Attualità

Uno sguardo al futuro con gli occhi del presente

Dopo circa un decennio vissuto tra silenzi e quotidianità e sguardo rivolto al passato, il caro amico Rocco Muscari mi invita a una rielaborazione di una serie di antichi spunti,  questa volta rivolti al futuro. È normale che, nel frattempo, pur in un sistema politico locale che aveva trovato, dopo anni di eccessiva vivacità, alcuni punti fermi di stabilità, ci sono stati importanti cambiamenti, e pare sia giunto il momento quindi di riprendere il dialogo là dove si era interrotto.
Nell’attuale scenario, tra globalizzazione, avvento dei social media, fenomeni migratori, Covid-19, cambiamenti climatici, crisi da carenza di rappresentatività politica e nuovi soggetti politici, indebolimento del tessuto produttivo, depotenziamento delle strutture e infrastrutture esistenti, ove si intendesse semplificare, si sta quindi assistendo a una sorta di divisione, anche nel vasto ambito territoriale locale, che vede da un lato un raggruppamento che ruota intorno al filone pubblico e, dall’altro, un egualmente vasto schieramento ruotante intorno al filone privato, la cosiddetta area del mercato in cui gravitano una molteplicità di interessi e attività, spesso terreno di scontro e conquista indiscriminata o scriteriata.
Ne deriva, pertanto, con sempre maggiore intensità, la diffusione simultanea di un sentimento di sconforto da un lato e di timore dall’altro, di estesa e rigida incomunicabilità in ragione dell’assenza di un ambito di confronto esprimente progettualità all’insegna del dialogo, considerato che le attenzioni che i due ambiti socio-economici si scambiano vicendevolmente, sfociano frequentemente in incomprensioni e/o disagi, a volte in veri scontri determinanti un ulteriore degrado generale.
Nel mezzo dei detti filoni (pubblico e privato) vegeta quella che un tempo veniva definita borghesia o ceto medio, che appare sempre più polverizzata e in crisi identitaria e che si muove ora da un lato ora dall’altro, quasi vagabondando.
Questa rivista, questi interventi, questo laboratorio, lungi dal voler proporsi come camera di compensazione o luogo di apparente compromissione, si prefissa invece l’obiettivo di porsi come riferimento per tutta quella fascia di popolazione che, a prescindere dalla specifica collocazione su fronti apparentemente contrapposti, intende avviare l’apertura di una serie di vasi comunicanti tra i fronti sociali oggi esistenti, non soltanto voce del ceto escluso o non includente.
L’intenzione quindi è quella di esprimere un’idea di moderazione, del dialogo, della ragione, del valore della condivisione, ruotante intorno a un progetto, a una visione della nostra realtà territoriale ove possa trovare ingresso e comoda agibilità l’idea del futuro, di ciò che intendiamo fare, di cosa desideriamo lasciare e di come pensiamo si possa vivere nella Locride.
Il nostro desiderio è quello di non vederci costretti a scegliere monoliticamente tra Stato e Mercato, ma di essere portatori di una mentalità liberale, di stampo culturale nazionale, aderente ai valori della solidarietà cattolica, consapevoli dei profondi cambiamenti che si sono verificati negli ultimi venti anni. Nulla di più.
Nello specifico, esistono numerosi e realmente interessanti ambiti e ambienti verso i quali porre la necessaria attenzione. Non dovendosi preliminarmente trascurare quanto sta accadendo a livello nazionale in relazione al Piano per la ripresa dell’Europa, il cosiddetto Recovery Plan, egualmente interessanti e attuali appaiono i vari progetti in fase di elaborazione, quali quello riguardante la creazione del Distretto Turistico della Locride, quello relativo ai Contratti di Costa e di Torrenti o (sfogliando tra la memoria e l’oblio) le Linee Programmatiche per lo sviluppo della Locride redatte a cura dei Comuni della Locride, il Protocollo di intesa Locri 2010 o, ancora (qualcuno lo ricorda?) il Progetto preliminare Porto Turistico Marina di Locri, non potendosi trascurare in tali contesti i cardini di ogni progetto di sviluppo rappresentati dalla SS 106 e dal Sistema Sanitario Nazionale.
Periodicamente esporremo il nostro punto di vista, consapevoli delle difficoltà, della stanchezza e delle delusioni accumulate e cagionate, ma desideriamo intervenire affinché non si affermi l’idea che il vivere nello stesso luogo abbia soltanto un significato individuale e non comunitario.

Rosario Scarfò

Foto: sudefuturi-magazine.it

Redazione

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