ADVST
Attualità

Le Camere Penali Calabresi proclamano lo stato di agitazione per il 14 e 15 luglio

Di Valerio Murgano – Coordinamento Camere penali della Regione Calabria

Il Coordinamento delle Camere Penali Calabresi, costituito dalle Camere territoriali di Catanzaro, Reggio Calabria, Cosenza, Crotone, Vibo Valentia, Palmi, Rossano, Castrovillari, Lamezia Terme, Locri e Paola, preso atto che:

  • l’andamento della giurisdizione nei Distretti giudiziari della Calabria segna un inarrestabile trend recessivo, con costante erosione dei principi fondamentali dello Stato di diritto e del garantismo penale;
  • i valori sottesi al giusto processo di matrice costituzionale, nella nostra regione, più che altrove, sono sottoposti a una sterilizzazione progressiva più volte denunciata (inutilmente) dall’Avvocatura penalista;
  • le Camere penali sono ben consapevoli dell’irrinunciabile necessità che lo Stato difenda se stesso e i propri cittadini dalla soffocante pervasività mafiosa, dalla diffusa propensione corruttiva nella politica e nella Pubblica Amministrazione, dalla criminalità comune, nondimeno, tali primari scopi di politica criminale debbono essere perseguiti, in uno Stato di diritto, senza alterare né gli equilibri costituzionali che regolano il cruciale rapporto tra potere coercitivo e diritti fondamentali della persona, né la separazione dei poteri; 
  • nella prassi applicativa, in nome di un contrasto doveroso e legittimo alle diverse forme di criminalità, stiamo assistendo a una mutagenesi del diritto penale (il “più terribile dei poteri pubblici”), trasformato da argine alla pretesa punitiva dello Stato leviatano a strumento di “lotta sociale”, con conseguente arretramento della storia della civiltà giuridica nel nostro territorio;
  • se” il contrasto alla criminalità è obiettivo condiviso e condivisibile, non più differibile è una chiara e netta presa di posizione dell’Avvocatura che riguardi il “come” e con quali “effetti” concreti sulla vita dei cittadini ciò stia avvenendo nella nostra regione;
  • lo squilibrio interno alla giurisdizione è esteriorizzato (anche) dal rapporto quantitativo – non più tollerabile – tra il numero (elevato) di requirenti e il numero (esiguo) di giudicanti nelle Sezioni giudiziarie in cui si decide la libertà personale ed economica dei cittadini;
  • il sistema della pesca a strascico, prodotto nei fatti dalla riesumazione dagli archivi del modello inquisitorio ci costringe ad assistere oramai disarmati – in danno dei cittadini – all’abuso nell’applicazione e nel mantenimento delle misure cautelari, con ribaltamento ideologico e di sistema della presunzione di innocenza, un abuso costante, reso ancora più insopportabile dal circuito mediatico-giudiziario che si attiva nella fase, spesso spettacolare (con buona pace dei moniti europei), di esecuzione delle misure coercitive, producendo danni irreversibili sul piano umano, famigliare, economico e sociale per i cittadini che le subiscono, oltre che costi insopportabili per lo Stato; l’avviso di garanzia, l’arresto, la conferenza stampa paludata, le foto dei protagonisti, i dibattiti televisivi sul diritto, la pubblicizzazione di conversazioni private, le lacrime delle vittime, la lettura della sentenza segnano nel loro inesorabile succedersi quotidiano la vittoria della concretezza sull’astrazione, dell’emozione sulla ragione, della stigmatizzazione sul rispetto; questa giustizia penale che considera sospetto l’avvisato, colpevole l’imputato, spregevole il condannato, travolge i valori propri della nostra Repubblica;
  • la dimensione del fenomeno, in Calabria, è attestata dal primato costante del numero degli errori giudiziari, rispetto ai quali i Distretti di Reggio Calabria e Catanzaro si posizionano, costantemente, in cima alle classifiche; se, da un lato, gli epiloghi giudiziari dimostrano che il sistema, fatto di garanzie, alla fine di un lungo calvario permette agli innocenti di essere assolti, dall’altro lato, attestano anche che tante, troppe volte che il massimo rigore della leva cautelare è affidato più a criteri intuitivi che a solidi modelli epistemici;
  • emblematica del sentimento culturale in atto è la recente vicenda degli appelli cautelari, emersa solo nello scorso mese di febbraio, nella quale l’Avvocatura ha appreso, accidentalmente, della illegittima corsia preferenziale riservata (con circolare interna!) alle impugnazioni del requirente; una prassi esclusiva pensata e voluta dall’allora Presidente facente funzioni del Tribunale del Riesame di Catanzaro che, in violazione del principio di legalità processuale, per otto mesi ha sovvertito i criteri normativi fissati dal codice di rito, in una materia, quella cautelare, invece presidiata dal principio costituzionale del minor sacrificio possibile per la libertà personale; sebbene l’intervento immediato delle Camere penali e dell’attuale Presidente del Tribunale di Locri abbiano ristabilito la regola (almeno) della parità delle parti, rimangono indelebili “e stimmate dell’idea del Giudice discopo” che è alla base dello squilibrio generato tra accusa e difesa;
