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Costume e SocietàLetteratura

L’ora decisiva (prima parte)

Le Cronache di Atlantidea XXXV


Edil Merici

Di Luisa Totino

Talòs, a quei rumori, si voltò e fu colto da stupore nel vedere alcuni vecchi amici, messi come custodi del Metaverso quando venne creato che, per non essere riconosciuti dagli abitanti, vennero fatti passare per statue. Vera, anche se stretta nel tentacolo del polpo gigante, riconobbe le figure che avanzavano, che lei aveva sempre considerato simboli inequivocabili delle origini antiche della sua città. Riconobbe subito lei, la statua della poetessa antica, che aveva visto sempre sul basamento, al centro della piazza del Lungomare, a ricordare un glorioso passato. I suoi versi sublimi furono da sempre un vanto per la storia della sua terra e del mondo intero. E ora, era lì, pronta a combattere per far trionfare il bene. Altre figure statuarie erano con lei: due giovani a cavallo, uguali, erano gemelli. Vera ricordò di aver visto anche loro, era come se la storia prendesse vita. Avanzavano baldanzosi e con sprezzo del pericolo, entrando in acqua, prendendo a mani nude le creature degli abissi con le loro fauci assassine, le loro pinne acuminate, strangolandole e gettandole via. Elis, poco distante, vide la scena, e si ricordò di quello che le dissero le Sapienti di Akron, dell’aiuto che avrebbero dato durante la battaglia e capì che era tutto opera loro. Allora chiuse gli occhi e disse nella sua mente: “Grazie”. Le statue continuavano a combattere gli orrendi mostri marini, Gòrgos stesso cominciò a temere i guerrieri di pietra, ma oramai l’effigie di Altea era quasi nelle sue mani, un ultimo tratto del tentacolo e l’avrebbe agguantata. Le sorprese, però, non finirono. Dal mare sopraggiunsero, camminando nell’acqua, due figure bronzee, due guerrieri dallo sguardo fiero, ognuno con la sua lancia e il suo scudo. Vera se li ricordava senza le armi, perché così erano stati ritrovati, non molto lontano dalla sua città. Vederli partecipare alla battaglia, la fece sentire orgogliosa di appartenere alla sua terra e di combattere per liberarla. La storia si stava unendo al presente. Fu in quel momento che sentì forte l’impulso di liberarsi dalla morsa, cercò di spingere la mano verso il basso, per poter prendere il pugnale nella sua cintola, un piccolo sforzo e ce l’avrebbe fatta. I guerrieri bronzei, al loro passaggio, trafiggevano senza pietà le creature dell’abisso. Talòs, ora, poteva concentrarsi su Gòrgos e finire lo scontro.
Si rivolse all’esercito e disse: «Aiutate i custodi di pietra! Io vado a chiudere i conti con il mio acerrimo nemico!»
E Aldàrin rispose: «Talòs, non deve prendere per nessun motivo l’effigie della Regina, altrimenti sarà finita per noi! Ricorda, il bene di molti vale più di quello di uno solo. Ridona il tempo ai due mondi e lascia il rimorso eterno a Gòrgos!»
Talòs guardò l’amico di tante battaglie, sorrise, si voltò e il suo sguardo incrociò quello di Gòrgos: «Sto arrivando, Gòrgos! L’ora è giunta!»
E si lanciò verso di lui con il pensiero della sua Altea che non lo lasciava mai, sembrò quasi di averla al suo fianco, splendida, come se la ricordava, con la sua armoniosa voce a sostenerlo: «Talòs, non farti ingannare da Gòrgos, dalla sua audacia e prepotenza, per vincerlo devi farti aiutare da Vera, insieme dovrete arrivare alla parte più nascosta del suo cuore, dove ha sepolto l’ultima scintilla di benevolenza e di rimpianto. Quando ne sarete in possesso, il suo potere cadrà, perché sarà accecato dal pentimento, e in quel momento potrete prendergli il bracciale e finirlo! Amore mio, io sarò con te e con Vera! Va e vinci per Atlantidea, per noi!»
Talòs, guardando l’immagine di Altea disse: «Sì, lo farò insieme a Vera, per Atlantidea, per il Metaverso e per te!»
Vera, intanto, con la mano era riuscita a prendere il pugnale. Il tentacolo con l’effigie aveva quasi raggiunto Gòrgos che, vista la situazione, decise di accorciare i tempi e dirigersi verso di esso. Vera riuscì finalmente a conficcare il pugnale nel tentacolo. Il polipo lasciò la presa per il dolore e Vera iniziò a precipitare in mare.
Mattia, però, che aveva visto la scena, volò dritto verso di lei e riuscì a prenderla sul suo Dasculòs prima che toccasse l’acqua: «Grazie, Mattia. Raggiungi Talòs, non voglio lasciarlo solo contro Gòrgos, ha bisogno del mio aiuto! Solo stando uniti riusciremo a vincerlo!» disse Vera.
