Cronaca

Giuseppe Nirta fu ucciso per motivi passionali: chiesti 24 anni per la compagna

La procura spagnola ha chiesto ai giudici una condanna a 24 anni di carcere nei confronti di Cristina Elena Toma per l’assassinio, il 9 giugno 2017, del pregiudicato e commerciante 52enne Giuseppe Nirta, originario di San Luca, ritenuto esponente di spicco della ‘ndrangheta e vissuto diversi anni in Valle d’Aosta, ucciso mentre rientrava proprio con Cristina Elena nel suo chalet di Charcon, provincia di Aguilas.
Per giungere al processo ci sono voluti quasi quattro anni di indagini della Guardia Civil, seguite almeno sino al 2019 dai Carabinieri di Aosta e dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Torino che ha temuto a lungo di trovarsi dinanzi all’inizio di una guerra di ‘ndrangheta.
Ma gli investigatori spagnoli hanno ormai escluso che a uccidere Nirta sia stato il commando di una cosca rivale o altri killer, come lasciava supporre la testimonianza rilasciata da Cristina Elena. Secondo la donna, infatti, lei e il suo compagno, appena scesi dall’auto di fronte alla loro abitazione, erano stati aggrediti da uno o più sconosciuti armati di pistola e coltello e lei era riuscita a salvarsi fuggendo nel buio. Tuttavia, i resti di polvere da sparo trovati nei vestiti che la donna indossava quella sera hanno convinto gli inquirenti che lei avrebbe potuto benissimo sparare, da due diverse posizioni, i sette colpi che hanno ucciso Nirta, finito poi a colpi di coltello, gesto che pareva motivato più da un forte rancore passionale piuttosto che dal modus operandi di un freddo e professionale sicario. Grazie anche a una sofisticata ricostruzione in 3D, gli inquirenti hanno svelato le bugie della donna, dimostrando le incompatibilità tra il racconto dell’indagata, la posizione del presunto autore e quella della sua stessa posizione, che avrebbe reso impossibile a una nuvola di polvere da sparo di raggiungere i suoi vestiti.
Anche la posizione del corpo di Nirta, appoggiato sulla schiena, col viso e il petto rivolti verso l’alto, ha contribuito ad acuire i sospetti nei confronti della donna, che ha sempre sostenuto che l’uomo si stesse invece dando alla fuga dopo essere stato colto di sorpresa, elemento in grado di sciogliere anche gli ultimi dubbi relativi alla possibilità che il crimine fosse invece stato compiuto per una contesa relativa alla filiera della cocaina.
Cristina Elena Toma rischia adesso una pesante condanna, che dovrebbe essere pronunciata entro il prossimo dicembre.

Fonte: valledaostaglocal.it

Redazione

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