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Costume e SocietàLetteratura

Il mendicante

I racconti della buonanotte XIV

Di Bruno Siciliano

⚠️ ATTENZIONE!
Scorri in fondo all’articolo per ascoltare il racconto che segue letto dalla viva voce di Bruno Siciliano!

Tutti si erano, ormai, abituati alla sua presenza, intabarrato nel suo vecchio pastrano, regalo di una signora della Caritas, che lui teneva come una cosa preziosa tra le sue carabattole per tirarlo fuori nelle giornate più fredde, una vecchia sciarpa tarlata che aveva trovato in un cassonetto, un berretto di lana, ormai sdrucito, anch’esso regalo di una vecchia signora cui portava ogni settimana le buste della spesa dal supermercato all’angolo. Un ampio e antico balcone lo riparava dalla pioggerellina fine e fastidiosa di quel 24 dicembre. Non era stato sempre un mendicante, aveva avuto auto di lusso ed era stato apprezzato e stimato professionista. Padre di famiglia con tre figlie meravigliose che studiavano nei più prestigiosi licei della Città.
Un ginecologo di fama, ecco cos’era stato. La sala d’aspetto del suo studio era sempre affollata e i suoi modi gentili e la sua perizia professionale avevano contribuito non poco a farlo diventare il ginecologo più famoso e più invidiato della regione. Poi, una legione di diavoli invidiosi ci aveva messo la coda ed riuscito a farlo accusare per stupro ai danni di una minorenne. Lo stupro, in verità, non c’era mai stato, ma le calunnie sì e anche il processo con accuse circostanziate e condanne pesanti e inappellabili. La Corte aveva voluto dare un esempio, un monito a tutti coloro che vessavano le donne, per giunta minorenni. Eserciti di femministe e associazioni contro la violenza si erano schierate contro il ginecologo, cavalcando l’onda. I media s’erano impadroniti della situazione e avevano sparato a zero contro l’affermato professionista. La ragazzina, figlia di una famiglia di zingari, era stata ben pagata e indottrinata alla perfezione e aveva sopportato, da attrice navigata, il processo, gli interrogatori e le visite mediche. Era stata molto brava con la finta disperazione al momento giusto e le lacrime e le urla strazianti. Neanche la moglie, figlia unica di un antico casato, volle credere all’innocenza dell’uomo e chiese, di lì a poco, il divorzio, per non essere coinvolta nello scandalo e prendere così le giuste distanze dal marito. I clienti, uno dopo l’altro, lo avevano abbandonato e lui, tra penali e alimenti da dare all’ex moglie, si ritrovò sul lastrico. Anche gli amici, persino i più fidati, lo abbandonarono, persino i colleghi più devoti e i suoi parenti.
Il giovane e rampante professionista era, così, rimasto solo.
Un giorno, senza soldi e senza più casa, prese con sé poche cose e cominciò a vivere per strada di elemosine e finta pietà. La barba gli si allungò giorno per giorno e lui volutamente la volle lasciare incolta e ispida.
Nessuno lo riconosceva più, nessuno lo voleva più riconoscere e i clienti più danarosi gli passavano davanti lasciando cadere nel bicchiere di carta, che teneva costantemente in mano, qualche centesimo che avrebbe a sera messo assieme alle altre monetine per comprarsi un panino. Si rendeva utile come poteva, spazzava il marciapiede davanti ai negozi, portava le buste del supermercato nel bagagliaio delle auto delle signore per guadagnarsi qualche centesimo in cambio dei propri servigi.
La via principale della Città era diventata il suo soggiorno abituale, una via larga con ampi marciapiedi che conduceva alla Chiesa Grande.
Da lì passavano tutti e quella sera, per la messa di mezzanotte, sarebbe transitata tutta la Città.


Edil Merici

Passò, infatti, il sindaco con sottobraccio la moglie, intabarrata in una costosissima e lunga pelliccia di visone, di quelle vere, non sintetiche. Si fermò davanti a lui e gli disse: «Coraggio che settimana prossima passerà in giunta la discussione per l’alloggio gratuito per i senzatetto.»
La moglie, poi, con le sue dita ingioiellate, prese dal borsellino firmato 10 Euro e glieli mise nel bicchiere che il mendicante teneva in mano. Lui ringraziò con un cenno della testa, poi l’augusta coppia proseguì per la sua strada stretti l’uno all’altro più per il freddo che per l’affetto.
Il cielo si era fatto, intanto, tutto bianco, e presto sarebbe caduta la neve.
Passò pure Monsignor De Roberti, con il codazzo dei pretini e la sua sacra pantofola calcò quel marciapiedi e si avvicinò a lui: «Figliuolo, che Dio ti benedica, offri i tuoi dolori al Bambino Gesù» e fece scivolare nel solito bicchiere di carta una banconota da cinque euro assieme a un santino raffigurante l’adorazione dei pastori di Raffaello. Poi, dopo aver teso la mano per farsi baciare l’anello dal mendicante andò via con il codazzo dei pretini al seguito. Passò la ragazza che lo aveva accusato sottobraccio a un giovane con il quale rideva e faceva moine, non lo riconobbe e stava per mettergli un euro nel solito bicchiere di carta quando il giovane la strattonò: «Lascia stare che questi mendicanti hanno più soldi di noi!»
E proseguirono tra le risate ed i lazzi di gioventù.
Si era ormai fatta notte, le luci dei negozi e della strada s’erano accese da un pezzo, sbrilluccicando sull’asfalto lucido per la pioggerellina incessante e fu allora che li vide, gli venivano incontro dall’altra parte della strada e c’erano tutti: i suoi amici più fidati e più cari, sua moglie e le sue figlie. Erano tutti sorridenti e cordiali. Sua moglie lo baciò sulla bocca e fu un bacio lungo e appassionato come una volta. Le sue figlie lo abbracciarono, una dopo l’altra, Silvia, Santina e Alba. A quest’ultima passò le mani tra i capelli, come una volta, e l’abbracciò e le sue lacrime si mischiarono a quelle della figlioletta, che strinse a sé come faceva sempre. Poi fu la volta di Silvia e Santina, tutte avvinghiate in un solo lungo e caloroso abbraccio.
«Dai, papà, adesso si torna a casa. L’abbiamo desiderato tanto.»
Qualche fiocco di neve cominciò a danzare proprio davanti ai loro occhi posandosi lieve sull’asfalto  e sulle luci natalizie e sulle insegne dei negozi addobbati a festa.
Lui cominciò a parlare. Fece un lungo e accorato monologo che sembrava non avere mai fine. Raccontò loro tutto col cuore in mano, non c’era mai stato lo stupro, ma solo tanta cattiveria da parte di tutti e tanta incomprensione orgoglio e sofferenza da parte sua. Raccontò delle lunghe notti passate sotto gli androni delle case altrui e della sua vita fatta di elemosine e panini comprati con gli spiccioli che riusciva a racimolare.
Ma adesso tutto era finito e lui sarebbe finalmente tornato a casa.
Era la mattina del 25 di Dicembre e, sotto un grande balcone a pancia di mamma, trovarono il solito barbone morto assiderato.
Aveva le braccia sul petto nel gesto di abbracciare qualcuno e una lacrima gli si era gelata sulla guancia.

Foto: poliziadistato.it

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Redazione

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