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L’unicità della Chiesa di San Carlo Borromeo di Siderno Superiore

Di Silvia Turello

Nel piccolo borgo di Siderno Superiore sono presenti dei monumenti che scrivono la sua storia e le sue influenze culturali tramandandole ai giorni nostri.
Oggi si parlerà in particolare della piccola Chiesa di San Carlo Borromeo, oggi in rovina, ma importante testimonianza storica, architettonica e culturale del borgo.

Le origini

La Chiesa era di rito greco bizantino, e le sue origini sono fissate nel XVII secolo anche se, stando ad alcune fonti storiche, pare esistesse già prima del Seicento sotto un altro nome: sarebbe stata inizialmente, infatti, intitolata a Santo Stefano. Anche qui parliamo di un monumento edificato in Calabria, caratterizzato dall’unicità: è l’unica chiesa della provincia di Reggio Calabria dedicata a questo Santo, considerato tra i massimi riformatori della chiesa cattolica di quel tempo.
Fu, infatti, assieme a Sant’Ignazio di Loyola e San Filippo Neri, alla guida del movimento della Controriforma. Questo dettaglio suggerisce agli storici che la Chiesa esistesse già nel 1500. Altra ipotesi viene rafforzata da un altro elemento: su una delle campane esterne alla Chiesa, è incisa la data 1493: è, quindi, facile pensare che la realizzazione della Chiesa risalga addirittura al ‘400. Anche l’orientamento della facciata è verso ponente, come tutte le chiese di rito greco-bizantino. La stessa chiesetta è stata sempre conosciuta come Confraternita di San Carlo Borromeo e delle anime del Purgatorio, associazione che si occupò, in precedenza, del suo restauro a seguito dei terremoti del 1783 (con epicentro a Vibo Valentia) e del 1908 (con epicentro nello Stretto di Messina, da cui partirono le prime normative antisismiche in Calabria e una completa revisione del sistema urbanistico reggino) e delle alluvioni del 1920 e del 1953.
Nel 2017 il Comitato civico Pro Piazza Cavone, presieduto da Aldo Caccamo, aveva cercato di riproporre la necessità di salvare dalla distruzione totale la storica Chiesa che sorge al centro del borgo. In quell’occasione il Comitato civico diede un’importante ripulita al suo interno, prima letteralmente avvolto da rovi, sterpaglie e materiale di ogni genere. Al contempo grazie a un buon numero di volontari del borgo antico, venne anche realizzata una parte del tetto laterale che mancava completamente e la Chiesa fu anche dotata di una bella croce appositamente realizzata da un fabbro volontario locale. Al suo esterno furono collocate due preziose campane antiche.

La chiesa

La facciata, è composta da due ordini, culminanti con un timpano triangolare. A impreziosirla, una cornice marcapiano, opera pregevole di scultori provenienti da Serra San Bruno, che hanno realizzato anche – dicono gli esperti – il prezioso ciclo decorativo in stucchi che esiste all’interno e che costituisce la vera ricchezza della Chiesa di San Carlo Borromeo. L’interessante decorazione necessita, però, di approfonditi restauri che si vanno ad aggiungere a quelli architettonici.
Al suo interno si possono trovare tracce di intonaci e parte della pavimentazione in cotto. Nelle immagini storiche emerge che la copertura esistesse fino ai primi anni duemila anche se già fortemente danneggiata. Essa si presentava in legno e tegole e, sulla sommità del muro, se ne vedono ancora le tracce.
Ha un impianto a tre navate con presbiterio e un vano sulla destra voltato a crociera con un altro altare che reca un’iscrizione. Le pareti presentano ancora degli stucchi per buona parte discretamente conservati, ma comunque esposti agli agenti atmosferici per la mancanza di copertura, e da decorazioni dipinte, ancora presenti e posti sotto l’altare e le nicchie. In particolare, l’altare presenta una decorazione in gesso a panneggio, con tracce di intonaco che suggeriscono i colori utilizzati.
Tra una lesena e l’altra si trovano stucchi decorativi a motivi floreali ripetuti nel cornicione che percorre i muri perimetrali, e fini colonne terminanti con un capitello jonico: sono tipiche, infatti, le volute. All’altare i capitelli presentano anche lo stile corinzio, con le iconiche foglie di acanto. Tra le pareti sono presenti delle nicchie, una di queste, sulla destra rispetto all’ingresso, chiusa con quello che rimane di un cancelletto di ferro ormai corroso. La muratura delle pareti è mista, con pietre e mattoni e disposizioni a orizzontamento.
L’altare presenta un pavimento in marmo ed è sopraelevato dal suolo da due gradini. Le decorazioni sono dipinte e ancora presenti, anche se danneggiate, e i colori vanno dall’azzurro pastello al rosa per arrivare all’ocra e al rosso. Tra gli stucchi presenti, sull’altare troviamo due angioletti in bassorilievo.
Il pavimento, oggi danneggiato, al momento dello scatto delle foto, a inizio 2016, era formato da moduli quadrati disposti in modo regolare e, sulla navata centrale, a quarantacinque gradi.
Una lastra di marmo reca ancora una scritta nella piccola nicchia sulla destra “altare dedicato ad Alfonso Maria Liguori da parte di Giovan Battista Falletti”, con un altarino con un piccolo spazio per una reliquia e la volta a crociera decorata e affrescata, ma in parte lesionata e danneggiata.
Al lato dell’ingresso vi è un soppalco sorretto da due colonne joniche con struttura in mattoni pieni, ora leggermente ruotate per l’assestamento dovuto alla mancanza del solaio, di cui rimane solo un asse di legno infilato nel muro, e una nicchia sulla sinistra con una piccola scala a chiocciola in pietra che portava sullo stesso. Si presume che il solaio in legno sorreggesse in origine un organo.
Allo stato attuale lo stucco e l’intonaco sono andati perduto in più punti, e sulla sommità delle murature sono ancora presenti i fori delle travi del tetto, andato completamente perduto.
Durante l’ultimo sopralluogo, avvenuto a gennaio 2018, le tegole erano impilate all’interno della chiesa.
A oggi, l’impianto chiesastico si presenta chiuso. A gennaio di tre anni fa è stato approvato un fondo per il suo recupero.

Si ringrazia Giuseppe Hyeraci per i preziosi suggerimenti.

Redazione

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