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Presunti brogli a Reggio Calabria: l’inchiesta si allarga

Prosegue il lavoro degli inquirenti sui presunti brogli elettorali alle Elezioni Amministrative svoltesi a Reggio Calabria a settembre. La Procura della Repubblica fa sapere che valuterà tutti i livelli di responsabilità, ma che non svolgerà una verifica allargata a tutte le sezioni elettorali.
I magistrati si sono mossi dopo le segnalazioni di anomalie avvenute all’interno dei seggi e, dalle verifiche effettuate attraverso la Divisione Investigazioni Generali e Operazioni Speciali, è stata accertata l’esistenza di un meccanismo che è oggi al centro di un inchiesta più larga rispetto a quella iniziale. Dal 2018, infatti, secondo gli inquirenti esisterebbe una vera e propria Commissione Elettorale non legittimamente costituita, all’interno della quale da un lato si sarebbero verificate autonomine non previste e non segnalate e dall’altro sarebbero state ratificate deleghe inesistenti, con il risultato che sarebbero stati nominati solo 400 degli 800 scrutatori previsti per legge. A questo si aggiungono le votazioni anche da parte di persone che non sono più in vita.
Ieri la seconda parte dell’indagine, che ha condotto all’arresto di 5 persone e all’interdizione dai Pubblici Uffici di un funzionario. Tra gli arrestati, è finito nuovamente ai domiciliari l’ex Consigliere del Partito Democratico Antonino Castorina e risulta indagato anche l’assessore Demetrio Delfino in qualità di Presidente del Consiglio Comunale.

Il commento di Giuseppe Falcomatà e Klaus Davi

Il sindaco Giuseppe Falcomatà continua a ritenere che si tratti di casi isolati: «Non possiamo ignorare – afferma il primo cittadino metropolitano, – che l’attività di indagine sia inerente a sette sezioni e che i voti contestati siano meno di 100. Hanno votato altre migliaia di persone che si sono invece recate alle urne legittimamente.»
Di parere opposto è invece Klaus Davi, giornalista e massmediologo candidato a sindaco durante l’ultima tornata elettorale, che rivendica di aver denunciato anomalie a urne ancora aperte:
«Io denunciai i brogli che stavano avvenendo ad Archi la sera stessa de voto, perché era palese che qualcosa non stava funzionando a dovere. Io e Nico Pangallo continuavamo a ricevere telefonate da parte di persone che si lamentavano che qualcosa non quadrava. Avevamo fiutato il marcio fin da subito.»

Il monito della Lega: “Dimettetevi per ridare dignità alla politica”

E, proprio sulla base di quesi ultimi sviluppi, si è sentita in dovere di intervenire anche la sezione calabrese della Lega che, in una nota stampa, chiede le dimissioni immediate del Consiglio Comunale.
“Occorre evitare che le inchieste della Magistratura in corso, peraltro orientate verso altri potenziali filoni, abbiano come conseguenza indiretta la definitiva destrutturazione del rapporto di fiducia fra cittadini ed eletti, fra comunità e istituzioni” intimano i leghisti, affermando che la rinuncia agli incarichi ridarebbe dignità alla politica.
“Di fronte al prosieguo incessante dell’inchiesta – prosegue la nota, – non si può far finta di niente. Occorre un gesto di alta responsabilità politica e civile, anche a prescindere da una comprensibile esigenza di ritorno alle urne per restituire la parola agli elettori. Prima di una nuova sfida elettorale, infatti, c’è da salvaguardare la piena dignità civile della Città Metropolitana, la cui immagine generale è gravemente lesa dall’enorme rilievo mediatico che le note tristi vicende stanno avendo anche a livello nazionale.
“Dimissioni e azzeramento dell’attuale situazione politico-amministrativa, non c’è altra soluzione. I partiti – conclude la Lega, – che hanno sempre posto questioni di legalità e trasparenza in riferimento alla Pubblica Amministrazione, facciano sentire la propria voce al fine di superare resistenze che appaiono immotivabili, assurde e dannose.”

Foto:gazzettadelsud.it

Redazione

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