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Costume e SocietàLetteratura

Eccedenze nei depositi fiscali e di prodotto denaturato

Breve storia giuridica dei reati in materia di accise


Edil Merici

Di Agostino Giovinazzo

Tale fattispecie è disciplinata dall’articolo 47, comma 2 del Decreto Legislativo nº 504 del 26 ottobre 1995, ai sensi del quale è stabilito che per le eccedenze di prodotti nei depositi fiscali e per le eccedenze di prodotti denaturati – non rientranti nei limiti delle tolleranze ammesse, ovvero non giustificate dalla prescritta documentazione – si applicano le pene previste per la sottrazione dei prodotti all’accertamento o al pagamento dell’accisa; salvo venga dimostrata la legittima provenienza dei prodotti e il regolare assolvimento dell’imposta eventualmente dovuta.
Quanto all’elemento oggettivo, la norma in esame accorpa in un’unica formulazione le fattispecie inerenti alle eccedenze relative al prodotto in sospensione di imposta e quelle aventi a oggetto i prodotti denaturati, individuando la condotta incriminata, genericamente, in quella del fabbricante a cui sia constatata la detenzione di quantitativi eccedenti di prodotti, rispetto a quelli risultanti dai registri contabili.
Dalla lettura del dato normativo emerge, chiaramente, che il Legislatore per la fattispecie in esame configuri una presunzione relativa – a favore dell’Amministrazione finanziaria – sulla natura illecita dei quantitativi di prodotto eccedente i limiti di tolleranza ammessi o mancanti, siano essi prodotti denaturati o in sospensione di imposta.
In questo contesto sarà, dunque, obbligo del presunto responsabile offrire la dimostrazione della regolare provenienza della merce.
Sull’Amministrazione finanziaria incombe, invece, solo l’obbligo dell’invio del processo verbale di constatazione alla autorità giudiziaria.
Affinché scatti la sanzione penale sono, pertanto, necessari due elementi:

  1. la mancata giustificazione della documentazione;
  2. il superamento delle tolleranze ammesse.

Quest’ultimo elemento, in particolare, va valutato con estrema attenzione in quanto la norma stessa non fissa un esatto limite di tolleranza, ma demanda tale incombenza a un decreto ministeriale.
Nell’attesa dell’approvazione di tale normativa regolatoria secondaria varranno, dunque, i valori e le soglie fissate dalla normativa anteriore e quelli indicati dalle apposite circolari ministeriali diramate dall’Agenzia delle dogane e dei Monopoli.
Nella circolare nº 299/D, protocollo nº 450/UDC-CM, del 16 novembre 1995 sono state fornite delle precisazioni sulle eccedenze relative ai prodotti energetici denaturati, all’alcole e ai prodotti energetici non denaturati, custoditi in depositi fiscali, per i quali sarebbe ammessa una tolleranza del 2% rispetto alle quantità introdotto nel periodo preso a base del controllo.
Altro aspetto fondamentale attiene, poi, alla questione legata ai luoghi rispetto al quale può ipotizzarsi la violazione sanzionata dall’art. 47, c. 2 del D.Lgs. nº 504/1995.
La norma prevede, infatti, che per i prodotti in sospensione di accisa la fattispecie incriminatoria sia applicabile solo se le eccedenze rinvenute all’interno di depositi fiscali, mentre per i prodotti denaturati nessun riferimento è fatto riguardo ai luoghi nei quali risulterebbe penalmente rilevante il rinvenimento di altrettante quantità di prodotto in eccedenza. Da ciò sembra discendere dunque che la scoperta di prodotto agevolato, sottoposto a operazioni di marcatura o colorazione, assuma rilievo anche al di fuori dei depositi fiscali, laddove l’unico divieto operante è quello relativo allo stoccaggio di prodotti ad accisa assolta.
Su tale tematica si fronteggiano due distinti orientamenti. Vi è, infatti, da registrare una parte della dottrina che ritiene non rilevanti il luoghi ove le eccedenze vengano riscontrate, mentre altra parte della dottrina sostiene, al contrario, che il citato art. 47 vada applicato alle eccedenze rilevate nei soli depositi fiscali, trovando attuazione le disposizioni di cui all’art. 48 del D.Lgs. nº 504/1995 alle ipotesi di rilievi in depositi commerciali non fiscali.
Secondo alcuni autori, infatti, il citato articolo 48, che disciplina le sanzioni in tema di irregolarità nell’esercizio degli impianti di lavorazione e depositi di prodotti soggetti ad accisa, troverebbe applicazione nei vuoti normativi lasciati dall’art. 47, ossia – come visto – qualora le eccedenze siano accertate nei depositi commerciali non fiscali, sicché al pagamento dell’accisa si aggiungerebbero le sanzioni amministrative pecuniarie previste dall’art. 48.
Infine, quanto all’elemento soggettivo, la fattispecie contemplata dall’art. 47, c. 2 appare punibile a titolo di dolo generico, essendo nel caso di specie sufficiente a integrare l’elemento psicologico del reato la semplice coscienza e volontà di detenere prodotti in misura eccedente a quella risultante dai registri contabili.
In tale contesto, non rileverà pertanto il fine perseguito dall’agente, che – come visto anche in merito alle deficienze di prodotto – può anche non coincidere con l’evasione dell’accisa.

Foto: economy-pedia.com
Tratto da Contrabbando doganale e delitti in materia di accise, edito da Key editore, collana diretta da
Enzo Nobile.


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