  • nella prassi si affacciano nuove tendenze in materia di libertà, tese a obliterare le richieste di alleggerimento del carico cautelare deducendo la parzialità dell’istruttoria effettuata, così sovrapponendo il piano della cognizione (e le regole proprie di tale accertamento) con quello della cautela, notoriamente presidiato dal principio rebus sic stantibus, rispetto al quale la res iudicata si atteggia in modo particolare, per la necessità di adeguare costantemente lo status libertatis alle modifiche sostanziali o processuali che intervengono nel corso del giudizio;
  • nei maxi-processi (e, in alcuni circondari, anche nei giudizi monocratici) si assiste impotenti al fenomeno delle udienze fiume, senza vincoli di orario, in cui molto spesso viene modificato a sorpresa l’ordine prestabilito dei testi a carico da escutere, con conseguente mortificazione dell’attività del difensore, impossibilitato in tal modo a offrire ai propri assistiti una risposta qualitativa idonea a tutelarne i diritti;
  • ulteriore, grave, segnale dell’arretramento culturale in atto è attestato dalla sempre maggiore propensione che si registra nell’inquadrare le legittime e spesso doverose scelte difensive (quali il diritto al silenzio, espressione del nemo tenetur se detegere; il mancato consenso all’acquisizione di atti di indagine – fisiologicamente non garantiti – perché formati unilateralmente dall’accusa, e via discorrendo nella categoria delle condotte processualmente scorrette, tanto da porle a base giustificativa della maggiore severità del giudizio e del conseguente trattamento sanzionatorio;
  • la deriva autoritaria in atto non ha risparmiato neppure il sistema dell’esecuzione penale, che la Costituzione ha rigidamente saldato al senso di umanità nel trattamento sanzionatorio. Emblematica, al riguardo, è la vicenda di un condannato in regime di media sicurezza nel carcere di Cosenza, con fine pena fissato a ottobre 2022 e regolare percorso intramurario (tanto da aver già goduto di permessi premio), al quale è stato negato il diritto di far visita alla propria madre, oramai in fase terminale a causa di una neoplasia maligna al fegato. La domanda, legittima e doverosa, di un figlio disperato e bisognoso di rivolgere un ultimo saluto alla propria congiunta, non è stata neppure evasa. Di più. Intervenuto il decesso, l’unica risposta che si è stati capaci di concepire, è la visione della defunta madre, oramai dentro la bara, in videochiamata! Ci si chiede se un uomo, qualunque uomo, possa ricevere un simile trattamento e, ancora prima, quale finalità rieducativa possa conseguire lo Stato se questo è il modo di concepire la pena;
  • anche il sistema della prevenzione segna un trend sbilanciato sugli accenti autoritari e di polizia che caratterizzano le cosiddette misure ante o praeter delictum, la cui esondazione ha travolto persino il terreno delle misure patrimoniali non ablative, con effetti devastanti sul circuito dell’economia legale; in tal modo, abbandonando la logica recuperatoria che ne ispira il sotto- sistema, spesso si decide la morte aziendale dell’imprenditoria sana vessata dalle organizzazioni criminali, la quale si vede così esposta, da un lato, alle intemperanze della criminalità e, dall’altro lato, alla incapacità dello Stato di tendere la mano per offrire concrete vie di uscita e programmi di bonifica dall’inquinamento mafioso, con conseguente eterogenesi dei fini;
  • da ultimo, ma non per importanza, ulteriormente emblematica è l’intera gestione della vicenda legata all’Aula Bunker di Lamezia Terme, avente a oggetto il presunto problema di sicurezza e di ordine pubblico che starebbe alla base dell’allontanamento fisico degli Avvocati dallo spazio dedicato ai parcheggi; la classe forense calabrese è stata prima mortificata e poi anche ignorata dall’Ufficio Territoriale del Governo nel momento in cui ha chiesto un’interlocuzione sul tema. L’idea che solo l’Avvocato possa rappresentare un pericolo per l’ordine pubblico e la sicurezza collettiva, tanto da essere fisicamente allontanato dal luogo di celebrazione del processo, rappresenta plasticamente come il ruolo del difensore sia oggi avvertito più come un ostacolo che non come la sentinella dei diritti e un attore indispensabile al corretto esercizio della giurisdizione;

