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Locri: domani l’inaugurazione della mostra “Teofanie”

Riceviamo e pubblichiamo.


Edil Merici

La mostra Teofanie. Apparizioni Contemporanee. Giovanni Longo e Giuseppe Negro ideata dalla curatela della storica dell’arte e docente Stefania Fiato con l’allestimento dell’architetto Beatrice Bruzzì si inserisce nelle iniziative culturali promosse e sostenute dal Comune di Locri, appoggiate con fiducia dall’assessore Domenica Bumbaca, patrocinate dall’Accademia di Belle Arti di Catanzaro e si pone all’interno delle iniziative che vedono la Locride candidata a Capitale della Cultura 2025. L’esposizione sarà inaugurata domani, 7 agosto e terminerà il prossimo 20 settembre.
Il Parco Archeologico riprende con questa mostra la sua attività di apertura al contemporaneo dopo l’esposizione della scorsa estate Sofia Uslenghi. Radici, ponendosi in continuità con la scelta di privilegiare giovani artisti calabresi che spiccano nel panorama nazionale attraverso riconoscimenti e premi.
Il progetto della mostra Teofanie, dal grecotheophàneia, che letteralmente significa “manifestazione della divinità in forma sensibile”, vuole mettere in scena delle apparizioni contemporanee degli artisti Longo e Negro in un dialogo serrato tra l’unicità dei loro linguaggi e il parco che accoglie e colloquia con la sua storia greco romana.
I siti archeologici vengono valorizzati dallo sguardo moderno delle opere esposte, istallazioni e sculture pensate e create in funzione del luogo che le ospita e in sinergia con un passato di indispensabile lettura.
La mostra si inserisce in una dimensione complessa che pone il visitatore in un ruolo attivo, di forte interazione emotiva, visiva e sensoriale. Naturalmente, si tratta di mettere in luce un’espressione dell’arte avente le sue motivazioni sul terreno della cultura, ma questa non è quella di un periodo determinato, bensì possiede una continuità logica e poetica, un’attualità che rimarca il presupposto di arte perennemente contemporanea, sempre specchio della società che l’ha prodotta. In questa mostra ci si propone quindi di seguire un percorso culturale estratto quasi a forza dalla storia, quasi cioè forzandola a dire quello che in essa è stato più pensato che detto, che in altre parole è apparso come un lampo della memoria senza totali realizzazioni se non per quanto riguarda un’arte senza tempo. È questa atemporalità della visione il filo conduttore che collega l’esposizione di quest’anno con quella dell’anno precedente, la trascendenza dal fattore tempo che rende classici gli interventi di Longo e Negro e contemporanee le architetture greco romane del parco archeologico di Locri Epizefiri. Non può sfuggire l’importanza della realizzazione di un catalogo che tramandi ai posteri l’unicità di questo pensiero nelle diverse situazioni dei tempi, quasi a dire che esiste qualcosa di permanente che affascina e risveglia l’interesse degli uomini e assume una forma artistica che ha un suo proprio indipendente valore. Non che altre volte non si siano tentati percorsi di questo genere, ma raramente si sono avuti degli svolgimenti così pieni e così intimamente legati al territorio, dati i natali degli artisti, come quelli coinvolti in questa mostra. È convincimento che questa nuova iniziativa e il taglio che le è stato dato, rappresentino non solo una novità per il pubblico locrese ma un apporto non indifferente al modo di avvicinarsi all’arte e di far cultura, vista però in una prospettiva nuova: rendere percettibile in una prospettiva contemporanea l’atemporalità della visione.
Domani, dunque, alle ore 19:30, su invito o su prenotazione, è prevista l’inaugurazione della mostra, durante la quale interverranno il sindaco Giovanni Calabrese, l’assessore Domenica Bumbaca, la direttrice del parco Elena Trunfio e l’archeologa Margherita Milanesio. Saranno presente gli artisti Longo e Negro.
La mostra sarà introdotta da un piccolo vernissage a partire dalle 19:30, durante il quale verranno degustati vini della cantina Lento e della cantina Macrì, si gusteranno i dolci del Bar Scocchieri e si ascolterà musica proposta dall’Accademia Senocrito. La serata di inaugurazione terminerà alle ore 22:30.

