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La magica notte tra il 23 e 24 giugno nella poesia di Vincenzo Guerrisi Parlà

Di Marinella Guerrisi

La notte di San Giovanni, tra il 23 e il 24 giugno, rappresenta, tra miti, riti e  congiunzioni astrali, la notte più magica dell’anno. Il mondo naturale e quello soprannaturale si compenetrano, poiché i giorni compresi tra il 20 e il 24 giugno sono quelli del solstizio d’estate. È il momento in cui il Sole ha la meglio sulle tenebre, manifestandosi per la massima lunghezza nell’arco delle 24 ore (15 ore e 15 minuti). Questo potere del Dio Sole sulla notte è stato da sempre ritenuto l’evento astronomico capace di conferire proprietà magiche agli oggetti, al fuoco  alla rugiada e alle piante. È risalente ai riti delle popolazioni del mondo antico, permeando di sé anche le varie filosofie orientali.
Oggi è acclarato, con dati scientifici, il principio secondo cui i movimenti cosmici sono atti a influire su tante funzioni fisiologiche e ormonali dell’uomo  e anche delle piante, in virtù dell’alternarsi delle fasi lunari e dei movimenti di alcuni pianeti. Scienza che diventa esatta dal metodo scientifico dell’osservazione e dell’esperienza e che conferisce un margine di attendibilità anche alla scienza degli antichi alchimisti, che con un notevole alone di fascinoso mistero, fu incentrata sulla importanza delle influenze planetarie sul regno animale e vegetale; sul mondo tangibile della materia e quello invisibile delle particelle subatomiche, ove si colloca il momento di attivazione e congiunzione energetica tra cosmo e materia… Il mondo vegetale è quello più visibilmente influenzato dagli effetti dalle congiunzioni cosmiche e astrali, poiché quest’ultime sono atte a trasferire alle piante poteri e significati particolari, mentre nell’uomo regolano il ciclo materiale del corpo e quello spirituale dell’anima. L’avvicendarsi delle stagioni, l’apertura delle porte solstiziali, attraverso le quali il sole percorre il suo cammino di rinascita (estate-luce) e di morte (inverno-tenebre), fanno da collante ai miti legati alle piante e agli uomini tra verità e superstizione.
Il momento magico, secondo scienza e tradizione, si materializza il 24 giugno, solstizio d’estate e giorno dedicato alla nascita di San Giovanni Battista. Il Sole si trova nel punto più distante dall’equatore… e il Sole, emblema del fuoco eterno, entra nella costellazione del Cancro, simbolo della Luna e dell’acqua rigenerante, dando origine alla fusione di due opposte polarità. Si consuma nella stessa notte il matrimonio tra il Sole (polarità maschile) e la Luna (polarità femminile), dando origine alla stella a sei punte in cui il triangolo del fuoco e quello dell’acqua si incontrano e si compenetrano vicendevolmente. Nella Roma antica erano molti i riti che si svolgevano nella notte del solstizio d’estate e, nel mondo antico si festeggiava la mietitura come festa dedicata a Cerere. I romani accorrevano nel Foro e davano vita a festeggiamenti in cui si gridava per spaventare e far fuggire le divinità malevoli che, così, non riuscivano a danneggiare i raccolti. Nella notte tra il 23 e il 24 di giugno tutta la gente di Roma accorreva nella