ritenuto che:

  • la filosofia di fondo che ispira il nuovo corso della giurisdizione in Calabria è rappresentativo di un forte regresso in atto: la trasformazione del processo da luogo della cognizione del fatto di reato e della responsabilità individuale a strumento mediante il quale lo Stato regola i propri conflitti sociali;
  • – mentre l’avvocatura penalista tenta incessantemente di stimolare un confronto con gli altri attori della giurisdizione, vi è in atto l’ingravescenza dei citati fenomeni giudiziari, in danno dei cittadini;
  • i penalisti calabresi intendono lanciare con forza un grido di allarme, nella convinzione che i principi costitutivi del nostro patto sociale e con essi gli argini della legalità costituzionale debbano essere riedificati;
  • il raccordo essenziale tra le condizioni di esercizio della giurisdizione e il libero dispiegarsi delle prerogative del difensore nel processo è, e sarà, programma di azione e di quotidiano impegno dei penalisti calabresi in continuità alle analisi prodotte dal dibattito svoltosi in occasione dell’apertura dell’anno giudiziario dei penalisti italiani a Catanzaro;
  • l’avvocatura non può e non vuole abdicare al ruolo di promotore delle istanza di giustizia e di garante dei diritti di libertà che provengono dalla collettività; il diritto penale della costituzione prevede il rispetto della persona che entra nel processo, l’attenzione per il principio di ragionevolezza, la garanzia della prevedibilità delle conseguenze giuridiche del proprio operato, la disintossicazione dell’ordinamento dall’eccesso di sanzioni;
  • la irrinunciabilità di questi principi chiama l’avvocatura a stimolare il dibattito pubblico contribuendo al consolidamento dei valori costituzionali come regole di civiltà e a favorire il passaggio della giustizia penale del nemico alla giustizia penale del cittadino; contro il fanatismo punitivistico del nostro tempo bisogna ri-stabilire forme di alleanza tra diritto e sentire civile, tra cultura e legittimità, tra addestramento sociale ai valori e proclamazione dei diritti, nella consapevolezza che, all’infuori di un condiviso suo riconoscimento presso la comunità di laici, anche la più armonica e raffinata architettura normativo/costituzionale resta esposta al rischio dell’ineffettività;
  • le Camere Penali calabresi, hanno deliberato e proclamato lo stato di agitazione, al fine – poi risultato vano – di aprire un tavolo di confronto sui temi indicati,

tutto ciò premesso il Coordinamento delle Camere Penali Calabresi, in aderenza ai deliberati delle singole Camere Penali che lo compongo, comunica l’astensione dei penalisti dalle udienze e la programmazione di manifestazioni e iniziative politiche in tutto il territorio giudiziario della Calabria, per i giorni del 14 e 15 luglio 2022.


GRF

Redazione

Redazione è il nome sotto il quale voi lettori avrete la possibilità di trovare quotidianamente aggiornamenti provenienti dagli Uffici Stampa delle Forze dell’Ordine, degli Enti Amministrativi locali e sovraordinati, delle associazioni operanti sul territorio e persino dei professionisti che sceglieranno le pagine del nostro quotidiano online per aiutarvi ad avere maggiore familiarità con gli aspetti più complessi della nostra realtà sociale. Un’interfaccia che vi aiuterà a rimanere costantemente aggiornati su ciò che vi circonda e vi darà gli strumenti per interpretare al meglio il nostro tempo così complesso.

Related Articles

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Back to top button