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Praticare l’economia eretica ci aiuterà ad affrontare più serenamente il domani?

È l’interrogativo che si pone l’economista Francese Thomas Porcher nel suo saggio “Trattato di economia eretica: Per farla finita col discorso dominante”. Rosario Scarfò l’ha letto per noi e ci spiega come le sue tesi possano essere facilmente applicate a un progetto di sviluppo del meridione.

Di Rosario Scarfò

Per farla finita con il discorso dominante. Questo è il sottotitolo del testo dello studioso francese, di madre italiana, Thomas Porcher. Tra le varie osservazioni, precisamente tra le 10 conclusive, l’autore sostiene che “l’economia non possa considerarsi come qualcosa di statico, salvo l’interesse di coloro che hanno utilità a mantenere inalterato l’ambito di riflessione, affermando che sia impossibile considerare delle alternative, ciò visto che sono gli stessi a trarne vantaggio”. Tale principio, oggi, vale in diversi settori. Pensare di poter dar vita a una trasversale ferrata Jonio/Tirreno o riprendere l’antica Strada Statale 111 Locri/Gioia Tauro (in versione valorizzazione eterogenea entroterra mare/monti) o dar vita all’aeroporto della Locride, viene considerato economicamente incompatibile con il grave debito pubblico italiano o, per meglio dire, antieconomico. Ebbene, non è vero!
Al di là della consistenza della liquidità monetaria espressa in miliardi e in altre cifre astratte (“la finanza non è amica di nessuno, salvo che dei suoi stessi fautori”), è importante tenere sempre a mente gli effetti concreti che comporterebbe una riduzione della spesa pubblica. Essa si traduce principalmente in tagli alle pensioni, ai rimborsi sui farmaci, alle indennità di disoccupazione e agli investimenti nelle strutture e infrastrutture. Oggigiorno, la giustificazione della diminuzione della spesa pubblica risiede nell’insostenibilità del debito pubblico, nonostante i mercati finanziari assicurino tassi di interesse estremamente convenienti. In realtà lo scopo è quello di offrire gradualmente interi settori dello Stato Sociale (come sanità, pensioni, varie forme di sicurezza, trasporti, con l’obiettivo dello smantellamento del welfare) a qualche grande gruppo privato che sarebbe ben felice di sfruttare questi mercati redditizi. È la stessa Unione Europea che promuove questo giochetto scellerato, costringendo gli Stati membri a liberalizzare interi settori della loro economia e strutturando una rigida politica di bilancio. Il debito pubblico, affinché quindi possa essere realmente compreso, deve essere rapportato al complessivo patrimonio di uno Stato. In molti Paesi, infatti, il patrimonio pubblico supera o riequilibra l’ammontare del debito e, spesso, l’ammontare del debito pubblico è inferiore di gran lunga a quella del settore privato, diventando uno spauracchio quando si deve investire per la gente comune o per le necessità di alcune macroaree, ma venendo meno ogni timore quando si devono diminuire le tasse per le persone più ricche o quando si devono ridurre gli oneri per le grosse multinazionali. Il fallimento dell’Unione Europea è evidente oggi a tutti, far finta di combattere il riscaldamento globale o blaterare circa l’evasione fiscale nel mentre si consente alle lobby petrolifere di continuare a devastare la Terra o si tollerano i paradisi fiscali costituisce l’ulteriore dato. Abbiamo sentito strillare alcuni leader politici italiani contro l’Europa e le multinazionali, ma giunto il tecnocrate Mario Draghi, per la distribuzione delle fette miliardarie, si sono tutti (o quasi) allineati, smarrendo identità, promesse e rivendicazioni, pur di star seduti al tavolo della grande torta in arrivo. Ci è piaciuto il giovane autore francese Porcher per la semplicità di esposizione delle sue tesi economiche, mediante le quali una strada diversa è stata indicata. Il Sud silenziosamente osserva, producendo ottimi tecnocrati e criminalità e noi continuiamo a sostenere invece la possibilità di vedere e pensare le cose in maniera diversa. Dopo le strategie mondialiste, dopo l’11 settembre, dopo la crisi economica dei subprime, dopo il terrorismo islamista, dopo le crisi migratorie, dopo il Covid-19 cosa dovremo aspettarci?

Foto: lemonde.fr

Redazione

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