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Costume e SocietàLetteratura

La non metodologia della ricerca

La Repubblica dei Locresi di Epizephiri III - Nel ricostruire la storia dell’antica Locri non possiamo purtroppo fare affidamento su una letteratura specifica. Non ci resta, dunque, che affidarci al “Principio di Serendipità” per capire quale siano i caratteri che accomunano il centro magnogreco con le “polis” d’oltre Egeo e persino le realtà semitiche.

Di Giuseppe Pellegrino

La prima Repubblica a Democrazia diretta dell’Occidente è stata Locri Epizephiri. E già in questo incipit vi sono due inesattezze: Democrazia e Locri Epizephiri, per come si vedrà. Inoltre, quella sopra non può essere una affermazione apodittica, ma pretende più di una giustificazione, e la nostra rubrica mira a trovarle tutte. A partire dal significato dei concetti e delle parole che fanno riferimento alle Istituzioni locresi e, soprattutto, alla loro origine. È bene, al fine di evitare inutili lamentele, premettere che il lavoro si basa sull’inizio e il consolidamento della Democrazia a Locri e fonda la ricerca sul periodo che va dalla fondazione della polis fino al IV secolo a.C., per cui non si accenna al periodo dei due Dionisi né al periodo di Pirro o all’occupazione romana a seguito della venuta di Annibale a Locri, se non di sfuggita. Si farà un accenno, però, al periodo successivo alla monetazione a Locri (354 a.C.), dopo che la possibilità di emettere nomisma (moneta)ha determinato uno sconvolgimento non solo economico ma anche politico e sociale nella polis. Per il resto, solo, per così dire, il periodo classico e migliore di Locri.
E, nello stesso intento di evitare inutili polemiche, il lavoro non avrà metodologia alcuna discostandosi in ciò dai ragionamenti di Francis Bacon e René Descartes per i quali è la mancanza di metodo la ragione per cui i filosofi non sono giunti a risultati sicuri e universalmente accettati. Per il Francese il metodo è la leva di Archimede e per metodo (μέϑοδος,dal greco μετα: secondo, ὁδός: una strada maestra, e dal derivato latino methŏdus) intende“un insieme di regole certe e facili, le quali, se rigorosamente osservate, impediranno di supporre vero ciò che è falso e faranno in modo che lo spirito, senza consumarsi in inutili sforzi, anzi aumentando gradatamente la propria scienza, giunga alla vera conoscenza di tutte le cose a cui si può arrivare.”
Per far meglio capire il metodo nel concreto, ribadendo il principio che non vi è letteratura specifica su Locri, le sue istituzioni e le sue leggi, facciamo tesoro della novella dei Principi di Serendippo nella quale uno di loro scopre che un cammello cieco dall’occhio destro era passato da poco per la stessa strada dato che l’erba era stata mangiata solo sul lato sinistro, dove appariva ridotta peggio che sul destro;nella fattispecie, quando Demostene ci descrive l’unica riforma che le leggi di Zaleuco ebbero in 200 anni è facile dedurre poi sia le modalità di presentazione della legge, sia il tipo di votazione, sia chi era investito del potere di proporre leggi, sia il rispetto delle procedure.
Analogamente, quando Livio racconta la venuta di Annibale a Locri nel 205 a.C., dà indirettamente contezza del voto della demos (la comunità), come della validità dell’Assemblea in funzione del numero dei votanti. Il tutto sarà meglio descritto nella parte dove si parla delle istituzioni locresi, con riferimento alla Assemblea Popolare. E così procedendo per l’intero arco della rubrica, posto che le fonti dirette sulle istituzioni locresi e sulla legislazione zaleuchiana sono del tutto rare se non inesistenti.
E proprio per la mancanza di una mappa precisa che questa opera non si limiterà al solo aspetto istituzionale e alle leggi di Zaleuco, ma andrà a ricercare le ragioni storiche, psicologiche e anche di evoluzione del diritto per le quali una determinata istituzione o una determinata legge hanno la loro ragion d’essere. Così, per il matriarcato(rectius: matrilinearità)a Locri, per il quale si indagherà sulle ragioni storiche che vanno oltre Locri e le semplici beghe di Polibio, e sulla necessità, non solo per i Greci, della certezza della discendenza per sconfinare nella legittimità della stessa, ritenuta indispensabile per l’esistenza di una famiglia secondo le leggi. L’indagine sconfinerà anche nella ricerca sulle norme di diritto che permettevano alle Donne di dare il patronimico ai figli. Presso i Greci il rispetto delle leggi, anche quando potevano essere censurate, era massimo, perché esse richiamavano direttamente la demos che governava, che legiferava, che giudicava, posto anche che per la Giustizia non vi era una vera e propria delega, spettando al popolo, ogni decisione.
L’intento iniziale era quello di assemblare notizie su Locri date dalla Trilogia dello stesso autore, ma poi il metodo iniziale è stato tradito e il lavoro è finito per diventare un’opera di contestazione di tutti i luoghi comuni su Locri, con un risultato del tutto nuovo, ma storicamente attendibile, sulla realtà della Λοκρων Επιζεφύριων η Πολιτεία (Lokron Epizefirion Politeia), ovvero La Repubblica dei Locresi di Epizefiri.Per questo motivo la rubrica non può avere altro titolo (anche perché all’inizio di questa storia il termine Democrazia non esisteva), delucidandosi nel contempo un istituto e le sue origini storiche e di diritto: le leggi locresi e il dato storico, sociologico, in confronto con realtà dell’epoca consimili, al fine di evidenziare le differenze, ma anche le affinità, che ci sono sia con il resto delle poleis greche, sia con realtà semitiche, finanche col Codice di Hammurabi.
D’altronde lo stesso Girolamo Marafioti, quando accenna alla storia di Locri, così chiosa: “Mà adesso che comincio a raccontare l’antica historia della Repubblica Locrese…”.

Foto: wikimedia.org

Redazione

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