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Attualità

18 aprile 1948, è la Democrazia Cristiana che vince!

Di Filippo Marino

Non c’è serena, viva e toccante partecipazione oggi al partito dei fasti democristiani del 18 aprile se non ci mettiamo in testa che quella vittoria fu determinata da molteplici espressioni ricadenti in unum sul nome e sul simbolo DC. A chi appartennero questo nome e questo simbolo? Il nome e cognome, Democrazia Cristiana, appartennero a don Luigi Sturzo, di Caltagirone, che lo ricavò dal cuore sempre vivo e palpitante di Papa Pio XII e desumendo per sé e per i suoi “liberi e forti” l’antesignano raffronto con la logica immateriale del “male non fare, paura non avere”.
Questo motto era la suprema politica religiosa di Pio XII, che aveva liberato dal nazismo, in Italia il Campo di Concentramento di Ferramonti di Tarsia mentre lo assillavano altre ansie, preoccupazioni e angustie di cui fu custode Suor Pascalina Lehnert dal 1920, anzi da molto tempo prima, sentinella della sua augusta persona. Il secondo conflitto mondiale e Alcide De Gasperi hanno molte cose da dire e da fare perché calibrate nel non-évémential storico che per i nostri giovani alligna nuove storie da vivere e non soltanto da citare.
Certo, allora non esistevano i papaboys, ma il quid pluris della ricerca attraversava i legni dell’Apostolica Biblioteca il cui pensiero reclamava ogni cosa pur di avere direttamente dal Cardinalato il sensus politicam faciendi che, come s’insegnava allora nelle Scuole ad hoc persequendum lo stile, il lessema, il fonema e la critica insegnata  a tutti i volenterosi sono garanti.
Il segretario politico del nostro partito, Angelo Sandri, è dello stesso nostro avviso non solo perché ha un cuore democristiano ma perché ama questa pars politica nel vero senso della parola. A lui spetta la parola finale di ogni discorso preciso e puntuale, dotto e gioviale, raro come un caleidoscopio anch’esso veicolato e veicolante l’amore universale.
Che il Papa, che per ogni buon intendimento era cattolico (com’è ovvio!) e democratico (per interiore convinzione) non amasse nazismo, guerra e via discorrendo lo dimostrano i Volumi della Vaticana, in cui è percepibile l’intimo sentire del Romano Pontefice, Romano (aggiungiamo noi) di parola e di fatto. Abbiamo esplicato e ricercato insieme con i Liceali del Classico Giulio Cesare, scuola-liceo più importante d’Europa ed ergo del mondo, come il Pio II avesse più a cuore le vicende eucaristiche dei suoi giovani romani che le idiosincrasie del mondo. Eppure, se non è sbagliato credere che qualche patata bollente gliela sbollentasse Suor Pascalina, non è sbagliato neppure credere che il Papa componesse poesie alla Madonna che sono… la fine del mondo!
Ci sono cose, nella politica di Pio XII che mettono in urgentibus le nostre anime popolari nello speculo dell’autonomo divenire. È una digressione parlare così?
Io penso di no, perché mi vengono alla mente le processioni palmesi del Corpus Domini che ancora si ripetono in qualche paese del Vibonese… Un occhio al Santissimo (Sacramento dell’Altare) e un occhio… e bumbi du Bumbaru! Se poi u’ bumbaru era il Cavalier Giuseppe Perricone e la carta quella… incartapecorita du zu Canonicu allora resa al 1.000% e tutto era lecito.
Oggi è una data europea e mondiale, epica di tutto stampo, perché, tra l’essere e l’avere si è stabilito un nuovo grandioso rapporto, perché l’Europa non può fare l’Italia senza di Essa ed Essa è in Europa soprattutto perché il dialogo è una cogente necessità.

La Santa Messa per la resilienza democratico-cristiana sarà celebrata a vespero nel Tempio di Nostra Signora la Madonna del Santo Rosario in Pompei (NA).

Foto: fotoa3.it

Redazione

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