Piazza di San Giovanni perché, secondo la leggenda, in quella notte i fantasmi di Erodiade e Salomè, che avevano voluto la decapitazione di San Giovanni Battista, chiamavano a raccolta tutte le streghe. Queste divinità erano dette Strix o Strige e, nella tradizione latina, erano identificate come i demoni molestatori dei bambini. Nel medioevo nacque dalle Strix la leggenda di Erodiade o Erodiana (madre di Salomè) come regina delle streghe, poiché considerata la sacerdotessa della Compagnia di Diana che riuniva donne capaci di volare cavalcando bestie feroci nella notte.
La Chiesa, nell’Alto Medioevo, non considerava la credenza sul potere delle Strix, definendola illusoria e frutto di ispirazione diabolica in chi non riconosceva come unica fede quella cristiana. Nel rinascimento queste donne, che si riunivano cantando e ballando, tramandandosi i segreti delle erbe medicinali, divennero le streghe mangiatrici di bambini.
Una spiegazione etimologica che lega la legenda del volo notturno delle streghe con la vicenda di Giovanni Battista è data dall’accostamento del nome di Diana, dea della Luna e quindi della Notte, con Hera quale madre di tutti gli dei. Dall’assimilazione Hera-Diana scaturisce il nome Erodiana che, per assonanza, è riconducibile ad Erodiade, che fu colei che suggerì a Salomè di chiedere la testa del Battista. Erodiana e le Strix, nel medioevo furono identificate come coloro che, al solstizio d’estate, andavano per i campi a raccogliere le erbe officinali cariche dell’ energia conferita da questa particolare congiunzione astrale e che servivano per preparare le loro magiche pozioni.
Nella tradizione popolare sopravvivono questi miti, dando linfa ancora agli antichi e millenari riti legati alla magica notte di San Giovanni. Riti legati, al fuoco, all’acqua… o alla rugiada (acqua di San Giovanni) che, recuperata alle prime ora del mattino di questo giorno, si pensa sia capace di lenire malattie della pelle e degli occhi, donare potenza e, ancora, usata come acqua santa, può essere aggiunta all’impasto dei pani, da consumare in occasioni speciali, oppure per riti propiziatori di purificazione o esorcismi.
Bruciano ancora i fuochi di San Giovanni e nello stesso giorno gli erboristi si ritrovano a raccogliere le erbe solstiziali cariche di virtù curative rivitalizzanti… mentre il rabdomante recide i rami di nocciolo adatti alla fabbricazione delle sue bacchette. Si raccolgono anche le noci ancora acerbe per fare il liquore, poiché la credenza popolare racconta che le streghe si incontrassero sotto un noce e ballassero attorno all’albero per tutta la notte.
È usanza popolare posare un sacchetto di sale e una scopa davanti alla porta di casa al fine di scacciare e proteggersi dalle streghe.
Consuetudini pagane antichissime, cariche di mistero, che in religioso silenzio sopravvivono all’oblio; giammai muoiono. Tradizioni, miti, misteri che sopravvivendo da millenni, trovando ancora traccia nella pagana religiosità di tante regioni, tra le quali la Calabria. Miti che appartengono anche ai Paesi del Nord Europa.
Tanti sono i riti divinatori legati a questa magica notte, che decide i destini dell’intero anno solare, ivi compreso quello dell’Amore:

