Costume e SocietàLetteratura

L’ultima tentazione di re Davide

Le ultime figlie di Lilith - Parte I

Di Francesco Salerno

Il caldo bagliore emanato dal braciere si rifletteva sui capelli corvini della donna, proiettando un gioco di luci e ombre che, se possibile, la faceva apparire ancora più misteriosa di quanto non fosse.
Davide la osservava muoversi verso il suo letto, incapace di descriverne la bellezza.
Lui, re di Israele, signore della casa di Giuda, vincitore dei filistei e del loro colosso Golia, alla fine era stato vinto dalla bellezza di una sconosciuta incontrata per caso al mercato della città.
Ammantata da vesti color nere e viola, la donna aveva catturato la sua attenzione in meno di un istante, facendogli obliare tutto ciò che lo circondava. Invitarla a palazzo era stato quasi un obbligo. Ancor più condurla verso il suo talamo, verso quella che si sarebbe rivelata una notte di vino, cibo e piaceri della carne.
Nessuno doveva disturbarli adesso, persino le guardie, che di solito sostavano dietro la porta, erano state inviate al piano inferiore del palazzo. Davide voleva che quella donna fosse solo sua.
«Vieni…» le disse all’improvviso, muovendo con garbo una mano verso di lei.
Questa, pur continuando a non parlare, fece un passo verso il grande re, soffermandosi poco prima del letto. I suoi occhi, neri come i cieli invernali, promettevano sensazioni ed esperienze che trascendevano l’esperienza umana. Con un unico elegante e quasi etereo gesto, la donna fece scivolare la veste nera e viola che la ricopriva, rivelando una nudità talmente perfetta da far invidia alla dea Afrodite adorata dagli Elleni.
A quella vista Davide sentì incombere in lui il bisogno di saltarle addosso, di prenderla all’istante senza attendere oltre, quasi come se, passato il momento, la donna potesse scomparire nell’etere di cui pareva essere fatta. Balzatole addosso, l’erede della casa di Giuda la afferrò per le spalle restando per un attimo basito da quanto la di lei pelle fosse delicata e calda.
Quel tocco bastò per far perdere ogni residuo barlume di autocontrollo.
Dimenticandosi di regalità e delicatezza, il re spinse la fanciulla sul letto, pronto a farla finalmente sua e mettere così fine a quel folle desiderio che lo aveva oppresso sin da quando la aveva vista.
Ma, non appena la ragazza si trovò sdraiata sul letto, i lunghi capelli corvini adagiati sulle candide spalle le si spostarono leggermente, rivelando un tatuaggio che in pochi avrebbero riconosciuto.
A quella vista Davide strabuzzò gli occhi, dapprima catturato dal disegno stilizzato di quella che pareva essere una civetta, ma che al contempo non corrispondeva a nessuno stile artistico che lui avesse mai visto. Poi, una terribile e glaciale consapevolezza si fece largo nella mente del re, finché la verità non lo investì in pieno, potente come il castigo divino.
La donna a quel punto si voltò finalmente verso il re, rivelando un sorriso tanto perfetto quanto glaciale; un sorriso che prometteva orrori ben al di là di ogni immaginazione.
Un solo urlo di terrore si levò quella notte dalla camera del re di Israele, poi fu l’indicibile.

Foto: interris.it

Redazione

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