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Attualità

Nato sotto il segno del capricorno

Dopo una lunga gestazione, il quotidiano online Métis ha preso forma sotto il segno del Capricorno.
Per l’astrologia questo nostro progetto sarà caratterizzato da grande tenacia e ambizione, caratteristiche moderate da prudenza, pazienza, riflessione, autocontrollo e riservatezza. Si tratta di qualità che ritengo dovrebbero appartenere a qualunque progetto editoriale e che, ne sono certo, ne renderanno stimolante la direzione, al netto dei contrasti che emergeranno, proprio con me che sono dei Gemelli, a causa dei nostri caratteri contrapposti (e di cui, del resto, ho già esperienza diretta nel rapporto con quella singolare espressione dell’ego che è mia suocera).
Per la realtà empirica, invece, il cardine di Métis ha un nome e un cognome. È quello di Franco Napoli, medico e più volte amministratore a Caulonia. Franco è dinamico e concreto, le più belle caratteristiche da cui muove questo progetto editoriale, che intende approfondire tematiche culturali e sociali, ripartendo dai fatti senza preconcetti. Ci siamo chiesti a lungo se fosse il momento giusto per lanciare l’idea di una piattaforma informativa, soprattutto in considerazione delle tante testate che operano molto bene nell’Area Metropolitana di Reggio Calabria. E la risposta è stata affermativa perché, proprio in questo momento storico, la gente chiede maggiore informazione per colmare gli ultimi vuoti di quella piazza virtuale (e glocale), in cui si discute allo stesso momento di ciò che avviene nel mondo e sotto casa. Franco Napoli è stato chiaro: «Saremo voce liberale e sociale», valido presupposto per dare voce alla voglia di libertà e giustizia sociale che rimangono l’obiettivo primario da raggiungere per la società civile calabrese.
Per la mitologia greca, in effetti, Meti, figlia di Oceano e Teti, è la prima sposa di Zeus e madre della dea della sapienza Atena, nemica naturale, grazie alle sue doti di prudenza e perfidia, del fatalismo che troppo a lungo ha fatto subire passivamente gli eventi al nostro territorio.
Per la filosofia, che razionalizza e applica al mondo reale la vicenda mitica, il concetto di mètis, come affermano Marcel Detienne e Jean-Pierre Vernant nel loro Le astuzie dellintelligenza nellantica Grecia, si applica a quel tipo di intelligenza pratica che combina prudenza, intuito, sagacia, capacità di previsione, spigliatezza mentale, vigile attenzione, senso dell’opportunità, abilità ed esperienza. In altre parole, quella forma mentis che garantisce il successo nei più svariati campi di azione: dalla caccia all’arte militare, dai mestieri artigianali alla medicina, dalla politica alla comunicazione. Le caratteristiche della métis hanno fatto sì che venisse bistrattata dagli antichi che, all’opinione sul divenire, preferivano discettare su ciò di cui avevano prova tangibile. Ma in tempi di incertezza come quelli che stiamo vivendo, in cui il sapere certo è a portata di smartphone, il “regno del molteplice” ha assunto un’importanza che gli antichi greci non avrebbero mai potuto immaginare e diviene il campo in cui, a nostro parere, si possono gettare le basi per la costruzione di un domani migliore.
Per la lingua italiana, non a caso, il concetto di métis è stato declinato e sintetizzato in un termine che la pandemia da Covid-19 ci ha permesso di (ri)scoprire: resilienza. E allora, se è vero quanto dichiara Ernest Hemingway nel suo Addio alle armi quando afferma che “il mondo spezza tutti quanti, ma solo alcuni diventano più forti là dove sono stati spezzati”, noi cercheremo di essere il collante che sana quelle rotture attraverso un modello di informazione che, tenendo sempre presente il dovere del giornalista di narrare le difficoltà della società civile (esattamente come Maria Luisa Busi invocò di fare al direttore del TG1 nella lettera con la quale rassegnava le proprie dimissioni) dia alla Calabria le indicazioni giuste su come rialzare la testa.
Un compito non facile, me ne rendo conto, ma nel quale la mia ambivalente esuberanza sarà mitigata dal rigore e dall’attenzione ai dettagli di un collega e un amico e che, se avremo la tenacia di non farci spaventare dalle difficoltà, potrebbe permetterci di offrire al territorio un nuovo tipo di informazione, seria e attendibile, ma anche in grado di stare al passo con i tempi e con gli interessi dei giovani, vera speranza per il nostro futuro.
Dicevo in apertura che Métis nasce sotto il segno del capricorno, creatura mitologica per metà pesce e per metà capra, due animali che, mi si permetta la forzatura, rappresentano bene la nostra bellissima Calabria. Ma per l’astronomia, il capricorno è anche una costellazione che fa capolino all’orizzonte tra l’estate e l’autunno, composta da tredici stelle principali disposte a mo’ di triangolo sghembo, con il vertice posizionato verso il basso che, personalmente, mi hanno sempre ricordato una freccia.
Una freccia che ci indica che il futuro è proprio lì davanti a noi e che basta veramente poco per farlo deviare nella direzione che desideriamo.

Foto: starregistration.net

Jacopo Giuca

Nato a Novara in una buia e tempestosa notte del giugno del 1989, ha trascorso la sua infanzia in Piemonte sentendo di dover fare ritorno al meridione dei suoi avi. Laureatosi in filosofia e comunicazione, ha trovato l’occasione di lasciarsi il nord alle spalle quando ha conosciuto la sua compagna, di Locri, alla volta del quale sono partiti in una altra notte buia e tempestosa, questa volta di novembre, nel 2014. Qui ha declinato la sua preparazione nella carriera giornalistica ed è sempre qui che sogna di trascorrere la vecchiaia scrivendo libri al cospetto del mare.

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2 Comments

  1. In questo momento anzi “tempo” di smarrimento, incertezze, scoraggiamento, poco amore verso se stessi, una voce che ci schiarisca la strada, rafforzando la nostra coscienza, ci faccia ricordare chi siamo, cosa vogliamo e dove vogliamo andare! Grazie per il vostro impegno che, sono certo, darà i suoi frutti !! Conosco il dr Franco, eccellente persona , uomo dal multiforme ingegno, oggi ho conosciuto anche Lei, attraverso le sue parole di presentazione, che ha dato una sferzata di concretezza e speranza, mista all’amore verso la sua terra. Grazie

    1. Fin troppo gentile, signor Carlo. Ci auguriamo di cuore di poter raccontare la nostra terra per come merita e fare in modo che questo nostro progetto diventi quanto prima un contenitore di idee che ci aiutino a costruire insieme un domani migliore.

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