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Attualità

Libera: la lotta alle mafie passa il testimone alle nuove generazioni

Il lungo elenco di 1.031 nomi viene scandito con le voci dei presenti che, a turno, salgono sul palco allestito davanti al Teatro Greco Romano del Parco Archeologico di Locri Epizefiri, nel Comune di Portigliola. È la XXVI Giornata Nazionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, voluta dall’associazione Libera, che questo anno è accompagnata dallo slogan A ricordare e riveder le stelle per rendere viva la memoria nei luoghi di cultura, che soffrono la chiusura a causa della pandemia. Cosi come Dante ha superato il viaggio che lo ha portato a vivere l’esperienza del passaggio attraverso gli Inferi, tutti noi, dopo aver attraversato l’infermo della pandemia, iniziamo a scorgere quello spiraglio che porterà a rivedere le stelle.
I famigliari delle vittime delle mafie si sono raccolte insieme per ricordare i propri cari. Insieme a loro i rappresentanti della società civile, la Chiesa, i magistrati, le Forze dell’Ordine. Tanti i giornalisti che hanno preso parte alla manifestazione, non solo per dovere di cronaca ma anche per ricordare i molti loro colleghi che sono stati uccisi dalle mafie nel corso degli anni.
Nessuno è solo in questo momento in cui il ricordo delle vittime rompe il silenzio del luogo, in passato teatro di una grande città e di una mai dimenticata civiltà, che ha dato i natali al primo legislatore d’Occidente. Nessuno, in questi luoghi nell’antichità, poteva possedere né schiave né schiavi. Nessuno oggi deve essere schiavo della criminalità organizzata, delle mafie, qualunque sia il loro nome. Nessuno sta a significare che siamo tutti noi a non dover avere schiavi e a non essere schiavi. Siamo chiamati a essere liberi e parlare di libertà. È quanto ci viene chiesto ogni giorno in questa terra.
Abbiamo ascoltato insieme i nomi delle vittime delle mafie. Siamo stati vicini ai loro famigliari per quanto abbiamo potuto e per quanto potremmo fare ogni giorno. Perché la lotta all’illegalità è un dovere quotidiano. Un dovere per ciascuno di noi. Abbiamo immaginato uno speciale dedicato a questo giorno particolare. Lo abbiamo costruito in gran parte con le voci del dolore di molti dei famigliari delle vittime uccise nella Locride. Era importante dare un segno preciso e forte. Non bisogna rimanere in silenzio o cercare, per opportunismo o freddo calcolo, di approfittare del dolore di alcuno. La stampa deve dare voce a chi voce non ce l’ha, o a chi non trova spazio perché non fa più notizia.
Un altro elemento che dobbiamo ricordare in questa giornata è saper dimostrare che è importante crescere insieme per dare la possibilità di comunicare, attraverso nuove forme, quello che è il bisogno di conoscere la verità su questo o quel delitto, su questo o quel crimine.
La cosa più importante è che il Coordinamento di Libera della Locride ha saputo coinvolgere tantissimi famigliari di vittime della ’ndrangheta. Ed ancora di più è stato l’aver coinvolto le nuove generazioni, attraverso il richiamo alla cultura e alla conoscenza delle radici sulle quali si fonda la storia di un popolo che vuole spezzare le catene del crimine organizzato, ricordando i nomi di chi si è opposto e ha pagato con la propria vita. Per quelle morti siamo chiamati a lottare e a gridare forte la nostra voglia di libertà e giustizia sociale.

Oὐδείς

Oὐδείς (pronuncia üdéis) è il sostantivo con il quale Ulisse si presenta a Polifemo nell’Odissea di Omero, e significa “nessuno”. Grazie a questo semplice stratagemma, quando il re di Itaca acceca Polifemo per fuggire dalla sua grotta, il ciclope chiama in soccorso i suoi fratelli urlando che «Nessuno lo ha accecato!», non rendendosi tuttavia conto di aver appena agevolato la fuga dei suoi aggressori. Tornata alla ribalta grazie a uno splendido graphic novel di Carmine di Giandomenico, la denominazione Oὐδείς è stata “rubata” dal più misterioso dei nostri collaboratori, che si impegnerà a esporre a voi lettori punti di vista inediti o approfondimenti che nessuno, per l’appunto, ha fino a oggi avuto il coraggio di affrontare.

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