Il piombo fuso
  • il rito del cardo mariano che, raccolto nella notte, veniva bruciacchiato e poi posto in un luogo appartato della casa: se al mattino si vedeva fiorito era sicuro segno di fortuna, se sfiorito invece era il segno di sciagura per tutto l’anno. Per le fanciulle era di buon auspicio poiché avrebbero trovato marito entro l’anno;
  • a mezzanotte, le ragazze facevano anche il rito delle tre fave, togliendo tutta la buccia a una, la metà all’altra e alla terza nulla. Messe sotto il cuscino, al loro risveglio ne prendevano una a caso e, in base all’ordine di sbucciatura significava, marito ricco, benestante o povero;
  • un altro rito era quello della chiara d’uovo esposta alla rugiada della notte; le donne nubili, a seconda della forma che assumeva la chiara, avrebbero riconosciuto il futuro sposo e la professione;
  • il rito del piombo consisteva nello sciogliere sul fuoco il metallo che poi, gettato nell’acqua fredda, si solidificava. Anche in questo caso la forma avrebbe decretato cose buone se a forma di rosa, cattive se a forma allungata.

La tradizione si sposava con la sacralità religiosa nello scegliere in questo giorno il padrino di battesimo per il proprio figlio, poiché San Giovanni, che aveva battezzato Gesù, avrebbe consacrato il forte legame di comparato tra le famiglie che diventavano così più che parenti. San Giovanni era inflessibile con i traditori dei parenti. Un detto recita che “San Giovanni, con il suo fuoco, brucia le streghe, il moro, il lupo” ovvero tutti i malanni dell’anno.
Sacro e profano che si congiungono e annullano vicendevolmente.
La vigilia della festa di San Giovanni, pertanto, coincide anche con la festa delle streghe, durante la quale le congiunzioni astrali sono propizie all’evocazione degli spiriti infernali e alla raccolta delle erbe dai poteri straordinari, capaci di procacciare l’amore, infliggere sciagure, incantesimi e malocchi e l’iperico trova il posto d’onore come erba scaccia diavoli o erba di San Giovanni. Le erbe officinali in questa notte portano al massimo le loro proprietà curative divenendo prodigiose… È la notte dei Falò, che stanno a rappresentare un segno purificatorio, rigenerante e protettivo e, sopratutto, ardono per imprigionare l’energia solstiziale.
Tracce dei riti o consuetudini legati alla festa di San Giovanni si trovano ne:

  • I Malavoglia di Giovanni Verga: “La Barbara perciò aveva mandato in regalo alla Mena il vaso del basilico, tutto ornato di garofani, e con un bel nastro rosso, che era l’invito a farsi commari”;
  • Francesco Petrarca, visitando Colonia la sera di San Giovanni, ebbe modo di annotare, in uno scritto, la vista di innumerevoli donzelle, fregiate di erbe odorose, accorrere sulla sponda del Reno e immergere a vicenda nel fiume le mani e le braccia;
  • William Shakespeare celebra e rende immortale questo magico giorno nell’opera Sogno di una notte di mezza estate (“Ciò che il tuo occhio al risveglio vedrà, il tuo vero amore diventerà”);
  • dalla faretra poetica di Vincenzo Guerrisi Parlà, come un dardo infuocato ci giunge la poesia San Gianni, ove l’autore descrive questo magico giorno, nell’assolata stagione, “ricordando, per non dimenticare, a noi calabresi” il rito del cardo mariano, il rito del piombo… la potenza di San Giovanni… mentre le magare compiono tra le danze i loro rituali. “Viene il giorno di San Giovanni, col tempo di calura, ognuno a tante cose si prepara. Chi allontana il malocchio e la iattura, chi cerca di guardare per imparare. Nel mondo, sia in tempo di pace che di guerra, quello che si faceva, sempre si farà!”

San Gianni

Veni San Gianni, tempu di calura,
i gotti si parinchj ogni ficara,
u tempu non si faci ‘cchjù mugliura,
u suli, comu coci, i petri spara.
I fimmani preparanu ‘nu jocu
appena trasi a notti, supa o focu.

I carduna hjuruti, a ribba i mari,
‘nd’i cogghjunu ‘nu mazzu e, a unu a unu
supa a ‘na ‘bbampa i ‘ncignanu a bruschjari
fin’a quando u culuri è tuttu brunu,
doppu i posanu a parti assà ‘mmucciata
e s’abbertunu a’ppressu matinata.

All’arba nesci e grida: “Oh chi furtuna!”
‘na vecchja ‘nt’a ‘nu spicu assà cuntenta,
“mi hjuriru stanotti ‘sti carduna,
pe’ ‘n’annu ancora nugliu mi spaventa,
San Gianni a morti mia teni luntana,
benidittu ‘stu jornu e ‘sta simana!

‘N’attra, scuntenta, ‘ncasa si ritira
e pe ‘na settimana staci chjusa,
prega a San Gianni soi, prega e suspira,
pensandu a gli carduna c’a cimusa
chi non hjuriru, veru signu amaru
ca pe chigli’annu glià non ‘nccè riparu!

Pe’ l’omani dapò, ‘nt’a ‘nu biccheri
si squagghia chjumbu pe’ ‘nu jornu ‘nteru:
quand’è squagghjatu e ditti tri pregheri,
si jetta all’acqua e surgi nu penseru:
se sunnu chjova, sunnu cosi amari,
signu ca non si poti cchjù campari.

Chjgliu ch’esti spusatu, avanti e chjova,
si senti mali ‘nt’a ‘gliù cori soi:
se ‘nd’avi ‘na ferita si rinnova
i chi manera i gliù mumentu ‘mpoi…
‘gli chjova sunnu chjova d’a mugghjeri,
si veni mi s’affuca e pemmi peri.

