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Gerace, la rupe dello Sparviero, tra leggenda e storia

Di Silvia Turello

Gerace è visibile dal paese in cui vivo, Siderno; spesso ci ho portato amici e colleghi universitari provenienti da ogni parte d’Italia e ne sono rimasti sempre affascinati.
In effetti, come si può non rimanere colpiti dal suo fascino antico? Dalle sue strade e le sue piazze e le sue mura testimoni di tempi antichi e mai veramente passati?
Gerace è un borgo arroccato che domina ogni cosa dall’alto. Dalla sua rupe l’aria è rarefatta, il silenzio sacro, i muri di pietra raccontano un passato che ancora è presente, che non ha bisogno di mutare e di modernizzarsi.
Splendido centro storico localizzato a circa 500 metri sul livello del mare, le sue origini sono attribuibili all’VIII-IX secolo a.C. quando gli abitanti della polis magnogreca di Locri Epizephiri si spostarono nell’entroterra dalla costa sia per sfuggire alle incursioni saracene sia per sfuggire all’impaludamento della pianura.
L’origine della cittadina è attribuita ancora oggi ad alcune leggende legate al suo nome.
La prima, e forse la più diffusa, vuole come protagonista uno sparviero che, sorvolando le colline, guidò la popolazione di Locri nell’entroterra fino a posarsi su una rupe. Da qui il nome dello sparviero, in greco Jerax, che potrebbe essere all’origine del nome. Un’altra leggenda, che riporta l’ipotesi apparentemente più attendibile, vuole invece che il nome Gerace derivi dal greco Jerà akis, cioè vetta sacra, nome attribuito in virtù delle numerose chiese sorte nel corso dei secoli, prevalentemente di origine normanno-bizantina, delle quali alcune, prese in esame per un progetto di valorizzazione, sono state ricostruite dopo il terremoto del 1783. Una terza leggenda, invece, afferma che il nome derivi da Aghia Kiriakì, cioè Santa Ciriaca, la protettrice del centro durante la dominazione bizantina.

Contesto urbano

Il Castello è la struttura urbana posta a quota più alta. A oggi non è facilmente raggiungibile a causa della rimozione del ponticello di legno che lo collegava all’attuale piazza. Esso rappresenta la parte più nobile di quelle costruzioni militari che, in gran numero e allo stato di ruderi più o meno fatiscenti, sono ancora presenti nella vastissima superficie che si apre dietro il Castello, a ovest, e che, secondo i racconti tramandati, accoglieva gli abitanti durante il corso dei lunghi ed estenuanti assedi. Della Roccaforte ad oggi resta ben poco: essa infatti utilizzava strutture naturali e artificiali.
La città propriamente detta occupa l’altipiano sottostante. Essa è separata dal Castello tramite il Baglio, lo spazio citato poco fa, e da un tripode viario che collega il Borgo Maggiore al Borgo Piccolo o Borghetto, caratterizzato dalla porta del ponte.
Nel 1970, a opera della Soprintendenza alle Antichità di Reggio Calabria, sono state eseguite due campagne di scavo che hanno permesso di portare alla luce un’antica necropoli. Anche qui, sono state scoperte mura di epoche diverse, parte di un complesso insediamento umano. Le tombe sono rettangolari e dispongono di un accesso custodito da una lastra di arenaria. Numerosissimi sono i ritrovamenti, dalle ceramiche al corredo funerario, non indenne da profanazioni, in parte custoditi nel Museo di Locri Epizefiri.

Le stratificazioni urbane

Gerace risulta un complesso di varie parti fra di loro armoniosamente collegate, integrate, e sviluppatesi sia in rapporto alla topografia del suolo occupato (a cui s deve la quadratura imperfetta delle maglie dell’ordito urbano) e alla presenza di alcuni percorsi viari (generatori dell’impianto di base) sia come espressione del contesto socio-economico (centro religioso e abitato classici) e delle funzioni militari (funzione di seconda arce-acropoli della magnogreca Locri Epizefiri).
Attualmente conta circa 2.715 abitanti. La sua caratteristica è quella di essere un corpo urbanistico omogeneo a oggi ben conservato, visti i numerosi interventi effettuati sia in ambito regionale sia in ambito comunale. È inoltre ricco di interessantissimi particolari architettonici e culturali, centro di interesse da parte di visitatori e studiosi. È visto come l’incanto di un mondo staticamente fermo a tre, quattro o più secoli fa, conservando, in molti punti, le sue molteplici stratificazioni storiche.
Il suo ricco patrimonio architettonico e chiesastico ha conservato, seppure in parte, particolari interessanti circa la loro origine, da quella normanna a quella bizantina, fino ad arrivare alla parziale ricostruzione post terremoto del 1783.
La struttura urbana di Gerace è quella di un castrum bizantino, nasce infatti come insediamento fortificato con mura di cinta ad anello che serviva a contrastare l’attacco dei saraceni. Delle mura, oggi, rimane molto poco, ma delimitavano la cosiddetta città alta, cioè il nucleo antico, e culminavano nell’area del Baglio, di fronte al Castello, costruito in origine nel punto più impervio e raggiungibile solo mediante ponte levatoio. Lungo le mura si aprivano dodici porte urbiche, che servivano a consentire l’accesso alla città, alcune delle quali ancora esistenti.

Articolo originariamente pubblicato su meteoratrl.wordpress.com.

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