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“…e non ci abbandonare alla tentazione”

Sembra così semplice eppure ci sono voluti diversi lustri e decine di incontri per poter cambiare la traduzione del Padre Nostro. La traduzione entrerà “in vigore” il giorno in cui si celebra la Pasqua. Dobbiamo essere orgogliosi per quanto avverrà tra pochi mesi, non solo perché assistiamo a un cambiamento storico, ma soprattutto perché quella innovazione è “calabrese” o, meglio ancora, è il frutto di un approfondito studio di Filippo Marino, filologo vaticanista calabrese originario di Palmi, in provincia di Reggio Calabria.
Il professore Marino inizia il suo lavoro di revisione della traduzione del Padre Nostro nel 1993. Da impeccabile conoscitore della lingua latina, Filippo Marino è arrivato a scoprire la forma stilisticamente inesatta di rivolgersi al “Padre”. Dopo anni di ricerca avviata presso l’Istituto Universitario di Letteratura Cristiana Antica dell’Ateneo di Bari è giunto a una conclusione che ha attirato particolare attenzione. Gli studi esegetici, infatti, lo hanno indotto a rivedere e modificare il versetto del Padre Nostro “e non ci indurre in tentazione”, in “e non ci abbandonare alla tentazione”.
La conclusione cui è pervenuto Marino costituisce il coronamento del suo metodico e scrupoloso lavoro, e rappresenta il meritato premio per la sua infaticabile ricerca di instancabile studioso del carattere conservativo degli elementi latini nel nostro dialetto e ancor più nella lingua ufficiale, depositaria e meritevole di stile e forme strutturali perfetti, per come riconosciuto anche nella sua Calabria.

L’approvazione di Papa Francesco

La nuova versione del Padre Nostro, secondo Papa Francesco, risulta più fedele all’originale ed è maggiormente in linea con il pensiero cristiano rispetto a quella utilizzata fino a oggi. Il nuovo Padre nostro risponde anzi a una precisa indicazione di Papa Francesco, che più volte è intervenuto sull’argomento, come durante il programma Padre Nostro, condotto nel 2017 da don Marco Pozza su Tv2000, quando il Pontefice aveva sottolineato come l’invocazione “Non ci indurre in tentazione” non fosse una buona traduzione: «Anche i francesi – aveva aggiunto – hanno cambiato il testo con una formulazione che dice “non lasciarmi cadere nella tentazione”, sono io a cadere, non è lui che mi butta nella tentazione per poi vedere come sono caduto, un padre non fa questo, un padre aiuta ad alzarsi subito. Quello che ti induce in tentazione – aveva concluso il Pontefice – è Satana, quello è l’ufficio di Satana».

Il percorso

Il percorso del professore Filippo Marino, insigne mariologo, è stato seguito con attenzione dal Segretario di Stato della Santa Sede Pietro Parolin, dal cardinale Raffaele Farina dell’Archivio Pontificio, dal Presidente Nazionale della CEI Gualtiero Bassetti e dall’Arcivescovo di Napoli Crescenzio Sepe. E ancora dal Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura Gianfranco Ravesi, da Sua Eccellenza Monsignor Nunzio Galantino, Vescovo di Cassano allo Jonio e dall’Emerito Cardinale Pontificio del Comitato Scienze Storiche.

Chi è Filippo Marino

Filippo Marino ha insegnato a lungo e ha concluso la carriera professionale da Dirigente Scolastico nel I Circolo della Direzione Didattica di Gioia Tauro. Da esperto insigne del carro storico-votivo della Varia di Palmi, ha rinnovato i fasti prodromici delle 4 Lettere Mariane con i suoi studi storico-mariologici.
Molto vicino alla spiritualità di San Filippo Neri, nel 1993 Marino rielabora e traduce la nuova versione del Padre Nostro la preghiera insegnata da Gesù ai primi cristiani.
Il 16 ottobre 2009 la nuova traduzione è stata accolta dall’Autorità della Chiesa Italiana in rapporto alla normativa prevista dalla Conferenza Episcopale Italiana.
Gli studi del professore ottengono una serie di riconoscimenti che lo hanno portato anche a ricevere, nel 2012, la cittadinanza onoraria di Ferruzzano dalla già sindaco Marisa Romeo.
L’8 novembre 2013 viene benedetta dal vescovo di Oppido-Palmi, Monsignor Francesco Milito, la plaque della traduzione del Pater Noster affissa sul muro del monastero carmelitano di Gerusalemme.
Nell’aprile 2020 viene ribadita la nuova traduzione in lingua italiana del Padre Nostro, da inserire nei Nuovi Lezionari e Messali della Chiesa.
La nuova versione in italiano della preghiera, ribadiamo, entrerà in vigore il 4 aprile 2021, data della prossima Santa Pasqua.

Oὐδείς

Oὐδείς (pronuncia üdéis) è il sostantivo con il quale Ulisse si presenta a Polifemo nell’Odissea di Omero, e significa “nessuno”. Grazie a questo semplice stratagemma, quando il re di Itaca acceca Polifemo per fuggire dalla sua grotta, il ciclope chiama in soccorso i suoi fratelli urlando che «Nessuno lo ha accecato!», non rendendosi tuttavia conto di aver appena agevolato la fuga dei suoi aggressori. Tornata alla ribalta grazie a uno splendido graphic novel di Carmine di Giandomenico, la denominazione Oὐδείς è stata “rubata” dal più misterioso dei nostri collaboratori, che si impegnerà a esporre a voi lettori punti di vista inediti o approfondimenti che nessuno, per l’appunto, ha fino a oggi avuto il coraggio di affrontare.

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