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La fondazione di Locri Epizefiri

La Repubblica dei Locresi di Epizephiri XV - La nostra analisi della caratteristiche dell’antica Locri entra finalmente nel vivo affrontando il non semplice problema della collocazione temporale della sua fondazione. È solo incrociando una serie di dati e grazie alla afelie intuizione di uno storico antico, infatti, se possiamo determinare con una certa precisione quando la migliore città del mondo fu fondata.

Di Giuseppe Pellegrino

La data della fondazione di Locri è del tutto controversa. La cronologia ufficiale tende a collocarla a ridosso della guerra Messenica, per poi fare acriticamente riferimento al dato cronologico di Eusebio di Cesarea, che nelle sue Cronache indica il 673 a.C., o di Girolamo, che curò la traduzione latina dell’opera di Eusebio scritta in lingua armena, che colloca l’avvenimento nel 679 a.C.
Più di uno storico, a cominciare da una acuta osservazione di Gabriele Barrio, riteneva che le date di cui sopra andavano riferite allo spostamento da Kramatìa di Bianco al sito definitivo di Locri in contrada Jànchina di Portigliola. Così, testualmente, Barrio:

Locri Epizefiri è città insigne, perché dai Locresi che abitavano il golfo di Crisia giunsero qui coloni, sotto la guida di Evante, poco dopo la fondazione di Crotone e Siracusa, in questo modo, si inganna Eforo, dicendo che essi discesero dai Locresi Opunzi tre anni o quattro da quando abitavano lo Zeffirio.

Si osservava che era impossibile che un popolo di profughi nel termine di quattro/otto anni avesse potuto sviluppare una organizzazione politico militare tale da creare un insediamento che da subito fu una spina nel fianco degli Achei e degli Jonici di Calabria. Dunque, la data dovrebbe essere di molto anteriore.
Il geografo Strabone, che a Locri ci fu di persona, già comincia a collocarla intorno al 733 a.C. (fondazione di Siracusa), oppure al 710 a.C. (fondazione di Kroton), avendo trovato non pochi elementi che la associavano a queste due poleis. La strada di Strabone è quella giusta e questa si seguirà nella ricerca accurata per trovare le origini dei Locresi di Epizefiri. Peraltro anche il Barrio è della stessa opinione, posto che fa di Locri polis contemporanea a Crotone e Siracusa.
Abbiamo già detto che presso i greci si era soliti fare riferimento al magistrato eponimo per la cronologia degli avvenimenti e che questo crea non poca confusione nella corretta collocazione degli eventi storici.
Fu Timeo di Tauromenio ad affrontare la questione. La sua nascita viene collocata intorno al 350 a.C. e, come dice il suo nome, la città natale fu Tauromenio, ossia Taormina. Ebbe una vita lunghissima, se la sua morte viene collocata correttamente intorno al 260 a. C. a Siracusa. È bene ricordare in via incidentale che l’aspettativa di vita presso i Greci, al tempo in cui vengono collocati i fatti oggetto di trattazione, non superava i venticinque anni: mortalità infantile, carestie e, soprattutto uno stato di guerra continua falcidiavano le vite di giovani fanciulli e fanciulle. Novanta anni sono una vita fuori dal normale. Era il figlio di Andromaco, fondatore e tiranno di Taormina,  per cui le vicende politiche della polis si sono riflettute sulla sua vita. Tauromenio (intorno al 316) cadde a opera di un altro tiranno Agatocle di Siracusa, e Timeo si rifugiò ad Atene, dove fu allievo di Isocrate e del retore Filisco. Ad Atene non potè seguire la sua passione politica e si diede alla trattazione storica. Proprio per questo cominciò a dubitare della datazione degli avvenimenti per come fatta fino ad allora.
Anche se non è possibile fissare il momento fu, dunque, il primo che si pose il problema della datazione degli avvenimenti. Delle sue numerose opere (38), sono rimasti pochi frammenti (164). Si interessò anche della Magna Grecia, e pure di Locri. Famosa la polemica indiretta con lo storico Polibio, di molto successivo al nostro, soprattutto su Locri e la sua Legislazione. Ma il servo degli Scipioni, su Locri non era interessato all’accertamento della verità, ma a trovare conforto ai suoi pregiudizi.
Fu così che Timeo pensò a un punto di riferimento oggettivo utile per la datazione. Niente meglio di un’Olimpiade era più idonea alla bisogna. Si erano da sempre disputati i giochi olimpici, e Timeo pensò che sempre si sarebbero disputati. Si sbagliò, ma non di molto. Nella sua ricerca a ritroso, si sforzò di trovare i giochi della Prima Olimpiade e da qui, a decrescere, datare gli avvenimenti. L’anno di grazia fu il 776 a.C.
Da questa data parte il lavoro, faticoso e spesso controverso, per collocare gli avvenimenti che si succedevano nel tempo, cercando di individuare l’epoca in cui era vissuto il magistrato eponimo in relazione all’Olimpiade.
Se l’anno coincideva con la stessa, si accennava alla prima, seconda, terza… Olimpiade; diversamente al primo, secondo e terzo anno della prima, seconda…, in quanto le Olimpiadi si sono sempre disputate ogni quattro anni.

Foto: musei.beniculturali.it

Redazione

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