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Attualità

Tu quoque, Luigi, fili mi?

Il rompiscatole


Edil Merici

Di Francesco Salerno

Alla fine, Luigi Di Maio ha rotto gli indugi lasciando ufficialmente il Movimento 5 Stelle. Una mossa quantomai ovvia, se si va a considerare l’operato dello stesso dall’inizio del Governo Draghi.
Insieme a lui defezionano altri 63 parlamentari che andranno a formare il nucleo nevralgico di un nuovo movimento denominato Insieme per il futuro, in fondo, se ne sentiva proprio il bisogno, essendoci carenza di partiti in Italia…
Ciò che però lascia abbastanza interdetti non è tanto l’abbandono del Movimento, quanto le parole dette dallo stesso Di Maio in conferenza stampa.
Per prima cosa, l’ex grillino ha attaccato pesantemente i 5 Stelle accusandoli di destabilizzare il governo con polemiche e incertezze sull’operato dello stesso. Perché, ovviamente, in Parlamento non esistono discussioni o dubbi, si deve sempre e comunque appoggiare ogni iniziativa di Mario Draghi, sennò che democrazia sarebbe?
Subito dopo, Di Maio ha lanciato qualche frase autocelebrativa con la quale ha ricordato tutti i trionfi e le conquiste portate a termine come Ministro degli Esteri. Ho provato a cercare qualcosa sul web, ma non ho trovato nulla. Se qualcuno fosse a conoscenza di questi risultati per favore, mi avvisi.
Infine, il ministro ha dapprima rinnegato il mantra dell’uno vale uno, affermando chiaramente che per lui “uno non vale l’altro”; poi ha reso omaggio a Draghi dichiarando che gli italiani dovrebbero essere orgogliosi dell’operato del Presidente del Consiglio. In effetti, gli italiani già dimostrano ogni giorno la propria felicità per questo governo, se pensiamo alle piazze quotidianamente piene di gente festante che inneggia a Draghi e al suo governo dei migliori…
Ma, tornando a Di Maio, veramente qualcuno si è stupito del suo cambio di casacca? C’è qualcuno che ha immaginato un Conte addolorato che, ascoltando la conferenza stampa di Di Maio, abbia detto con le lacrime agli occhi: “Tu quoque, Luigi, fili mi?”
Io non credo.
Di Maio ha palesato la propria condotta politica sin dall’inizio, basti pensare a quando è divenuto ministro col governo 5stelle-Partito Democratico dopo aver dichiarato «col partito di Bibbiano, io, non ci voglio avere nulla a che fare». O, ancora, a quando ha rinnegato tutti i precetti del Movimento sulla messa in discussione di Euro, Europa e Organizzazione del Trattato Atlantico del Nord appiattendosi totalmente su ogni posizione. Potremmo citare anche il fatto che non vuole abbandonare la propria poltrona contravvenendo alla regola dei due mandati prescritta dai 5 stelle. Infine, giusto per conoscenza, ricordiamo che lo stesso Ministro degli Esteri aveva dichiarato che «chi cambia casacca tenendosi la poltrona dimostra di avere a cuore solo il proprio status, lo stipendio e la carica.»
Insomma, Di Maio è tutti gli effetti un politico ammantato di opportunismo fine al proprio interesse a questa mossa non è che la logica conseguenza di un’intera carriera politica incentrata sul personalismo. Certo, va detto che il Movimento gli ha dato una bella spinta, in tal senso.
Come una nave che sta affondando, i 5 stelle speravano di essere salvati da Conte, l’uomo della provvidenza che ormai viene considerato quasi un santo da Marco Travaglio ma che, a dirla tutta è solo riuscito a far morire un partito politico che aveva superato la soglia del 30% dei consensi su scala nazionale.
Ora non resta che vedere cosa ha intenzione di fare l’altro partito che ha già detto e fatto tutto e il contrario di tutto, il PD. Sarà leale a Conte nonostante il Movimento stia morendo o virerà verso Di Maio & Friends nella speranza di nuovo e fresco alleato?
Difficile, in questo momento, fare previsioni anche perché Mario Draghi non ha ancora commentato l’accaduto. Attendiamo le sue parole…
Nel frattempo, prendiamo sempre più atto di vivere in un Paese in cui ciò che è stato detto ieri può essere tranquillamente smentito oggi e rinnegato domani. In fondo, a chi vuoi che interessi? Agli italiani?

Foto: firstonline.info


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