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Nicola Misasi: il verista calabrese sconosciuto al grande pubblico

Di Davide Codespoti

Nicola Misasi (Cosenza, 4 maggio 1850 – Roma, 23 novembre 1923), è stato uno scrittore, giornalista e conferenziere italiano.
Figlio di Francesco Saverio Misasi, ispettore carcerario, e di Giuseppina De Angelis, crebbe nell’ambiente della piccola borghesia provinciale cosentina. Dovette interrompere i regolari studi scolastici quando fu espulso dal secondo anno del ginnasio a causa della sua insofferenza alla disciplina scolastica.
Continuò dunque la sua formazione da autodidatta, forgiando la sua passione per la letteratura e prediligendo i romanzieri francesi dell’epoca, come Émile Zola e Honoré de Balzac, oltre che agli scrittori calabresi di ispirazione romantico-sociale, quali Domenico Mauro e Vincenzo Padula. Tra le sue letture, tuttavia, non mancarono i grandi intellettuali del Romanticismo, come il poeta tedesco Heinrich Heine, il filosofo tedesco Friedrich Schiller e il poeta inglese George Gordon Byron.
Esordì nella sua attività letteraria a poco più di venti anni, quando pubblicò da autodidatta due raccolte di poesie. Sposatosi nel 1874 con Concetta Galati, figlia di un noto avvocato di Monteleone (l’odierna Vibo Valentia), nel 1880 Misasi si trasferì a Napoli, dove pubblicò alcune novelle sul giornale Corriere del mattino; queste opere, conosciute come Racconti Calabresi, erano chiaramente ispirate a Giovanni Verga, massimo rappresentante del Verismo, sebbene contenessero anche aspetti tipici del Romanticismo della prima metà dell’800, come l’eccessiva ricerca di effetti patetici e di colore locale.
Nella città partenopea conobbe anche importanti personalità del mondo intellettuale cittadino, come la scrittrice e giornalista Matilde Serao (con cui strinse una profonda amicizia), il giornalista Edoardo Scarfoglio e il poeta e saggista Salvatore Di Giacomo.
Nel 1882 Misasi si spostò a Roma, su invito dell’editore Angelo Sommaruga, collaborando a riviste come Cronaca bizantina e Fanfulla della Domenica, ed entrando in contatto con intellettuali del calibro di Giosuè Carducci, Gabriele D’Annunzio, Luigi Capuana, Giovanni Verga e Antonio Fogazzaro. Sono di questo periodo alcune opere come la raccolta di novelle In Magna Sila (Roma, 1883) e il romanzo Marito sacerdote (Roma, 1883), che privilegiano temi sensuali, passionali e briganteschi di ambientazione calabrese.
Misasi tornò in Calabria nel 1884, quando, pur non avendo il titolo di studio, fu chiamato in qualità di professore di lettere presso il Liceo Gaetano Filangeri di Monteleone, in riconoscimento della fama letteraria ottenuta. Dopo la morte della moglie, nel 1892 si risposò con Amalia Filosa e ottenne il trasferimento presso il Liceo Bernardino Telesio” di Cosenza. Qui rimase per la maggior parte della sua vita, non contando i vari soggiorni napoletani e la sua attività di conferenziere, che lo portò in varie città italiane (Milano, Firenze, Napoli e Roma) e all’estero (Tirolo, Svizzera e Tunisia).
Furono questi gli anni più intensi e facondi della sua attività letteraria; pubblicò infatti romanzi, racconti a puntate, resoconti di viaggi e studi di carattere sociale, storico ed economico sulla Calabria. Inoltre, ebbe una grande fortuna presso gli immigrati italiani in America, data la sua collaborazione con giornali fondati da italiani in terra americana: il Fanfulla di San Paolo (Brasile), La Patria degli Italiani di Buenos Aires e Il Progresso italo-americano di New York.
Dopo l’entrata in guerra dell’Italia nel primo conflitto mondiale, Misasi abbandonò l’insegnamento e si ritirò a San Fili, un piccolo paese del cosentino; vi rimase fino al 1922 quando, per stare vicino ai figli, si stabilì a Roma, dove morì il 23 novembre 1923.

Misasi visto dalla Critica

Sebbene le opere di Nicola Misasi non rientrino pienamente nel canone degli scrittori veristi, viene generalmente considerato il rappresentante del Verismo in Calabria. Infatti le sue storie, popolate da pastori, contadini e briganti calabresi, tutti accomunati da un primitivo senso di onore e di giustizia, sono state valutate positivamente dalla critica letteraria, in particolare da Francesco Flora e da Benedetto Croce.
Infatti, secondo il giudizio crociano, “le Calabrie ebbero il loro pittore in Nicola Misasi, che continuò nei suoi racconti e nei suoi quadri di costume il romanticismo calabrese. […] Lo continuò anche in certa […] simpatia ammiratrice per le violente passioni d’amore, di gelosia e di vendetta, che erano di quella gente, e per il brigantaggio […]. Così ispirato il Misasi narrava bene, con quella particolarità ed evidenza che nasce dall’adesione alle cose narrate.”
Tra le critiche negative, invece, spicca quella di Giulio Cattaneo, che riteneva gli scritti di Misasi convenzionali e monotoni, per via delle trame macchinose e delle forti accentuazioni.

La copertina di Devastatrice, Napoli, 1907

Le opere

  • Notti stellate, Cosenza 1873;
  • Il postiglione, Cosenza 1874;
  • A re Vittorio, Cosenza 1878;
  • Leggende e liriche, Cosenza 1879;
  • Racconti calabresi, Napoli 1881;
  • In Magna Sila, Roma 1883;
  • Marito e sacerdote, Roma 1883;
  • Commemorazione di Francesco Fiorentino, Monteleone 1885;
  • Femminilità, Napoli 1887;
  • Anima rerum, Cosenza 1889;
  • Senza dimani, Napoli 1891;
  • Frate Angelico, Napoli 1892;
  • Fuga, Napoli 1892;
  • La caccia al marito, Napoli 1892;
  • Mastro Giorgio, Napoli 1892;
  • O rapire o morire, Napoli 1892;
  • Resurrezione, Milano 1892;
  • Cronache del brigantaggio, Napoli 1893;
  • Il castello di Corigliano, Napoli 1893;
  • La poetica erotica di Vincenzo Padula, Cosenza 1893;
  • L’assedio di Amantea, Napoli 1893;
  • Storia d’amore, Napoli 1893;
  • Sacrificio d’amore, Napoli 1894;
  • In provincia, Napoli 1896;
  • Carmela, Napoli 1899;
  • Massoni e carbonari, Napoli 1899;
  • Il gran bosco d’Italia, Palermo 1900;
  • La badia di Montenegro, Napoli 1902;
  • Il romanzo della rivoluzione, Napoli 1904;
  • Il tenente Giorgio, Napoli 1904;
  • Briganteide (2 voll.), Napoli 1906;
  • Devastatrice, Napoli 1907;
  • Capitan Riccardo, Milano 1911;
  • S.M. la Regina, Milano 1911;
  • Sola contro tutti, Milano 1911;
  • Il dottor Andrea, Milano 1921.

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