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Scuola: si torna in aula, ma il problema vero sono i trasporti

Placate le polemiche per l’ordinanza con la quale il Presidente facente funzione della Regione Calabria Nino Spirlì annunciava la riapertura delle scuole in presenza, la giornata di oggi ha fatto tornare a suonare le campanelle degli Istituti Superiori calabresi. Per cercare di comprendere quali siano state le difficoltà di questo primo giorno di scuola e, soprattutto, come sia stata interpretata l’ordinanza che lasciava alle famiglie facoltà di decidere se far frequentare o meno le lezioni ai ragazzi, abbiamo raggiunto un professore di italiano dell’Istituto Tecnico Industriale Ettore Maiorana di Roccella Jonica.
Quali sono state le caratteristiche di questo ennesimo primo giorno di scuola?
In realtà le modalità cambiano da scuola a scuola perché il rientro al 50% è stato interpretato in due modi: in alcuni istituti, infatti, questo ha significato convocare in aula metà delle classi, mentre in altri la metà degli studenti di tutte le classi. Capisco che l’intento del Presidente Spirlì di non costringere gli studenti e i genitori a dover scegliere tra diritto all’istruzione e quello alla salute gli abbia fatto prendere tale decisione, ma entrambe le soluzioni adottate per rispettare la sua ordinanza hanno creato dei problemi logistici importanti. Nel primo caso la necessità degli insegnanti di spostarsi tra aule che dovevano seguire le lezioni in presenza e altre che si trovavano in DAD ha causato i ritardi necessari a raggiungere le postazioni di casa o, per chi ha utilizzato le aule computer degli istituti, sovraccarichi della linea internet. Nel secondo caso non si è tenuto conto che l’insegnamento in presenza e quello a distanza richiedono due approcci totalmente differenti, tanto che non esito a dire che si tratti del peggior scenario di insegnamento possibile, nel quale il professore fa una fatica doppia non riuscendo a essere esaustivo né per chi si trova in aula né per chi si trova a casa.
Come è stato deciso quale metodologia di divisione adottare?
La decisione è stata presa dai dirigenti scolastici e credo che uno dei criteri sia stato il numero di studenti presenti nelle singole aule. I dirigenti con molte classi pollaio, ad esempio, o che non hanno stanze adatte a distanziare i ragazzi, si saranno sentiti costretti a imporre una didattica che dividesse le classi a metà. Situazione che, fortunatamente, nella nostra scuola non si è verificata.
Come pensa che abbiano accolto questo rientro genitori e studenti?
È presto per fare questo genere di considerazioni, perché abbiamo affrontato solo il primo giorno e non abbiamo ancora dati precisi sul problema principale, quello dei trasporti. Per quanto riguarda la gestione dei flussi di ingresso e uscita molte scuole li hanno gestiti con gli orari differenziati, ma le corse degli autobus e dei treni sono garantite per tutti? Lo sapremo solo attraverso il monitoraggio che abbiamo chiesto di fare ai ragazzi, che sono tenuti a riferire alla dirigenza eventuali problemi di modo che quest’ultima, a sua volta, li comunichi a chi di competenza.
Secondo lei, la ripartenza era necessaria o si poteva aspettare ancora?
Se l’attesa fosse stata fine a se stessa un mese o anche due di attesa in più non avrebbero fatto la differenza. Avrebbe avuto senso attendere, invece, se ci fosse stata una programmazione seria proprio in merito ai trasporti o sul monitoraggio della popolazione studentesca attraverso tamponi, sierologici e simili. Ma questo tipo di progettualità non c’è stata e non c’è a livello nazionale, figuriamoci in Calabria, pertanto ritengo che una data valga l’altra. Ciò non toglie, e ci tengo a sottolinearlo, che a scuola le norme ci sono e c’è una grande supervisione da parte di dirigenti, insegnanti e personale ATA, che assicurano i distanziamenti, che vengano indossate le mascherine, che le finestre vengano aperte a ogni cambio d’ora e procedono all’igienizzazione degli ambienti. Ma, com’è già stato detto da altri, il problema non è la scuola, ma ciò che si muove attorno ad essa.

Jacopo Giuca

Nato a Novara in una buia e tempestosa notte del giugno del 1989, ha trascorso la sua infanzia in Piemonte sentendo di dover fare ritorno al meridione dei suoi avi. Laureatosi in filosofia e comunicazione, ha trovato l’occasione di lasciarsi il nord alle spalle quando ha conosciuto la sua compagna, di Locri, alla volta del quale sono partiti in una altra notte buia e tempestosa, questa volta di novembre, nel 2014. Qui ha declinato la sua preparazione nella carriera giornalistica ed è sempre qui che sogna di trascorrere la vecchiaia scrivendo libri al cospetto del mare.

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