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La Legislazione: emanazione diretta del potere religioso

La Repubblica dei Locresi di Epizephiri VI - Per comprendere al meglio l’origine della legislazione dell’antica Locri (ma potremmo dire, senza tema di smentita, della legislazione in generale) dobbiamo cercare di comprendere quale e quanto forte fosse il legame tra legge e credenza religiosa.

Di Giuseppe Pellegrino

Il potere religioso in materia di diritto ha influenzato tutte le civiltà: quella greca; quella egiziana; quella romana; quella ebraica e, ovviamente, quella particolare legislazione locrese che nel mito di Minerva ebbe il suo nume tutelare.La ragione sta nell’origine della famiglia fondata su un matrimonio legittimo, sulla prole legittima, i Penati e il culto dei morti. Soprattutto il culto dei morti portava alle credenze soprannaturali, perché si credeva nell’immortalità dell’uomo se non dell’anima.
Il senso del sacro trova anche un suo fondamento nel culto dei morti. Il pensiero che le anime vadano in una dimora celeste porta a onorare i morti con una sepoltura adeguata e, a Locri, questo supporto era forte se vi era la proibizione di non piangere i morti. Perché l’anima andava all’Isola dei Beati e i morti, dal loro rifugio, guardavano, giudicavano e intervenivano.
La nozione mitica del valore è, in ultima istanza, una nozione simbolica, concepita da una mentalità primitiva, le cui tracce sono ravvisabili ancora in età storica più avanzata. Fino a tutt’oggi.
Quanto al richiamo degli Dei a protezione del bene-valore non è limitato al pre-diritto, ma ha inciso sulle legislazioni successive: se la legislazione spartana si richiama ad Apollo e quella locrese a Minerva, anche quella ebraica trova Dio come pensiero ultimo, se è vero che ha dato a Mosè i Comandamenti. Perfino Hammurabi ha sopra di sé il Dio Sole, che apprezza il suo lavoro di legislatore.
Ma non sfuggono neppure le legislazioni moderne, che in Dio trovano un supporto e un richiamo aperto e non nascosto. “Dio salvi la Regina”recita l’inno inglese e neppure il nostro inno nazionale sfugge al principio, se l’Italia “schiava di Roma Iddio la creò”.Tanto al fine di evitare, senza che prima si rifletta, l’affermazione scontata di Legislazione arcaica per Locri e non solo per Locri.
Il concetto di bene-valore ha fatto da supporto alla Legislazione di Locri, per la quale il bene comune aveva preminenza sul bene singolo. Si pensi alla procedura di riforme delle leggi a Locri, dove era obbligatorio, per il proponente, presentarsi con un laccio al collo, e la pena era quella del laccio che diventava cappio se la proposta non veniva approvata. Prima la salvezza delle leggi stabilite e permanenti, poi le esigenze di adeguamento, che spesso nascondevano una volontà di minare l’esistente che funzionava. Si pensi, ancora, al divieto, per i locresi a vendere il klèros, che era stato conferito ai singoli anche nell’interesse della polis.
La ragione stava nel fatto che le leggi approvate e stabilite avevano dato prova di sé nel tempo e che il tentativo di cambiarle poteva nascondere solo qualche utile particolare, qualche diietto interesse da tutelare. La polis doveva essere tutelata da attacchi di qualsiasi tipo.
Rafforza il ragionamento l’uso dei termini νόμος (nòmos: consuetudine) e θὲμις (thèmis: giustizia, decreto, regola) per indicare una norma avente valore di legge. Con il termine νόμος si indica all’origine un uso, una consuetudine avente valore di legge. Però, se il termine si fa derivare da νεμω (nemo), il significato è più ampio, perché il verbo significa certo distribuisco, spartisco,ma anche conduco, per cui si passa dal concetto di dare a ciascuno il suo al termine di governare; con il secondo termine si fa riferimento alla volontà divina, ovviamente con riferimento agli Dei che hanno attenzione per gli uomini.
Diacronicamente il secondo termine è anteriore, in quanto la consuetudine si è cristallizzata con il tempo fino a diventare nòmos, valore di legge. In ogni caso la regola, quando diventerà regola scritta, è un mezzo per porre un limite alla υβρις (hybris), che è arroganza, ma anche prepotenza, irruenza, violenza.
La presenza di numerosi Dei che si occupavano di tutto il sapere e agire umano si spiega così. Ogni tuo comportamento non omogeneo con quello degli altri politai rispettosi del bene-valore viola la sacralità, il volere e, dunque, il potere di un Dio, che si vendicherà. E maggiormente è comprensibile nel cosiddetto pre-diritto. La pubblica riprovazione per la violazione del bene-valore come sanzione morale.
Ma il Bene in sé stesso è quello che trascende perfino l’essenza e ha una configurazione ben più ampia, anzi illimitata, sottraendosi ai condizionamenti umani: per questo ha carattere divino ed è per lo più considerato il Primo Dio.
Si capirà meglio, alla luce di quanto sopra, perché Mosè ha ricevuto le Leggi da Dio (i Dieci Comandamenti), Zaleuco da Minerva e Licurgo (retius: Sparta) fa riferimento ad Apollo. Sono dettami divini e violarli è un sacrilegio prima ancora che una violazione di legge. La punizione umana ci sarà, ma è prevedibile prima anche la vendetta divina.

Redazione

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