico, alla loro nascita e anche all’origine micenea e semitica. Ma per questo occorre fare riferimento ai fatti storici che hanno determinato la nascita di un particolare Istituto giuridico. Lo studio è limitato all’epoca classica, con qualche riferimento all’epoca tarda; ossia, dalla nascita fino al suo consolidamento e non prende in considerazione variazioni determinate da avvenimenti spuri e occasionali come l’epoca dei due Dionisi.
Seppure semplice, si spera, nella sua esposizione, la nostra rubrica dovrà affrontare temi difficili, come la collocazione nel tempo di fatti e avvenimenti storici anche in senso dacronico, cosa che si può fare solo per relationem con altri fatti di cui si ha maggiore certezza, poiché la datazione che viene data degli storici non sempre è attendibile come quella sulla nascita di Locri. Allora occorre fare un excursus generale su come è avvenuta la datazione e sulla vita e le opere di Timeo di Tauromenio.
Presso i Greci si era soliti fare riferimento al magistrato eponimo per la cronologia degli avvenimenti. Eponimo significa che dà il nome all’anno, per cui gli storici iniziavano, più o meno così per datare gli avvenimenti: “Magistrato eponimo Anassimene, fu combattuta la battaglia di…”. Invero, a Locri, dalle tabelle di Zeus, emerge che si elencavano tutti i magistrati che erano coinvolti nell’atto del quale vi era la trascrizione.
Spesso a questi Magistrati non era legato alcun avvenimento di particolare importanza, per cui nel tempo neppure si sapeva chi fossero. Concreta prova sono tutti i nomi elencati anche con la paternità degli uomini con la loro carica. Di peggio, neppure li si sapeva collocare nel tempo, se non vi erano elementi di fatto di riferimento. Dunque le opere storiche nella datazione facevano un sforzo di memoria collettiva che, a volte, era anche di fantasia. Utile a raccontare in modo scorrevole i fatti, meno a datarli correttamente.
Da qui la necessità di raccontare le modalità del tempo per la datazione e il il metodo usato, facendo riferimento alla vita e alla intuizione di Timeo di Tauromenio, che fu il primo che si pose il problema in concreto della datazione degli avvenimenti.
E il punto di riferimento oggettivo utile per la datazione furono le Olimpiadi.
Si vede bene che la collocazione nel tempo degli avvenimenti fu faticosa e spesso incerta. Si dice che Girolomo ed Eusebio abbiano collocato la nascita di Locri Epizephiri intorno al 695 o 685 a.C. La data non convince. Quando tratteremo la nascita di Locri si affronteranno le perplessità e si le daranno soluzioni più coerenti con i fatti narrati, incrociando i dati storici e le leggende. Si vedrà che non poche sono le sorprese.
Si vedranno le similitudini con Gortina, con Sparta e le differenze con Atene. Non si tratta di diritto comparato, ma di raffronto tra Legislazioni, sempre al fine di dimostrare non la superiorità, ma la diversità della Legislazione locrese.
Fondamentali sono, in questa ricerca, le opere di Platone (La Repubblica)e quella di Aristotele  (La Politica).Quest’ultima, soprattutto, per le ragioni che saranno spiegate nel prosieguo.
Forse questo lavoro ha come presupposto la convinzione apodittica della superiorità della Legislazione locrese rispetto a tutte le altre greche. Non so se sia così, ma devo dire che non mi piacciono le persone senza pregiudizi (in senso letterale), perché proprio queste persone, per dimostrare le loro ragioni, fanno ricerche approfondite per non essere smentiti.
C’è un detto spagnolo (ancora) che dice, più o meno: “Quando incontri una galego (galiziano) sulle scale non capisci mai se se scende o se sale”. Di certo chi leggerà questa rubrica è in grado di stabilire senza incertezze se sto scendendo o sto salendo.
Questo lavoro non nasce all’improvviso. È dal 2004 che questa passione sulla legislazione locrese, che nel tempo è diventata ossessione, mi prende tutto. Di questo lavoro vi sono tracce nelle note della trilogia su Locri: La legge è uguale per tutti, Japhet, Socii Navales. Ora sono giunto a un punto di arrivo e a un senso di quiete. Almeno, per il momento.
La felicità, dice Aristotele, è il fine ultimo dell’uomo. E se la Felicità va intesa come completezza della vita civile e comune di un Uomo, non è da confondere, secondo il filosofo greco, con il Piacere (etica edonistica),ma con l’etica eudaimonistica (che mira alla felicità). E poiché essa deriva dall’esercizio di un’attività, e visto che la specificità dell’uomo è la razionalità, si può dire che derivi dall’esercizio della ragione;io in questo momento sono un uomo felice (o almeno appagato) anche solo per questo lavoro.

Foto: newsandcom.it

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