Costume e SocietàLetteratura

Amanda

I racconti della buonanotte XVII

Di Bruno Siciliano

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Bruno non aveva più sonno, anche se erano ancora le cinque del mattino. S’era fatto una doccia, s’era messo la tuta da ginnastica, le scarpe da tennis, ed era uscito. Non aveva, però, voglia di correre, avrebbe, piuttosto, fatto una lunga camminata sulla riva del mare, aspettando che il sole continuasse la sua corsa per inondare di luce quell’angolo di mondo. Fu allora che la vide, lei sì che aveva voglia di fare jogging: alta, slanciata e bellissima con i suoi capelli raccolti in una coda di cavallo che le saltellava sulle spalle a ogni passo. Uno stormo di gabbiani si diresse verso il mare solcando le onde per baciarle. Lui non distolse lo sguardo da lei, anzi si fermò per a guardarla meglio, lei aveva rallentato il passo. Non era la prima volta che s’incontravano, ma quella volta erano da soli e lui la prese per la mano; lei si lasciò prendere per mano e si fermò davanti a lui, non si stupì, ma scelse il sorriso più bello che aveva e glielo regalò, poi cominciarono a parlare. Le parole uscirono da sole, bellissime e sicure, frasi già dette che sembravano a loro sconosciute e ancora sorrisi e sguardi d’intesa.
Vi siete mai innamorati di uno sguardo, di un sorriso, di una voce? Lui quella mattina, in un attimo, s’era innamorato dei suoi occhi chiari, profondi come il mare e sereni come un cielo privo di nubi.
Seguirono, poi, giorni e notti lunghissime e d’amore.
Innumerevoli furono gli incontri e tanti i silenzi rotti soltanto da frasi dolci, gesti, carezze e abbracci.
Avevano affittato una casetta che avevano ammobiliato giorno dopo giorno. Quell’abitazione era stata lo scrigno e la testimone dei loro incontri amorosi, ma anche e delle loro promesse e dei loro progetti.
Venne anche l’inverno freddo e, con esso, piano piano, anche i problemi: lei si accorse presto che le cose che avrebbe voluto non erano le stesse che voleva lui e poi il suo carattere e il suo modo di fare e i problemi che lui riusciva a creare e il suo attaccamento smodato al lavoro che toglieva tempo a loro… Insomma, iniziarono i litigi. Prima raramente, poi sempre più spesso, fino a quel giorno d’estate, sulla spiaggia, quando lei, tra le lacrime, gli disse «Basta!» e gli diede pure uno schiaffo in piena faccia. Lui chinò gli occhi, abbassò la testa e se ne andò senza guardarsi indietro.
S’erano, così, lasciati definitivamente, irrimediabilmente. La discussione era stata troppo accesa e quello schiaffo, per lui, era stato la goccia che aveva fatto traboccare il vaso. Era stato il suggello di quel litigio che bruciava, adesso, come un marchio a fuoco sulla sua guancia. Lui le aveva voltato le spalle, era rientrato in macchina, l’aveva messa in moto con rabbia fino a far gracchiare il motorino d’avviamento per poi ripartire a tavoletta con le ruote che provocarono un fischio sinistro sull’asfalto, facendo fare un balzo in avanti all’auto che scomparve veloce nel traffico cittadino.
Lei s’era lasciata andare sulla panchina del lungomare con la testa tra le mani ed era scoppiata in un lungo, inconsolabile pianto.
Il giorno dopo Bruno era partito per New York, dove lo aspettava un colloquio di lavoro. Anche questo era stato il motivo del litigio, perché lei non avrebbe mai voluto abbandonare la propria città, mentre lui era stato fermo sulla sua decisione di cominciare una nuova vita negli Stati Uniti.
