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ANCI: “Si rivedano le regole, o nessuno vorrà più fare il sindaco”

Di Franco Candia – Vicepresidente vicario ANCI Calabria

Il dibattito nazionale che si è aperto sui rischi che coinvolgono i sindaci, e sulle contestuali difficoltà di trovare anche solo candidati credibili alla carica di primo cittadino, ha finalmente fatto emergere in tutta evidenza un problema annoso. La sezione Calabria dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani non può che essere pienamente d’accordo con la battaglia lanciata dall’ANCI: i sindaci vanno tutelati a livello normativo con un ampio e risolutivo intervento dello Stato.
Non è una sorpresa, purtroppo, il caso della sindaca di Crema che ha ricevuto un avviso di garanzia per un incidente, per fortuna senza conseguenze, avvenuto in un asilo qualche mese fa. Siamo perfettamente consapevoli che l’avviso di garanzia è, appunto, una garanzia per l’indagato. Ma bisogna ribadire che un avviso di garanzia rappresenta anche una vera e propria mannaia dal punto di vista politico, considerando tutto quello che comporta sul piano dell’immagine, mediatica e anche, naturalmente, dell’impegno giudiziario.
Non è possibile che il capo di un’Amministrazione Comunale paghi con un avviso di garanzia qualsiasi cosa succeda all’interno del territorio del suo Municipio. Questo non vuol dire togliere ai sindaci ogni responsabilità: qualora ci siano profili di responsabilità, amministrativa e penale, è giusto che anche i sindaci vengano giudicati. Però va ribadito una volta per tutte che c’è anche un larghissimo spettro di possibilità in cui i sindaci, che delegano e non potrebbero fare altrimenti, su tante materie non hanno e non possono avere responsabilità dirette.
Ci si potrebbe riferire, per fare un esempio, al sistema allerta meteo, che non lascia alcun margine ai primi cittadini. Ma anche il capitolo indennità, sempre esigue, certe volte pure ridicole, merita un approfondimento: un sindaco di un capoluogo (figuriamoci quelli dei piccoli centri) prende un quinto di un Consigliere Regionale o di un Parlamentare, meno di un dirigente del suo stesso Comune, a fronte di un lavoro che dura 24 ore su 24.
C’è un assoluto bisogno che lo Stato risolva questi problemi e aumenti le tutele per quello che è giusto definire il lavoro più bello del mondo. I sindaci sono sempre in prima linea, sono il primo contatto per i cittadini, sono quelli che si assumono maggiori responsabilità, ma non hanno lo straccio di una legge che li tuteli sul serio. Sono servitori dello Stato, ma di fatto non hanno protezione.

Redazione

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