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CronacaReggio Calabria

Omicidio davanti a un bar di Pescara, il mandante è di Locri


Edil Merici

Il mandante sarebbe un pregiudicato nato a Locri e residente nel Teramano, arrestato a Roma, il killer, invece, un pregiudicato pescarese. Nessun nome, però, è stato fatto in conferenza stampa dalla Squadra Mobile di Pescara, che ha eseguito i due arresti in relazione al duplice agguato avvenuto davanti a un bar sulla Strada Parco, a Pescara, costato la vita, il 1º agosto 2022, a Walter Albi, 66 anni, e nel quale rimase ferito il 49enne Luca Cavallito. Il sicario, in quel tardo pomeriggio estivo, nello spazio esterno del bar frequentato anche da altri avventori, esplose 4 colpi di pistola contro Albi, altri due colpi raggiunsero Cavallito; l’uomo, poi, fuggì, scappando in mezzo alla gente, a bordo di uno scooter.
Secondo quanto riporta Il Centro, in ogni caso, con l’accusa di essere stato l’omicida della Strada Parco sarebbe finito Cosimo (Mimmo) Nobile, 52 anni, ex capo ultrà del Pescara. L’altro arrestato, ritenuto il mandante, sarebbe il pregiudicato Natale Ursino, 54 anni, residente nel Teramano e arrestato a Roma. Il momento di svolta nelle indagini sarebbe stato il rinvenimento dello scooter e della pistola utilizzati in una rapina al centro agroalimentare di Cepagatti e del casco utilizzati nell’agguato.
«È un fatto criminale che ha scosso la collettività perché senza precedenti per la modalità e l’efferatezza», ha detto il procuratore di Pescara, Giuseppe Bellelli, a margine della conferenza stampa relativa agli arresti. Nobile ha precedenti penali importanti, come rapina a mano armata e altro e anche Ursino ha precedenti penali pesanti. «Si tratta – ha sottolineato il procuratore, che come dicevamo, non ne ha fatto il nome in conferenza stampa – di un personaggio di notevole spessore, con rapporti, interazioni, parentele importanti da un punto di vista di precedenti penali». Ursino avrebbe in effetti legami con la malavita calabrese. «Ha relazioni più che pericolose, la condotta però – ha precisato il procuratore, – sembra allo stato individuale». Stando a quanto emerso dalle indagini, Ursino avrebbe avuto rapporti di affari, interessi, scambio di denaro, con le due vittime. Sullo sfondo della vicenda ci sarebbe «l’esigenza di far muovere del denaro», anche con il progetto delle «casette galleggianti.»
Le indagini, svolte nell’arco di circa 4 mesi, si sono concluse grazie a una complessa ricostruzione di dati informatici, telefonici e di tabulati. Ma anche per le dichiarazioni rilasciate dal ferito. «Il movente – è stato fatto presente – lascia trasparire un quadro articolato, integrato da ingenti affari economici illeciti, prestiti di denaro non onorati, impegni non mantenuti e operazioni transoceaniche», il tutto sullo sfondo di un quadro mafioso.


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