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Il Comune di Locri condannato a pagare 10,4 milioni di € alla Regione Calabria

Nuova tegola per le già provate finanze del Comune di Locri, condannato dalla sezione civile del Tribunale di Catanzaro, con sentenza nº 1.556/2021, al pagamento di 10.356.290,15 € in favore della Regione Calabria per la fornitura di acqua potabile relativa al periodo compreso tra il 1981 e il 2004. La decisione del tribunale arriva al culmine di un contenzioso avviato proprio dal Comune di Locri che, vistosi intimare dalla Regione il pagamento dell’ingente debito maturato, ne contestava la sussistenza per mezzo dell’avvocato Luisa Cimino di Lamezia Terme, che eccepiva l’incostituzionalità di alcune norme della legislazione regionale, funzionali e di attuazione alla procedura di riscossione avviata dalla Regione e l’intervenuta prescrizione del credito vantato o, quanto meno, la compensazione con il credito per la fornitura d’acqua potabile che l’allora Azienda Sanitaria Locale di Reggio Calabria aveva contratto con l’Ente, pari a 5.146.403,89 €.
Costituitasi in giudizio, la Regione Calabria aveva ovviamente contestato la procedura messa in atto dal Comune, tanto più che le era stata trasmessa una delibera di Giunta Comunale con la quale si chiedeva la rateizzazione del debito in oggetto che, a dire dei suoi legali, ne costituiva un riconoscimento.
Nel dispositivo del Tribunale di Catanzaro, si legge dunque che la procedura messa in atto dalla Regione aveva rispettato la norma relativa ai limiti del potere di controllo regionale sostitutivo sugli enti locali che veniva contestata, come peraltro sancito dalla sentenza della Corte Costituzionale nº 43/2004 e che, contrariamente a quanto sostenuto dal legale del Comune di Locri, la competenza era effettivamente dell’autorità giudiziaria ordinaria e non riservata al Tribunale Regionale delle Acque Pubbliche. Per quanto concerne la prescrizione, inoltre, essa può essere applicata solo nel caso in cui il soggetto che la richiede dimostri di non essere stato a conoscenza del debito che le viene contestato e, in questi termini, gioca effettivamente a sfavore del Comune la delibera di Giunta nº 140 del 23/4/1998, con la quale si chiedeva la rateizzazione degli allora 7.022.380.592 ₤ che costituisce, di fatto, un riconoscimento del debito. Nell’istanza presentata dal comune, inoltre, non sarebbe chiaro quali siano le annualità di cui si chiede la prescrizione, considerato poi che, in uno dei punti dell’istanza, si legge che “nella denegata ipotesi in cui non venisse in toto dichiarata prescritta la somma imputata al Comune di Locri” si chiede di “riconoscere e dichiarare […] prescritte in favore del Comune, le somme afferenti al servizio di fornitura d’acqua fino al 3 ottobre 2000.”
Anche la richiesta di far valere il credito vantato con l’ASL, infine, viene rigettata. Innanzitutto perché la compensazione può essere richiesta solo nel caso in cui l’ente debitore sia a sua volta creditore nei confronti di chi esige la somma contestata, in secondo luogo perché tale credito non viene in alcun modo provato, se non attraverso la presentazione di un verbale con il quale l’ASL valuta la possibilità di verificare le somme richieste prima di procedere a una “stipula della transazione”.
Una serie di contestazioni che obbligano adesso il Comune a pagare l’intera somma in unica soluzione, alla quale sono da aggiungere un terzo delle spese di lite, ammontanti a 47.070 €.
La sentenza, sia per l’entità delle somme debitorie che condanna l’Ente a pagare, sia per gli eventuali risvolti di competenza della Corte dei Conti, ipoteca le future decisioni amministrative del Comune, aggravandone la già precaria condizione delle casse comunali, gravate dal dissesto finanziario approvato dall’Amministrazione nel maggio 2017, e la cui massa passiva non è stata ancora interamente calcolata.
Il nodo finanziario di maggiore complessità che dovrà essere sciolto è come iscrivere nuovamente in bilancio questo enorme debito, posto che, in occasione della stesura dei diversi piani di Riequilibrio Finanziario Pluriennale, approvati tanto dai Commissari Prefettizi quanto dall’Amministrazione Calabrese, tali somme sono state cancellate dai residui passivi proprio perché l’ente ne contestava l’estinzione per prescrizione.
Già la minoranza rappresentata da Antonio Cavo aveva a suo tempo sottolineato l’imponenza del problema e, in tempi più recenti, il gruppo consiliare Scelgo Locri ha chiesto in almeno cinque differenti occasioni alla Giunta di dare conto delle contromisure che intendevano adottare per evitare il default, suggerendo al contempo di seguire l’esempio di quei comuni che hanno riconosciuto debiti fuori bilancio nei confronti della Regione Calabria per la somministrazione di acqua erogata negli anni precedenti. Eppure, fino a oggi, l’Amministrazione ha continuato a ignorare il problema ritenendolo prescritto e seguendo la linea del più ermetico silenzio.
Ci auguriamo, a questo punto, che dare notizia di questa sentenza possa servire da stimolo ad affrontare la questione a viso aperto…

Oὐδείς

Oὐδείς (pronuncia üdéis) è il sostantivo con il quale Ulisse si presenta a Polifemo nell’Odissea di Omero, e significa “nessuno”. Grazie a questo semplice stratagemma, quando il re di Itaca acceca Polifemo per fuggire dalla sua grotta, il ciclope chiama in soccorso i suoi fratelli urlando che «Nessuno lo ha accecato!», non rendendosi tuttavia conto di aver appena agevolato la fuga dei suoi aggressori. Tornata alla ribalta grazie a uno splendido graphic novel di Carmine di Giandomenico, la denominazione Oὐδείς è stata “rubata” dal più misterioso dei nostri collaboratori, che si impegnerà a esporre a voi lettori punti di vista inediti o approfondimenti che nessuno, per l’appunto, ha fino a oggi avuto il coraggio di affrontare.

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