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Bruno Squillaci: “Come si può garantire sicurezza a scuola senza il monitoraggio?”

La riapertura delle scuole ha creato non poche polemiche a Bovalino, dove l’alto numero dei contagi e la scoperta di un’alunna positiva già il primo giorno di lezione hanno preoccupato e indignato una larga fetta dell’opinione pubblica. Per cercare di capire quale sia la situazione e comprendere le ragioni di chi sostiene che aprire sia stato un errore abbiamo ascoltato il presidente del Consiglio dell’istituto Mario La Cava di Bovalino Bruno Squillaci.
Già il 29 gennaio, qualche giorno prima della prevista riapertura delle scuole di Bovalino, il Consiglio d’Istituto, riunitosi online, aveva deliberato di proporre alle autorità competenti di posticipare la ripresa delle lezioni in presenza. Specificando che tale richiesta era relativa alle criticità emerse dalla discussione, si facevano richieste precise come mappature dettagliate dei contagi nella popolazione scolastica e test antigenici rapidi. È corretto?
In vista della riapertura delle scuole avevamo chiesto uno screening gratuito della popolazione scolastica, considerato l’elevato numero di soggetti positivi riscontrati durante il periodo di chiusura. Ben 16 studenti e un’insegnante risultavano infatti tra i positivi attivi. Ma non è stato possibile, ci è stato detto, a causa delle difficoltà dovute principalmente alla mancanza di personale e di mezzi. La mia perplessità nasceva proprio da questo: com’era possibile rassicurare tutti su una ripresa in sicurezza delle attività in presenza e su interventi tempestivi, come dichiarato dal Sindaco di Bovalino, in assenza di adeguati strumenti? Il rischio era quello di nuovi casi e dannose quarantene, che avrebbero causato notevoli disagi alla scuola e alle famiglie. Così è stato. Dopo soli due giorni dalla riapertura delle scuole è stato registrato un caso positivo con conseguente quarantena per oltre 20 persone. Numerosi genitori, anche in queste ore, stanno rappresentando tutta la loro preoccupazione per una scelta che appare incomprensibile, in un momento così difficile. Bovalino vive purtroppo una realtà completamente diversa rispetto a quella di altri Comuni. Dall’ultimo bollettino (che purtroppo non viene aggiornato quotidianamente) registriamo ancora oltre 100 casi attivi e numerosi altri nei centri limitrofi. Inoltre, come abbiamo appreso dalle dirette testimonianze dei cittadini interessati sui social, il sistema dello screening tramite tamponi molecolari è in difficoltà a causa dell’elevato numero di casi positivi da analizzare e monitorare presenti sul nostro territorio. Di contro la scuola non dispone, a oggi, di una tracciabilità e di una conoscenza diretta e tempestiva dei casi positivi e delle quarantene che interessano la popolazione scolastica. Dall’Ordinanza scaduta sabato scorso abbiamo appreso che ci sono diversi nuclei famigliari che hanno almeno un positivo che frequenta la scuola nel nostro paese. Questi dati devono farci riflettere e suggeriscono prudenza e grande senso di responsabilità. Se la scuola non fosse stata chiusa e questi casi si fossero manifestati durante lo svolgimento delle lezioni in presenza, probabilmente avrebbero compromesso le attività didattiche e causato notevoli disagi alla scuola e alle famiglie. Riaprire in queste condizioni è apparso a tanti quantomeno imprudente. Le fredde giornate invernali non consentono un’adeguata aerazione dei locali, soprattutto nei turni pomeridiani. È disumano pensare di lasciare i bambini con le finestre aperte, per diverse ore, di sera. Cosa è stato fatto durante il periodo di chiusura delle scuole per garantire il rientro in presenza in sicurezza? Nulla, mi pare. Non sono state adottate nuove misure di contenimento del contagio, non è stata fornita alla scuola una mappatura dettagliata e aggiornata quotidianamente dei casi positivi e delle quarantene che interessano la popolazione scolastica, non sono stati forniti nuovi dispositivi di sicurezza e non sono stati resi disponibili i test rapidi, l’unico strumento in grado di consentire uno screening veloce in caso di positività riscontrate. In queste condizioni il rischio, come detto, è quello di mettere intere classi in quarantena, nominando i supplenti e poi i supplenti dei supplenti in un meccanismo che rischia di diventare perverso e incontrollabile, come sta accadendo in questi giorni. Questi problemi sono stati valutati quando si è deciso di riaprire le scuole, nel momento più difficile di questa seconda ondata, con numerosi casi positivi presenti nella popolazione