Se sunnu rosi, chista è cosa rara,
oh, chi scialata propriu a ‘gliu mumentu!
‘ncigna a rridiri e tuttu si prepara
pecchì non suffri ‘cchjù nugliu spaventu:
pe’ ‘n’annu non ‘nci su doluri e peni
e c’u l’amata sua si voli beni.

Nescinu a menzanotti ‘gli magari
c’u ceramidi, cinniri e piruna,
‘ccendunu u focu e ‘ncignanu a hjuhhiari
tenendu patennostri c’u curduna,
po’ dinnu tanti cosi jiendu tundu
comu fussiru cosi i ‘mpernu fundu.

Facendu ‘gli misteri, vonnu diri
ca San Gianni ch’è santu veramenti
alluntana malocchju e cosi niri
chi veninu jettati d’attra genti,
malocchju, cosi niri e focu randi
chi veninu portati d’attri vandi.

Veni San Gianni, tempu di calura,
ognunu a tanti cosi si prepara:
cu ‘lluntana malocchju e jettatura,
cu’ cerca pemmi vidi e pemmi ‘mpara.
Puru c’o mundu prova guerra o paci,
chigliu chi si facìa, sempi si faci.

Vincenzo Guerrisi Parlà
Poesia tratta da Brasi, Arti Grafiche, 1998

Traduzione italiana

Viene il giorno di San Giovanni
nel periodo di gran calura
i fichi abbondano su ogni albero
il tempo non è più nuvoloso
il sole cocente le pietre spappola.
Le donne preparano uno strano rituale, come fosse un gioco
appena si fa notte, sopra il fuoco.

I cardi mariani fioriti in riva al mare
raccolgono in un bel mazzetto e ad uno ad uno
sopra la fiamma li iniziano a bruciacchiare
fino a quando assumono un colore scuro.
Dopo, vengono nascosti in un luogo molto appartato
per essere controllati il giorno dopo.

All’alba, vien fuori da un angolo della casa
una vecchia che contenta grida “Oh che fortuna!
stanotte sono fioriti i miei cardi, per un anno
ancora niente e nessuno mi farà paura!
San Giovanni la mia morte tiene lontana
che sia benedetto questo giorno e questa settimana.”

Un’altra, scontenta, si ritira in casa
e per una settimana intera vi resta chiusa
prega il suo San Giovanni, prega e sospira,
pensando a quei cardoni con la cimosa
che non erano fioriti, vero segno nefasto
che per quell’anno non si sarebbe stati al sicuro!

Gli uomini, invece, in un contenitore
sciolgono il piombo per il giorno intero.
Quando è fuso, dicendo tre preghiere
lo gettano nell’acqua fredda, esprimendo una richiesta nel pensiero.
Se il piombo si solidifica a forma di chiodi,
è cattivo presagio e segno di brutta vita.

Se il piombo assume la forma di una rosa, e ciò è cosa molto rara,
tanta felicità  prova in quel momento!
Inizia a ridere e si prepara
a non subire più lo spavento
per un anno intero non ci saranno dolori e pene
e con la sua amata si vorranno bene.

Escono a mezzanotte quelle streghe
con tegole, cenere e fuscelli.
Accendono il fuoco e iniziano a soffiare
appendendo il Santo Rosario dai cordoni
poi recitano  parole, camminando in cerchio
come fossero cose da profondo inferno.

Facendo quei rituali manifestano
che San Giovanni, che è Santo veramente
può allontanare il malocchio e cose oscure
che vengono augurate da altra gente.
Malocchio, cose oscure e guai grandi
che vengono portati da luoghi distanti.

Viene il giorno di San Giovanni, col tempo di calura,
ognuno a tante cose si prepara.
Chi allontana il malocchio e la iattura,
chi cerca di guardare per imparare.
Nel mondo,  sia in tempo di pace che di guerra,
quello che si faceva, sempre si farà.

Foto: consiglibenessere.org

Redazione

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