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Costume e Società

La Torre e la chiesetta

Di Rosario Scarfò

Il 21 giugno 2009 partimmo, con pale e picconi, per ripulire, disboscandola, la Torre di Portigliola. Il compianto Francesco Commisso, all’epoca Assessore alla Cultura del Comune di Locri, chiese l’autorizzazione alla Sovrintendenza di Reggio Calabria e alla famiglia Martelli per farvi accesso e, in circa 20 persone, in quel soleggiato giorno di prima estate restituimmo l’antica sentinella alla nostra comunità, posizionando anche un piccolo faro per consentirne la visibilità nelle ore notturne e per meglio localizzarla dalla adiacente Strada Statale 106.
Ivi presenti: sindaci pro-tempore, assessori all’urbanistica dei Comuni interessati, vigili urbani, dipendenti comunali, archeologi, responsabili di associazioni culturali locali, cittadini (tanti) e curiosi sbigottiti.
L’evento venne immortalato anche dal colto Giuseppe Macrì, autore del volume edito proprio in quei giorni da Franco Pancallo, il quale, a pagina 125, titolando La Torre Ritrovata, rammentava:

Qualche giorno fa un piccolo miracolo ha avuto luogo anche in questo scorcio di Calabria, così poco avvezzo a guardare alle proprie radici come il fondamento principe della propria rinascita civile, culturale e sociale: grazie alla inusitata sensibilità delle Amministrazioni Comunali di Locri e Portigliola, senza attendere, una volta tanto, i provvedimenti calati dall’alto, un gruppo di volontari ha dato corso alla pulizia dell’area circostante la Torre, estirpando erbacce e divellendo canneti e fichi d’India, allo scopo di riportare quantomeno alla luce lo storico monumento di Pagliapoli.

Proprio quell’intervento, purtroppo, dette fondamento ai timori degli studiosi e degli addetti ai lavori, considerato che si prendeva definitivamente atto delle condizioni di erosione della malta e del distacco dei blocchi, oltre che della profonda lesione verticale esistente, “dati che, uniti all’alta sismicità della zona, accelerano il processo di disgregazione sin qui già lentamente condotto in condizioni statiche dalla spinta dei materiali interni all’antica cavità torriera.”
Oggi non intendiamo dare nuova linfa, ove ne abbia bisogno, alla pubblicazione di Macrì, ma intendiamo sollecitare le amministrazioni locali affinché il tanto declamato progetto di conservazione e recupero del bene, originariamente alto oltre 20 metri, possa veder luce onde impedire la distruzione di una delle più antiche strutture presenti lungo la costa ionica reggina. L’appello è quindi alle Amministrazioni Comunali di Locri e Portigliola, affinché si faccia di tutto per non far crollare la torre, spettatrice elegante della storia della Locride, la cui costruzione, secondo alcuni, sarebbe addirittura risalente all’XI secolo, baluardo perenne contro gli attacchi moreschi, simbolo della Calabria, che dopo aver tramandato all’Occidente costumi e pensiero, ha sbarrato la strada alla temuta islamizzazione della Penisola. Nel frattempo un ulteriore pulizia potrebbe essere avviata.
Simile appello rivolgiamo, questa volta all’Amministrazione Comunale di Locri oltre che ai proprietari (pare residenti in Roma), per tentare il recupero di una piccola struttura edilizia, forse un’antica chiesa, fregiata da incisioni latine (si leggono chiaramente i termini dite e laudato) e da importanti colonne laterali, sita in Contrada Calipea e oggi adibita probabilmente a stalla. Secondo alcuni potrebbe risalire alla stessa epoca di costruzione della settecentesca chiesetta della vicina collina di San Fili (già proprietà dell’antica famiglia Piconeri di Gerace), costituendo in ogni caso, ancora una volta, con le dette incisioni latine, un ulteriore reperto, oggi in condizioni di abbandono, testimone di una vitalità sulla costa locrese già da secoli prima della discesa dalla vicina Gerace e, secondo altre qualificate fonti, risalente ancora prima all’epoca di dominazione romana. Non si chiede nulla di straordinario, soltanto accurate e graduali segnalazioni e approfondimenti scientifici in vista di un progetto finanziabile, certi che piccole attenzioni possano condurre, nel presente clima di riprogrammazione, a rinvigorire antiche radici per molti smarrite. Una chiesa e una torre per ripartire.

Foto: Vista della Torre dei Pagliapoli e del Golfo dove si trovava l’antica città dei Locri Epizefiri, di Georges Malbeste

Redazione

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