scolastica? Abbiamo idea di quanti altri casi sfuggono ancora al controllo e al monitoraggio? Siamo tutti d’accordo che la didattica in presenza è insostituibile e di fondamentale importanza per i nostri figli. Nessuno lo ha mai messo in discussione. Ma sull’altro piatto della bilancia c’è la loro salute e quella di tutte le famiglie, all’interno delle quali spesso c’è una persona anziana o un soggetto a rischio con patologie pregresse. La scuola in se è sicura solo in relazione al rispetto delle misure di sicurezza, ma nulla si può fare rispetto ai pericoli che nascono da inevitabili assembramenti, che diventano un pericoloso veicolo di diffusione del virus, in presenza di numerosi positivi attivi presenti sul territorio. In queste condizioni chi ha deciso di riaprire le scuole a Bovalino si è assunto una grande responsabilità. Nella qualità di Presidente del Consiglio di Istituto non mi sento né di condividerla, né tanto meno di avallarla.
È evidente che i problemi e le criticità ci sono e sono molti, ma c’è qualcosa di concreto che si potrebbe fare, secondo lei?
Esistono fondi disponibili e mai utilizzati per garantire la presenza costante di un infermiere in ogni scuola. Nelle altre Province stanno operando da diverso tempo ma nelle nostre scuole non ci sono. Esiste una convenzione che consente di attivare i test antigenici gratuiti tramite medici di famiglia e pediatri. Ma nel nostro Comune non è attiva a causa dell’assenza di un locale idoneo. Perché nessuno si è adoperato per risolvere questi problemi? Nei giorni scorsi la Città Metropolitana di Reggio Calabria ha approvato il Piano per il Diritto allo Studio, che destina al Comune di Bovalino una cifra importante per interventi finalizzati a rimuovere gli ostacoli che limitano la frequenza della scuola. Perché non si possono utilizzare questi fondi per acquistare subito un congruo numero di test rapidi e dispositivi di sicurezza? Il virus non si combatte con i buoni propositi ma con azioni concrete, a tutela della salute di chi frequenta quotidianamente le scuole. Alla luce di tali considerazioni il Consiglio di Istituto aveva deliberato di chiedere alle autorità competenti di posticipare temporaneamente l’apertura delle scuole nel Comune di Bovalino per il tempo strettamente necessario a fornire una mappatura dettagliata e aggiornata quotidianamente con tutti i casi positivi e le quarantene di interesse della comunità scolastica e un congruo numero di test antigenici rapidi che consentano di poter effettuare screening veloci in casi di positività riscontrata tra il personale scolastico e gli studenti, evitando inutili quarantene che rischierebbero di compromettere il regolare svolgimento delle lezioni con inevitabili ripercussioni negative anche nell’ambito famigliare di studenti e personale scolastico. La richiesta purtroppo non è stata accolta dal Comune di Bovalino e dall’ASP e ora, dopo il primo caso riscontrato e la conseguente quarantena di studenti e insegnanti, la situazione rischia davvero di diventare incontrollabile. Perché la responsabilità di scegliere se tenere i propri figli a casa, penalizzandoli dal punto di vista della didattica, o mandarli a scuola, rischiando il contagio, deve essere lasciata ancora una volta ai genitori? Un altro luogo comune da sfatare è quello che i bambini sono più sicuri a scuola, perché se stanno a casa vanno in giro senza mascherina a fare assembramenti. I miei figli, come credo anche quelli della stragrande maggioranza dei genitori, iniziano a fare i compiti alle 14 e finiscono alle 20. Non vanno in giro senza mascherina e non fanno assembramenti in piazza. Sarebbe ora di smetterla di generalizzare e di scaricare sui genitori rispettosi delle regole le colpe di quelli irresponsabili.

Trovate la replica del sindaco Vincenzo Maesano nell’articolo che potete leggere cliccando qui.

Foto: ecodellalocride.it

Anna Laura Tringali

Nata a Milano, ma solo per caso, nel 1989. Bovalinese doc con la passione per la lettura e le scarpe. Si laurea in Scienze della Comunicazione, curriculum editoria e giornalismo, nel 2012, e in metodi e linguaggi del giornalismo nel 2016. Non molto più tardi scopre che ama sì leggere e scrivere, ma che ama far leggere e scrivere gli altri e ne consegue una terza laurea che la fa diventare educatrice socio pedagogica. Dal 2020 è Garante delle persone con disabilità del Comune di Brancaleone. È inquadrata e metodica, stampa tutto in triplice copia. Ama le virgole e i punti e virgola, detesta i punti e la loro dannata pretesa di essere definitivi.

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