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Costume e Società

Pietro Galea: il pasticcere di Natile che serve in tavola la Calabria che si respira

Di Mariana Balzano

Siamo ai piedi di Pietra Cappa, a Natile Vecchio e siamo ospiti del pasticcere Pietro Galea, che ci racconta la sua storia.
Pietro entra nel mondo dei dolci, della farina e dello zucchero grazie alla passione trasmessa di sua sorella, che oggi non c’è più. Si commuove, Pietro, quando parla dell’amata sorella Maria. Maria aveva la passione per i dolci e i pasticcini, lo portava con sé quando doveva creare un dolce, rigorosamente calabrese, e così Pietro si è appassionato, giorno dopo giorno a quest’arte che gli avrebbe permesso per di più di realizzare l’unico desiderio del padre, quello di aprire un bar tutto suo; così Pietro, giovane con poca esperienza, ha imboccato una strada complicata, che oggi gli permette però di ottenere grandi risultati.
Unendo la passione di sua sorella al desiderio di suo padre, nel 1995 apre il Bar Perla, nel quale lavora assieme a suo fratello e alla sua famiglia. Pietro prepara i dolci con amore e tanta passione, maneggia la farina e le uova come se fossero figli e, grazie a loro, inventa vari dolci. In questi anni si è reso conto del sacrificio che le nonne e le mamme di una volta facevano per la famiglia, soprattutto nei periodi di Natale e Pasqua, realizzando il famoso stomatico, un dolce che veniva creato in casa e con pochi agrumi, caratteristiche che decide di richiamare nei suoi dolci. Dopo aver approfondito la materia grazie alle indicazioni del maestro pasticcere Rolando Morandin, l’obiettivo di Pietro è riportare sulle nostre tavole il lievito madre che, nel periodo di Pasqua, viene utilizzato per la preparazione della Sguta, un dolce antico, che i nostri antenati realizzavano in casa mettendo al centro dell’impasto un uovo e modellandolo in varie forme: la bambola, il cestino, la treccia… con un pizzico di fantasia realizzavano tantissimi disegni! Ma insieme alla Sguta, Pietro ricrea un altro dolce tipico di Natile Vecchio, lo Jaluni ca ricotta, che si realizza o con la pasta della Sguta o con la frolla, aggiungendo farina, zucchero e strutto di maiale affinché diventi più croccante e più appetitoso.
Pietro si definisce un pasticcere umile e un contadino. Valorizza la Calabria, i prodotti che venivano creati in casa dalle nostre nonne e dalle nostre mamme, e li usa anche per creare un gelato che gli ha permesso di vincere vari premi nazionali, e un semifreddo al vino Greco di Bianco, chiamato Sole di Calabria, che arriva terzo in un concorso internazionale. Ma non si ferma qui: tra le sue specialità realizzate con il vino degli dei, anche il panettone e la colomba, che lo lanciano verso il successo.
Quando parla della sua Calabria, Pietro ne parla con orgoglio e racconta di una terra che ha voglia di riscattarsi e che potrebbe vivere di turismo, tradizioni, amore.
Pietro cerca di portare sulle nostre tavole la Calabria che si respira; l’odore delle cose antiche, del rispetto, dell’accoglienza, della scoperta, della meraviglia che si prova assaporando le arance, i mandarini e i limoni che crescono profumati in tutta la regione, ma anche del cedro che, insieme al bergamotto, è l’agrume caratteristico che rende i suoi prodotti ancora più speciali.

Redazione

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