Il colloquio era andato male, ma lui era rimasto lo stesso negli States un altro mese ancora, ospite di un cugino, per farsi sbollire la rabbia alla scoperta di quella tentacolare e misteriosa Città. Poi, dopo un po’ di tempo, nonostante l’insistenza del cugino era ritornato in Italia per riprendere il suo vecchio lavoro. Di Amanda non aveva saputo più niente, né l’aveva più cercata. Anche se il suo cuore ne sentiva la mancanza l’orgoglio era stato più forte del dolore e più forte del suo grande amore per lei. Lui avrebbe voluto dimenticarla e aveva deciso di non cercarla più. Nonostante i mille tentativi, però il suo cuore non era riuscito nell’intento, racchiudendo un mare d’amore per Amanda.
Era passato un anno esatto dal giorno del litigio ma Bruno, al tavolino di quel bar, sullo stesso lungomare, si ritrovava a pensare al suo viso mentre la sua memoria faceva risuonare nella sua mente le splendide note della sua voce come una sinfonia celestiale, che sentiva il bisogno di riascoltare. Non l’aveva più vista né sentita ma l’amava ancora disperatamente ed il distacco forzato non aveva fatto altro che acuire il bisogno di lei. C’erano state solo incomprensioni tra loro, tante, troppe, lui aveva sempre preteso di fare il grillo parlante della coppia, era sempre stato prodigo di consigli che nascevano dal suo ego smisurato e dalla voglia di far marciare tutte le cose a modo suo. Ingollò l’ultimo goccio di Matusalem liscio, lasciò una banconota di cinque euro sotto il bicchiere vuoto e si alzò per andare via, quando la vide.
Lei avanzava verso di lui felice e bellissima come sempre. Era tornata, Amanda, splendida e fragrante; era tornata e gli si era buttata letteralmente tra le braccia. Lui la strinse come la prima volta e, insieme piansero di gioia e d’amore abbracciati in una stretta che sembrava non avere mai fine.
Amanda era tornata. Non ci furono parole, non c’era nulla da dire e si guardarono entrambi negli occhi, sicuri del loro incrollabile e reciproco amore.
Nessuno dei due osava parlare, allora lui la portò in riva al mare. Le onde lambivano i loro piedi nudi mentre il sole si immergeva rosso nel mare limpido prima che il giorno morisse.
Poi lui la cinse con un braccio e si avviarono verso la loro casa.
Bruno aprì la porta, piano, come se schiudesse un forziere pieno di gioielli. Poi la prese in braccio e la depose con delicatezza sul lettone. Corse, poi, a chiudere la porta e a abbassare le persiane. Quando tornò lei era già nuda sul grande letto che loro avevano intarsiato con i loro sogni e dipinto con il loro amore. Quanta tenerezza in quei baci, quanto amore in quegli abbracci e quanta passione in tutti i loro gesti. Poi arrivò il dio Morfeo che, assistito dalle sue ninfe, stese un velo di sogni sui corpi addormentati dei due innamorati fino a che il gran carro di Apollo non fece il suo ingresso nel limpido cielo che si specchiava sull’azzurro Ionio.
Bruno, quando fu il mattino, si ritrovò solo nel grande letto. Si alzò e la chiamò, la cercò per tutta la casa.
Amanda era scomparsa di nuovo. Preoccupato si rivestì e tornò al bar sul lungomare. Il sole gli trafiggeva gli occhi nonostante gli occhiali da sole. Alla cameriera che arrivò solerte per prendere la comanda chiese di Amanda e lei, incredula, lo guardò negli occhi senza rispondere. Dopo qualche istante ritornò portando il caffè macchiato che lui aveva chiesto e un ritaglio di giornale. Era di un anno prima. Lui lesse avidamente quel ritaglio che parlava di un incidente avvenuto proprio là, a pochi passi, su quel lungomare. Lei aveva attraversato la strada incurante dell’auto che arrivava a gran velocità. C’era stato un terribile impatto e lei era morta lì, quel giorno.
Amanda era tornata solo per lui, aveva voluto fare l’amore un ultima volta per poi scomparire.
Lui si alzò barcollando da quella sedia: adesso sapeva che sarebbe stato veramente solo, per sempre.

Foto: depositphotos.com

Per sapere di più su Bruno Siciliano e i suoi racconti visitate www.brunosiciliano.it.

Redazione

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