Costume e SocietàLetteratura

Il Gran Consiglio di Altinium

Le cronache di Atlantidea VI

Di Luisa Totino

Appena furono entrati nell’ immensa Sala, Vera, Bea, Mattia e Talòs vennero accolti dal Gran Cerimoniere Kòrel, un tipo austero, che non lasciava trapelare nessuna emozione, coperto da una cappa purpurea, finemente decorata. Si accompagnava a un lungo bastone, fatto di due rami bianchi intrecciati, al vertice un pomello d’oro.
Giunto davanti a loro disse: «Siate i benvenuti nella Sala del Gran Consiglio di Altinium, i suoi membri vi aspettano. Ho il compito di scortarvi al loro cospetto.»
Talòs, allora, gli chiese prontamente: «Kòrel, ci sono tutti?»
E Kòrel rispose, quasi infastidito: «Vedrai con i tuoi occhi, Talòs. Il tempo sta perdendo i suoi rintocchi, ce ne resta poco e il peggio deve ancora sopraggiungere.»
Poi, rivolgendosi a Vera: «La tua presenza è molto preziosa per noi. Nelle tue vene scorre la nostra salvezza.»
Vera ascoltò, come smarrita, quelle parole per lei enigmatiche e si voltò dai suoi amici, forse per trovare delle certezze.
Mattia si avvicinò e sussurro all’orecchio di Vera: «Non aver paura Vera, ci siamo noi con te.»
A quel punto il Gran Cancelliere Kòrel disse: «Seguitemi!»
Cominciarono ad attraversare la sala, che aveva un bellissima pavimentazione a mosaico, a formare dei grandi rombi, al centro dei quali prendevano forma figure di guerrieri e strane creature. Ai due lati della Sala delle imponenti colonne di basalto nero, ma quello che colpì l’attenzione di Vera furono delle nicchie che s’intravedevano nella penombra, visto che l’illuminazione era data da fiaccole poste sulle pareti. A Vera sembrava ci fosse qualcosa o qualcuno all’interno e si allontanò dagli altri per avvicinarsi e vedere meglio, ma Talòs gridò: «Vera, torna indietro! Vera!»
Inutile, Vera giunse davanti a una delle nicchie e il suo sguardo si tramutò in terrore. Talòs e gli altri corsero subito da lei, ma era troppo tardi, anche gli altri videro quello che si presentò agli occhi di Vera. Nella nicchia c’era un uomo dalla pelle verdastra, disidratata, quasi a vedere le ossa. Era vestito in modo raffinato, segno che era stato qualcuno di importante, in passato. Gli occhi erano chiusi e incavati, come se fosse cadavere da un bel po’ di tempo. All’improvviso, però, l’uomo aprì gli occhi e improvvisamente allungò la mano verso Vera, come per afferrarla. Kòrel subito puntò il suo bastone e un raggio di energia rimise al suo posto l’uomo.
Talòs, repentino, la ritrasse via, lontano e disse: «Vera, devi stare attenta, non ti devi allontanare!»
Vera, allora, si guardò intorno, e vide che c’erano altre nicchie alle pareti della Sala, alcune molto alte, altre ad altezza d’uomo, altre molto piccole.
Talòs, allora, le disse: «Vera, ascolta, non sei stata ancora introdotta alla conoscenza di questo mondo, rischi di perderti se non fai quello che ti dico!»
E poi aggiunse: «Non puoi guardare negli occhi i Tùnnis, coloro a cui è stato tolto lo scorrere del tempo dalle loro esistenze. Vivono come congelati in un limbo di eterno presente, senza ricordi, senza futuro. A guardarli per troppo tempo negli occhi rischi che ti venga succhiata via la cognizione del tempo. Qualcosa di oscuro sta percependo la tua presenza, dobbiamo affrettarci. Ora, però, ci presenteremo davanti al Gran Consiglio e ti sarà spiegato tutto.»
Poi Talòs, rivolgendosi a Kòrel, disse: «La situazione è più grave di quanto pensassi. Andiamo!»
Ripresero, così, ad attraversare la grande Sala, fino a quando si ritrovarono davanti a una cavità nella parete. Vi entrarono. Era un vano non molto largo: una volta sistemati, il pavimento cominciò ad alzarsi e a salire. In alto s’intravedeva un’apertura da cui si notava una maestosa cupola di vetro. Quando giunsero alla stanza superiore la piattaforma su cui stavano si allineò al resto del pavimento. Vera e gli altri si ritrovarono davanti ai membri del Gran Consiglio di Altinium.
Kòrel batté due volte il suo bastone a terra e disse a gran voce: «Le persone che attendevate sono giunte!»
Poi si voltò verso Talòs e gli altri e disse a bassa voce: «Mi raccomando, inchinatevi con ossequio al cospetto del Consiglio!»
E Talòs rispose con voce sommessa: «Da quando avrei dimenticato le buone maniere?»
E Kòrel a lui: «Da quando ti sei ribellato a loro, ricordi?»
