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La famiglia Amante: “Vogliamo la verità sulla morte di nostro padre”

Il 12 dicembre 2019 Giuseppe Amante, 66enne delle Locride, è deceduto all’ospedale di Reggio Calabria dopo un calvario iniziato 22 giorni prima. Colpito da un’ischemia, infatti, Amante era stato condotto dalla famiglia all’ospedale di Locri per ricevere le cure necessarie eppure, a causa della mancanza degli strumenti necessari a diagnosticare correttamente il suo malessere, trascorrono lunghe giornate prima che un’ambulanza, (chiamata in codice giallo), lo trasferisca finalmente presso l’ospedale del Capoluogo metropolitano, dove la diagnosi, ormai tardiva, non permette ai sanitari di salvare la vita dell’uomo.
Fin dal primo momento la famiglia Amante ha ritenuto che la responsabilità principale della scomparsa del proprio caro fosse da attribuire alla condotta tenuta dai medici dell’Ospedale di Locri e ha denunciato, anche a mezzo stampa, l’accaduto, con l’intenzione di far emergere una verità che, adesso, potrebbe tuttavia subire una battuta d’arresto.
Queste le dichiarazioni della famiglia Amante sugli sviluppi del caso:

Chiediamo Giustizia perché nella Locride non si può continuare a morire in questo modo, il nostro diritto ad essere curati deve essere tutelato da chi di competenza. Continuamente trattati come cittadini di serie Z, ogni tanto qualcuno vorrebbe darci l’illusione di averci fatto un regalo quando in ospedale portano un nuovo strumento diagnostico che poi, con ogni probabilità, non funzionerà per anni e, se funzionerà, lo farà a fasi alterne a causa della mancanza dei medici.
È il caso della nuovissima risonanza magnetica, inaugurata settimane fa a Locri e mai messa in funzione nonostante le promesse dei vertici sanitari.
Parole e promesse che cadono completamente nel vuoto, e intanto si continua a morire di malasanità. Se ci fosse stata prima a Locri, quella risonanza magnetica in funzione, avrebbe potuto salvare la vita di nostro padre, perché avrebbe permesso di effettuare la giusta diagnosi. Una diagnosi che è stata tempestivamente fatta a Reggio, dove c’è la Stroke Unit, ma dove era arrivato ormai in fin di vita.
Oggi il dolore e la rabbia per una morte così assurda si fanno ancora più strazianti perché il caso rischia di essere archiviato in sede penale. Ma noi ci batteremo, vogliamo tutta verità! La Legge ci dice che non c’è responsabilità penale se non c’è la piena certezza che un “diverso (o corretto)” comportamento da parte dei medici avrebbe potuto salvare la vita a nostro padre. Oltre al danno la beffa!
Abbiamo la certezza, e lo dimostreremo, che con i giusti strumenti diagnostici e con maggiore attenzione da parte dei medici, le cose sarebbero andate sicuramente in modo diverso. Ma la cosa che ci preme evidenziare è che se ci fosse stata anche solo una piccolissima possibilità di vivere, a nostro padre doveva essere data e non negata a prescindere!
Se i medici avessero davvero fatto di tutto per salvarlo, oggi il nostro dolore non sarebbe accompagnato dalla rabbia, ma abbiamo vissuto in prima persona e visto con i nostri occhi con quanta superficialità è stato trattato il caso di un uomo sofferente che è arrivato alla morte dopo giorni di agonia passati in un letto d’ospedale. Che il caso sia stato trattato con estrema superficialità dai medici dell’Ospedale di Locri non lo diciamo solo noi, ma lo confermano i fatti. Lo confermano le azioni che hanno accompagnato i loro passi in quei tragici giorni, fino all’ultimo momento. Per questo ci opporremo con tutte le nostre forze.
Vogliamo sapere se questa tragedia poteva essere evitata, perché quando si parla di una vita spezzata e di una famiglia distrutta non si può far finta di nulla, non si può continuare ad agire con superficialità quando di mezzo ci sono delle vite umane.
La Giustizia nella quale abbiamo sempre creduto ha il dovere di fare piena luce. Lo deve fare per Giuseppe Amante e per tutti i cittadini della Locride. Nessuno merita di morire in questo modo.

Foto: quotidianodelsud.it

Redazione

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