ADVST
Costume e SocietàLetteratura

Caronda

La Repubblica dei Locresi di Epizephiri


GRF

Di Giuseppe Pellegrino

L’accostamento di Caronda a Zaleuco è obbligatorio. La ragione sta nel fatto che anche per Platone e Aristotele i due erano da considerarsi i legislatori più importanti della Grecia. Più importanti di Licurgo e di Solone. Caronda viene considerato discepolo di Zaleuco per la ragione che a lui viene attribuita la legislazione di Thurii, che riprende pari passo quella locrese. La legislazione di Thurii aveva determinato non poche acrimonie da parte degli storici. Già il geografo Strabone faceva dell’ironia, come già ricordato. Copiare una legislazione rendendo le pene più severe e/o più improbabili non le rendeva migliori, ma destava non poche perplessità. È bene ricordare che sui due Aristotele faceva le seguenti distinzioni: più originale il locrese; più colto il nomoteta di Catane. Tanto che si preoccupava di sminuire l’importanza rispetto al locrese quando affermava:“Non c’è niente di speciale nel codice di Caronda, se non i processi per falsa testimonianza [in realtà fu il primo a introdurre la denuncia di questo reato, ndr.] ma per la precisione delle sue leggi egli è il più rifinito degli odierni legislatori”.
Il filosofo non citava mai nessuno dei due separatamente. Così, Aristotele: Furono pure legislatori Zaleuco per gli abitanti di Locri Epizefiri e Caronda di Catania per i suoi concittadini e per le altre città calcidiche d’Italia e di Sicilia.
Il fatto di sapere che Caronda riportasse le leggi di Locri con una miglior forma letteraria ci permette di riempire molti vuoti, come quello che è certo che le leggi locresi fossero scritte in versi e cantate per essere meglio ricordate. Così Ateneo per Caronda:

Ad Atene (o Catania) persino le leggi di Caronda erano cantate in feste di vino, come Ermippo dichiara nel sesto libro del suo trattato “Sui legislatori”.

Caronda (Catane, VI secolo a.C.) fu un nomoteta siceliota. Fu l’unico dei legislatori della Sicilia ellenistica che possa dirsi storico. Della vita di Caronda non si sa molto, seppure non poca sia la letteratura sulla sua figura. Anche il luogo di nascita è incerto, seppure vi sia un orientamento generale a considerarlo nativo di Catania. La prova nelle contrastanti seguenti notizie storiche. Tuttavia, presso i greci godeva di una grande considerazione se Platone così lo omaggia:

Gli chiederemo:
«Caro Omero, se è vero che in quanto a virtù non sei terzo a partire della verità, se cioè non sei quell’artigiano di una copia che abbiamo definito imitatore, e se è vero invece che vieni al secondo posto e che sei riuscito a conoscere quali occupazioni rendono migliori o peggiori gli uomini in privato e in pubblico, dicci quale Stato per merito tuo ha ottenuto un governo migliore, come Lacedemone per merito di Licurgo e molti stati grandi e piccoli per merito di varie altre persone; dì quale Stato ti riconosce il merito di aver agito da buon legislatore e fatto l’utile dei suoi cittadini. Italia e Sicilia lo riconoscono a Caronda e noi a Solone, ma a te chi?»

Di Caronda scrisse anche Girolamo Marafioti. Il buon frate di Polistena, al riguardo non fece poca confusione, se afferma in modo perentorio, testualmente:

Fiorì anco a Locri Caronda legislatore singolarissmo, il quale non solo diede buone leggi alli locres,; ma scrisse anchora le leggi à tutte le città Calcidesi d’Italia, qual’erano ne’ confini di Reggio, come si è detto nel primo libro, e di ciò ne dona certezza Aristotele, Polibio, libro 2, dove dice, “scripserunt leges Zeleuchus Locris y qui ad ad Occidentem pertinent, & Carondas fuis civibus alysque calcididici civitatibus, que funt Italiae & Siciliae finitime”.

Ora, al di là del latino non sempre perfetto, e al di là del fatto che né Aristotele né Polibio scrivevano in tale lingua (il frate ha usato una pessima traduzione), neppure il testo invocato afferma quel che intende Marafioti quando si afferma che scrissero leggi Zaleuco di Locri e Caronda per le città calcidesi, che era finitime all’Italia e alla Sicilia. Interessante, semmai il fatto che il frate, con il termine Italia intenda la Magna Grecia.
Eppure, il frate di Polistena sicuramente aveva consultato il testo di Gabriele Barrio, che riporta analogo inciso, che attribuisce a Cicerone con la seguente traduzione:

Zaleuco e Caroda scrissero leggi per i loro concittadini non per il piacere dello studio, ma per la Repubblica; li imitò Platone. Ricordano Zaleuco i cittadini della stessa Locri nostri clienti.

Probabilmente Barrio traduce con il termine cliente la parola socius, essendo per un trattato, firmato a seguito della venuta di Alessandro il Molosso, data la qualifica ai locresi di Socii Navales.
Caronda scrisse sicuramente il codice calcidese e le sue leggi vengono ritenute dagli esperti tra le più antiche della Sicilia e dell’Italia. Nessun autore antico ci ha tramandato notizie precise sull’epoca in cui Caronda visse. Su questo argomento si può tessere solo un gioco di ipotesi legate ai pochi riferimenti pervenutici. C’è chi lo ritenne allievo di Zaleuco di Locri, che era considerato il più antico legislatore della grecità occidentale e che sarebbe nato tra il 663 ed il 662 a. C. Di sicuro non fu, come neanche Zaleuco, allievo di Pitagora, oltre che per fatto cronologico, per la ragione che le norme presuppongono una diffusione e una stesura ritmica che le rese adatte ad essere cantate durante i banchetti, e comunque non sono più tarde del VII secolo a.C., risalgono cioè al 650 circa, mentre Pitagora, stando alla testimonianza di Archiloco, sarebbe nato durane l’Olimpiade 49ª, cioè nel 583 a.C., oppure, stando a quella di Apollodoro, che ne colloca l’acme nel 532, 531, sarebbe nato, forse, nel 572, 571.
In questo caso Pitagora sarebbe vissuto circa un secolo dopo l’epoca in cui, probabilmente, visse Caronda. La notizia si può spiegare con l’eccessiva importanza attribuita alla scuola pitagorica e a Pitagora, a cui venivano affibbiati come allievi i personaggi più illustri.
Su Pitagora, abbiamo condotto studi approfonditi e per lo più risulta che il filosofo di Crotone fosse solo un millantatore.

Foto di Igor Merlino


Gedac

Redazione

Redazione è il nome sotto il quale voi lettori avrete la possibilità di trovare quotidianamente aggiornamenti provenienti dagli Uffici Stampa delle Forze dell’Ordine, degli Enti Amministrativi locali e sovraordinati, delle associazioni operanti sul territorio e persino dei professionisti che sceglieranno le pagine del nostro quotidiano online per aiutarvi ad avere maggiore familiarità con gli aspetti più complessi della nostra realtà sociale. Un’interfaccia che vi aiuterà a rimanere costantemente aggiornati su ciò che vi circonda e vi darà gli strumenti per interpretare al meglio il nostro tempo così complesso.

Related Articles

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to top button