Talòs e gli altri si avvicinarono ulteriormente ai membri del Consiglio, seduti a semicerchio, ognuno su un tronetto di legno con il simbolo di Altinium, un ottagono a otto punte e un cerchio centrale. I sei di fronte erano i più alti. Due di loro avevano capelli lunghi e castani, foglie e rami tra i capelli, una tunica molto lunga, cinta ai fianchi da edera, e i calzari intessuti di fiori diversi: erano i rappresentanti degli dei terreni. A seguire, altri due, rappresentanti degli dei acquatici, avevano i capelli di media lunghezza del colore del corallo, adornati di conchiglie, le mani e i piedi palmati, sul corpo delle squame appena accennate che lo rendevano iridescente. Vera, guardandoli, si chiese tra sé come facessero a respirare fuori dall’acqua, avrebbero dovuto avere le branchie, ma si decise di chiedere i dettagli in seguito. I rappresentanti, invece, degli dei celesti avevano i capelli cortissimi e nitidissimi, come le nuvole in una giornata di sole. Anche le sopracciglia e le ciglia avevano lo stesso colore dei capelli, che mettevano in risalto il colore blu intenso dei loro occhi. Gli abiti erano color del cielo e sulla schiena due ali bianchissime. Ai lati delle divinità i rappresentanti degli uomini delle diverse regioni in cui era suddivisa Atlantidea. Alcuni tronetti, però, erano vuoti. A seguire tronetti più piccoli, tre da ogni lato, con sopra esseri così minuti che Vera e i suoi amici non riuscivano a distinguerli bene. Talòs, allora, richiamò la loro attenzione e, con un gesto, fece loro capire di inchinarsi con un ginocchio a terra, come stava facendo lui.
Una volta inchinati, Talòs, rivolto al Consiglio, disse: «Gloriosi membri del Gran Consiglio, siamo di fronte a voi, con rispetto e fedeltà. Oggi abbiamo una speranza: Vera Kalendra è giunta a noi, in questi tempi bui. La Predizione dei Remoti si è compiuta!»
Talòs aveva appena terminato quelle parole che uno dei terreni si alzò di scatto e disse: «Speranza? Quale speranza Talòs? Mentre tu accoglievi la nostra eroina, nelle Regioni del Nord, nella fortezza di Mongoldùm, sulle Montagne Inespugnabili, le nostre sentinelle hanno sentito qualcosa muoversi nell’ombra, all’interno delle mura della Fortezza. Hanno cercato di entrare ma sono stati respinti e bruciati da un maleficio che protegge il luogo.»
Dette queste parole il dio terreno si rattristò e Talòs, tornato in piedi insieme agli altri, rispose: «Ghendal, mi dispiace, avrei dovuto essere qui, ma il portale si era aperto, dopo tutto questo tempo, e aver visto Vera Kalendra, mi ha colmato di gioia. La speranza finalmente ha trovato la sua strada!»
E il dio Ghendal alzò lo sguardo verso Talòs e disse: «Anche Turghiel sarebbe stata felice, se solo fosse sopravvissuta al maleficio.»
Un dio celeste, allora, si alzò, e disse: «Che sia mostrato il Libro dei Remoti!»
Subito si aprì un’apertura nel pavimento e salì un leggio con un grande libro sopra.
Il dio celeste si rivolse a Vera e le disse: «Vieni avanti Vera Kalendra! Avvicinati al Libro e lui ti mostrerà!»
Vera, preoccupata, guardò i suoi amici e Talòs e avanzò con titubanza verso il grande libro. Quando gli fu di fronte guardò sulle pagine aperte e un fascio di luce la investì. All’improvviso si ritrovò in una dimensione strana, uniforme, non si distingueva nulla.
Vera disse a gran voce: «Dove mi trovo?»
Una voce altisonante rispose: «Non aver paura Vera Kalendra, sei nel luogo dove nessuno entra se la profetessa il suo favore non concentra. Sei la prescelta che tutto il nostro mondo aspetta, dalla notte dei tempi una perigliosa lotta fu predetta, dalle sue ceneri sarebbe nata la prediletta. Attenta Vera, la tua sarà una dura lotta, che potrà essere vinta solo se terrai in una stretta ciò che manca all’oscura vendetta!»
La voce cessò e Vera si ritrovò di nuovo nella stanza del Gran Consiglio. Uno dei rappresentanti degli uomini si alzò e disse: «Lei non è in grado di salvarci, avete sentito le parole della profetessa, ha espresso dei dubbi!»
Vera, allora, si rivolse ai membri del Consiglio: «Forse non sarò quello che voi vi aspettate, ma sappiate che sono qui prima di tutto per mia nonna Lena o come viene chiamata da voi, Lena Meticena. Non volevo che le sue ultime parole, prima di morire, venissero dimenticate, e quindi ho deciso di seguirle con coraggio e insieme ai miei migliori amici. Datemi il tempo di capire, di conoscere le vostre usanze, i vostri linguaggi, e vi potrò aiutare. Datemi una possibilità.»
Un altro rappresentante degli uomini si alzò e disse: «È vissuta per troppo tempo nel Metaverso. Non è pronta!»
E subito Talòs rispose: «Ma lo sarà! Le farò io da tutore, starà nei miei alloggi. Le insegnerò tutto quello che deve sapere!»
Uno degli dei acquatici, allora, si alzò e disse: «Va bene Talòs, Vera sarà di tua responsabilità, potrai riscattarti, così, del tuo passato. Ma ricorda, è importante che tu le riveli il segreto del Bracciale del Tempo!»
E Talòs rispose: «Sta bene. Lo farò, grande Baltum!»
Subito gli uomini e le minuscole creature cominciarono a contestare nella propria lingua.
Talòs disse a Vera e agli altri: «È il momento di andare» e ripresero subito la piattaforma che li fece scendere di nuovo nella grande Sala, dove il Gran Cerimoniere Kòrel li scortò fino al portone, una volta varcato il quale uscirono all’esterno ritrovandosi in cima alla scalinata. La loro attenzione fu attirata delle nuvole nere e minacciose che si avvicinavano da Nord.
Talòs disse: «Andiamo!»…

Continua…

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