Giovanni Longo

Nato a Locri nel 1985, è uno scultore e artista visivo italiano. Il suo lavoro è stato esposto in diversi eventi nazionali e internazionali, tra questi: 54ª Biennale di Venezia (Padiglione Italia/Accademie); Kunstenfestival Watou in Belgio; Wood Mood Valcucine a Londra, New York e Milano; residenza artistica a Grasse a cura di PHOS; Biennale Jeune Création Européenne in Francia, Polonia, Spagna e Danimarca.
Nel 2016 il Museo delle Arti di Catanzaro gli dedica la prima personale istituzionale a cura di Marco Meneguzzo e nel 2022 vince il Premio Internazionale YICCA alla Fondazione Matalon di Milano. Dopo tre mesi di residenza a Parigi, presso gli atelier del Dipartimento Culturale di Montrouge, attualmente lavora a Roma e collabora come direttore artistico con diverse aziende operanti nel settore.
Nella sua ricerca sperimenta molteplici mezzi ponendo l’attenzione sulla capacità dei linguaggi di condizionare la narrazione. Da diversi anni si concentra sul recupero di materiali lignei lungo le foci di fiumi in vari luoghi del Mediterraneo prediligendo la Calabria come suo territorio di origine. Con questi, attraverso un lavoro di classificazione e comparazione, rappresenta strutture scheletriche complete o evocate – serie Fragile Skeletons e Seamless – che dialogano con lo spazio e il tempo conservando le proprietà intrinseche della materia d’origine come il colore, la forma e la consistenza.
Le opere di Longo sono a stretto contatto con l’identità, la memoria e la storia. Raccoglie, accumula e classifica forme, dati, informazioni con il fine ultimo di ottenere un’evasione poetica da essi, lasciando talvolta al fruitore la facoltà di scoprire l’origine delle cose.

Giuseppe Negro

Nato a Catanzaro nel 1974 ha compiuto studi artistici. È docente di Decorazione presso l’Accademia di Belle Arti di Catanzaro. Opera nel campo della sperimentazione visiva, collaborando con musei, gallerie e fondazioni d’arte. Vocazione al recupero, rilettura e rivisitazione di quanto attiene al passato sono gli elementi fondanti della sua ricerca, una sorta di metodologia nella sua complessa operazione artistica, che si sostanzia della necessità di far rivivere la memoria sopita dal tempo e minacciata dall’oblio. Le sue opere sono presenti in musei, collezioni pubbliche e private, tra cui: Museo MAON di Rende (CS); Patrimonio dell’Accademia di Belle Arti di Catanzaro; studi di Museo-Centro Olevano Romano (RM); Fondazione Volume di Nucci; Fondazione Rocco Guglielmo, Collezione Copelouzou Family Art di Atene. Tra le sue mostre personali: Ceilings. Capovolto a cura di Caramia, Museo dei Bretti e degli Enotri (Cosenza, 2018); La camera anecoica, a cura di Caramia, Museo MARCA (Catanzaro, 2016). Tra le mostre collettive più recenti: Wood grains a cura di Verso Sud Festival, Corato (BR); Architetture, Museo Macro, Roma; Meditatio a cura di Pantaleo, Palazzetto dell’arte Andrea Pazienza (Foggia, 2018); Dimensione fragile a cura di Pignatelli, Biblioteca Vallicelliana, Salone Borromini (Roma, 2018); Segrete. Tracce di memoria X edizione a cura di Conti e Monteverde, Palazzo Ducale (Genova 2018); Art adoption. New generation a cura di Tommei (Cortona, 2017); Biennale Le latidudini dell’arte Germania-Italia a cura di Monteverde, Palazzo Ducale (Genova, 2017) Artificialia a cura di Caramia, Museo Archeologico Nazionale (Vibo Valentia, 2017), Il segno della passione, a cura di Petruzzelli, Università Complutense (Madrid, 2016); Mimesi architetture in natura, a cura di Caramia, Museo Civico – Convento di S. Francesco (San Benedetto del Tronto, 2016); I’m on re, a cura di Cavallarin, Galleria Ellebi (Cosenza 2015); Premio Internazionale Limen Arte, VII edizione, a cura di Di Genova, Complesso Monumentale del Valentianum (VV, 2015); I martedì critici – residenza artistica, a cura di Dambruoso, BoCs (Cosenza, 2015); It’s all about paper, a cura di Madaro, A 100 Gallery (Galatina – Le, 2015).


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