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Costume e SocietàLetteratura

La “cultura della vergogna” alla base dell’ordinamento dell’antica Locri

La Repubblica dei Locresi di Epizephiri VIII - Continua il nostro percorso di analisi di tutti gli aspetti della società civile dell’antica Grecia che hanno contribuito alla formulazione della Legislazione di Zaleuco. Oggi analizziamo la cosiddetta “cultura della vergogna” e cerchiamo di capire non solo come sia stata posta alla base della formulazione delle leggi in oggetto, ma anche come abbia ingerenze sui modi di fare (e di dire) della Calabria contemporanea.

Di Giuseppe Pellegrino

Se il rispetto delle regole, in epoca di pre-diritto, non poteva essere garantito da una forza organizzata, di tipo militare o di tipo giudiziario, la sanzione trovava nella religione la sua ragion d’essere: dunque, l’imprecazione (κατάρα), la maledizione, la forza del rispetto delle regole, stava nella cultura della vergogna e nella paura di una vendetta divina.La forza impositiva della norma veniva intesa come frutto di un misto di colpa, di rimorso e di angoscia, per comportamenti non omogenei rispetto agli altri soggetti con cui si conviveva.
Si pensi alla maledizione di Cassandra, che grande scompiglio ha determinato anche tra i Locresi, contro la gente dei Re che hanno violato la sacerdotessa (Aiace Oileo, Agamennone), della quale si accennerà più compiutamente nella trattazione della Festa della Sacra Prostituzione a Locri.
«O voi dimore di Oileo – maledisse la Sacerdotessa,- figlio di Oidodokos; voi delle mie nozze violente sconterete la pena della dea agreste di Cigas allevando fanciulle per esporle al giudizio della sorte che lascia vergini sino alla vecchiaia».Non vi era presso i Greci paura maggiore della sterilità delle donne. Tutto il rito di Persefone era imperniato sulla fertilità femminile. Anche l’origine di Locri e dei Partheni ebbe in ciò la stessa causa, come vedremo in seguito.
Le pratiche magiche e religiose e le credenze come fonte di regolazione dei rapporti tra cittadini; le ἄραι (árai), le imprecazioni, come forma di sanzione. Della cosa si trova ancora traccia nella nostra lingua calabra, senza che ce ne rendiamo conto; imprecazioni come “scasciu (o scatafasciu o scatalasciu) mi ti pigghia” (“ti possa pervenire in famiglia uno scompiglio enorme”), “lampu mi ti stocca”(“che un fulmine ti possa troncare in due”) e, sopratutto, “mala nova mi ti veni” (“che ti possa arrivare una brutta notizia”, intedendosi chiaramente una notizia luttuosa), che era la più terribile, sono sicuramente retaggio di queste forme di imprecazioni-sanzioni per azioni non rispettose del valore comune, che è stato violato. E tutte queste imprecazioni-sanzioni che dovrebbero colpire colui che ha violato il bene-valorenon vengono per una azione umana, ma per implicita invocazione di un Dio (Zeus nel caso del fulmine ed Ermes nel caso dello scompiglio e della notizia luttuosa).
Non sembri questo un andare fuori tema. Nel dialetto calabrese, la lingua e le antiche tradizioni doriche (come il culto di Persefone) sono rimaste intatte fino a non molto tempo fa. E anche i modi di dire sono rimasti, seppure oggi, invece del calabrese, si tende a dialettizzare la lingua italiana.
Controprova del richiamo agli Dei per il Diritto è il fatto che anche i Romani collegavano a Giove l’origine sacrale delle leggi, tanto che la stessa parola Justroverebbe origine nel suo nome. Il concetto verrà meglio delucidato quando si parlerà della ispirazione di Minerva per le leggi locresi.
Quasi sicuramente è da queste forme di imprecazione che è derivata la vendetta personale o la faida, forma legittima, presso i Greci, di farsi giustizia. Si pensi a Dracone, che ha istituito come implicito riconoscimento della legittimazione della giustizia fatta da sé l’omicidio legittimo: omicidio legittimo, non legittima difesa. Se ne accennerà brevemente nella fase finale di questo percorso, sopratutto quando si parlerà delle sanzioni contro l’adultero e l’adultera.
Certamente dalla vergogna non era disgiunta la pubblica riprovazione per comportamenti poco rispettosi del vivere comune verso coloro che commettevano errori o che disattendevano le aspettative sociali o che non compivano (in caso di liturgia) i lavori sociali utili per la comunità. Non era la gogna pubblica, ma si avvicinava di molto.Tale forma di imprecazione-sanzione si trova in tutte le civiltà, sia occidentali sia orientali. E non è un principio banale, se il detto è alla base della educazione alla legalità.
Nella XVI norma del Proemio di Zaleuco, che si riporta nella dizione dell’egregio Giudice borbonico Bonaventura Portoghese, “si debbono punire i trasgressori delle leggi. L’impunità incoraggia a più gravi delitti”.Invero, la previsione contrasta con altri principi del Proemio che, a sommesso parere dell’autore, sono delle interpolazioni degli Stoici, delle quali si accennerà nella trattazione dell’argomento.
Sempre per essere scorretti, la previsione di Zaleuco trova un supporto in un modo di dire della Locride: “Paura guarda vigna e non supala” (è la paura di una punizione o di una vendetta diretta del proprietario che salvaguarda la vigna da ruberie, non la siepe di recinzione che la racchiude e che può essere superata). Il timore di una vendetta-ritorsione, insomma, che sia del privato, che sia dello Stato-polis, determina comportamenti corretti e scoraggia il delinquere.
L’insieme dei concetti viene chiaramente espresso dagli Aforismi di Tommaso Capanella. In particolare il 39:

Il primo guardiano delle leggi deve essere l’onore di chi l’osserva; il secondo l’amore dell’utile che viene all’osservatore; il terzo il timore della pena di chi non l’osserva. Chi mette le leggi in guardia per contrario ordine malamente le mette, e chi non vi mette tutte quelle tre guardie è mal legislatore, cioè o ingannator o tiranno, e chi le pone tutte, in questo e nell’altro secolo, è divinissimo.La difesa della legge consiste nel desiderio di rispetto, nella convinzione della validità di essa, nel timore delle pene.

Quanto sopra solo per capire come spesso la mitologia e il culto religioso abbiano influito sulla formazione dell’ordinamento della polis così come sarà successivamente descritta e sul concetto preliminare di Democrazia.

Foto: Cassandra implora la vendetta di Minerva contro Aiace di Jérome Martin Langlois il giovane

Redazione

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