Mattia, si stava dirigendo verso Talòs quando sentì qualcosa, una strana vibrazione. Trasse fuori il cellulare, il display lampeggiava, sembrava un messaggio in codice.
Vera disse: «Che sta succedendo, Mattia? Perché il tuo cellulare lampeggia?»
E Mattia: «È una richiesta di aiuto. Sì, è lei, ne sono sicuro. È Bea!»
E Vera: «Bea? Che dici, Mattia?»
E Mattia: «Non è il momento delle spiegazioni, ma Bea sta chiedendo il mio aiuto. Si trova nel Mare Internum insieme all’ippocampo di Talòs. Gòrgos ha cercato di plagiare le loro menti, in modo che conducessero delle orribili creature marine contro Altinium, ma con lei non è riuscito nell’intento. Devo andare, Vera. Ti lascerò con Talòs, e poi tornerò ad Atlantidea. Cercate di prendere la parte del Bracciale o sarà tutto perduto!»
Quando fu vicino a Talòs, Vera disse: «Talòs, sono qui!»
E Talòs: «Vera, ce l’hai fatta a liberarti! Ora andiamo a riprenderci ciò che è nostro!»
Talòs allungò il braccio e aiutò Vera a saltare sul suo Dasculòs. Mattia accennò il saluto militare a entrambi e volò verso il portale, situato nella Colonna del Tempio, per tornare ad Atlantidea.
Talòs disse a Vera: «Dobbiamo fare presto, Gòrgos sta per prendere l’effigie!»
Infatti, insieme al suo squalo cannibale, Gòrgos, era giunto vicino al polipo, che continuava a dimenarsi dal dolore, e cercò di agguantare l’effigie, ma la creatura muoveva troppo il tentacolo. Lo squalo, però, vedendo il sangue, con le sue fauci agguantò il polipo, per tentare di sbranarlo. Nel mentre Gòrgos balzò sul tentacolo per prenderla.
Talòs gridò contro di lui: «Gòrgos, arrenditi, la tua fine è giunta! Rinuncia all’effigie e ti risparmierò la vita!»
E Gòrgos: «Tu sei pazzo, Talòs, Non mi avrai mai! L’effigie è quasi nelle mie mani. Solo tu morirai questa notte!»
La pioggia era incessante, ma Talòs e Vera volavano il più velocemente possibile.
Gòrgos stava quasi per toccare l’effigie: «Sei mia!»
Talòs, allora, tirò la sua lancia verso Gòrgos. La punta lo ferì alla mano e il dolore gli fece perdere l’equilibrio, lo fece quasi precipitare in acqua. Ma con l’altro braccio riuscì a mantenersi agganciato al polipo e a risalire sul tentacolo.
Talòs, giunto presso Gòrgos, sguainò la spada e gli gridò: «Combatti, vigliacco! Io sono qui!»
E Gòrgos: «Il polipo obbedisce a me, tu non hai potere su queste creature!»
E Talòs: «Lo vedremo!»
E detto questo alzò la spada e recise il tentacolo con l’effigie, che si staccò dalla ventosa e volò in aria. Talòs, allora, prontamente si precipitò a prenderla, Vera l’afferrò con decisione. L’effigie era salva, ma bisognava prendere il resto del Bracciale a Gòrgos.
Talòs disse a Gòrgos: «Arrenditi, non hai scampo! Dammi la parte del Bracciale del Tempo e ti salverò la vita. Il tuo squalo sta sbranando il polipo, se non vieni via finirai per diventare anche tu il suo pasto!»
E Gòrgos: «Mai! Il Bracciale sarà mio in un modo o in un altro! E tu e il tuo mondo cadrete sotto il mio dominio!»
Gòrgos, grazie al potere del Kàndanium e del Bracciale manipolò la mente dello squalo comandandogli di trascinare il polipo a riva. E così fece. Una volta sulla spiaggia, con lo stesso potere, si appropriò di un Dasculòs, facendo precipitare chi lo conduceva nelle fauci delle creature marine, e volò verso il portale che conduceva ad Atlantidea, alla colonna del Tempio. Voleva raggiungere Lòkrot e unirsi a lui e portarlo nel Metaverso e vincere la battaglia. Talòs e Vera partirono al suo inseguimento, non potevano permettere che ciò accadesse. Intanto i custodi di pietra e il resto dell’Esercito continuavano a combattere insieme.
Ad Atlantidea Gòrgos, però, avrebbe trovato Andronòs a combattere con il suo Luogotenente. Erano ai ferri corti: Andronòs doveva trovare il modo di liberarsi di Lòkrot e passare il portale per il Metaverso. Intanto, continuava a lottare in groppa al suo cavallo e a fermare i colpi di lancia del nemico. A un tratto Lòkrot emise un grido di dolore, qualcuno lo aveva colpito alle spalle. Cadde dal suo Luspertolòs, che venne colpito alla gola da una freccia degli Arcieri di Kòlion.
Andronòs fu sorpreso di vedere…

Continua…


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