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Costume e Società

7 febbraio: la pandemia ci fa fare passi indietro nella lotta al bullismo

Ricorre oggi la “Giornata nazionale contro il bullismo e cyberbullismo”, istituita nel 2017 per cercare di arginare un fenomeno evolutosi in maniera rapidissima con il diffondersi della tecnologia. Una ricorrenza che quest’anno assume un sapore amaro a causa dei casi in aumento nonostante la pandemia ci abbia costretti a casa.

“La pandemia ci renderà migliori.”
Quante volte abbiamo sentito pronunciare questa frase nell’ultimo anno? Eppure, se i giovani sono lo specchio in grado di riflettere al meglio i vizi e le virtù della società contemporanea, pare proprio che non sia così. E a dimostrarlo sono i dati relativi all’incidenza di bullismo e cyberbullismo degli ultimi 365 giorni che, nonostante i lockdown più o meno duri imposti dal Presidente del Consiglio e la sospensione delle attività didattiche per gran parte dell’anno, sono aumentati, invece di diminuire.
Già lo scorso anno si sottolineava come più del 50% dei ragazzi tra gli 11 e i 17 anni sia stato oggetto almeno una volta di atti di bullismo, un fenomeno che, come tutte la pratiche odiose, si è evoluto con il tempo, trovando nella rete il luogo naturale in cui svilupparsi in maniera sempre più preoccupante. La piazza virtuale sulla quale facciamo passeggiare i nostri figli, talvolta con troppa leggerezza, è diventata infatti il luogo ideale in cui prendere di mira le diversità o le debolezze degli altri, soprattutto se hanno la “colpa” di voler imitare i propri paladini o gli influencer che seguono riproducendo in maniera goffa i loro più celebri contenuti.
Il problema del cyberbullismo è che, paradossalmente, è divenuto con il tempo assai più estremo rispetto alla sua controparte fisica, finendo con il trovarsi spesso e volentieri alla base di casi di vera e propria cronaca nera. Il pericolo di non saper riconoscere e valutare adeguatamente il fenomeno resta dietro l’angolo, tanto che troppo spesso si tende a puntare il dito contro il social network o la società che lo gestisce (quante volte abbiamo sentito di casi di cronaca “causati da un contenuto pubblicato” da Instagram piuttosto che TikTok, o Facebook?) e non contro chi il contenuto che incita al comportamento deviante l’ha ideato, magari consapevole di quali potessero essere le conseguenze, come talvolta le Forze dell’Ordine hanno appurato.
È nell’ambito dell’evoluzione di questo quadro sociale molto delicato che è entrata in vigore la legge nº 71 del 2017, che ha reso i due fenomeni in oggetto una delle priorità per le politiche educative nazionali. La conseguenza principale di quella formulazione è stata l’istituzione della Giornata nazionale contro il bullismo e cyberbullismo, di cui proprio oggi, 7 febbraio 2021, ricorre la 5ª edizione, e che fa il paio con un’altra ricorrenza, quella del Safer Internet Day, istituita invece dall’Unione Europea per il 9 febbraio. Due giornate di sensibilizzazione a due realtà sociali troppo spesso collegate tra loro, anzitutto per una scarsa consapevolezza dei genitori di quali siano gli elementi di pericolo cui i propri figli hanno accesso grazie all’uso indiscriminato della rete.
Diffamazione, molestie, minacce e furto di identità (i reati più diffusi nell’ambito del cyberbullismo) hanno assunto nella legislazione un peso specifico sempre già importante, ma pene più dure non sono servite, fino ad oggi, a limitare il fenomeno. E allora la strada da percorrere sembra proprio quella della sensibilizzazione e dal lavoro sinergico scuola/famiglie al fine di cancellare una pratica tanto odiosa quanto diffusa.
Certo è che, con la presenza meno permeante proprio dell’istituzione scolastica nella vita dei ragazzi nell’ultimo anno e, anzi, l’abuso della rete determinato anche dalla necessità di seguire le lezioni attraverso i Personal Computer, potrebbe averci fatto fare nell’ultimo anno un balzo indietro che obbligherà chi di competenza a pensare a contromisure nuove entro il 7 febbraio del prossimo anno.

Foto: Istock

Jacopo Giuca

Nato a Novara in una buia e tempestosa notte del giugno del 1989, ha trascorso la sua infanzia in Piemonte sentendo di dover fare ritorno al meridione dei suoi avi. Laureatosi in filosofia e comunicazione, ha trovato l’occasione di lasciarsi il nord alle spalle quando ha conosciuto la sua compagna, di Locri, alla volta del quale sono partiti in una altra notte buia e tempestosa, questa volta di novembre, nel 2014. Qui ha declinato la sua preparazione nella carriera giornalistica ed è sempre qui che sogna di trascorrere la vecchiaia scrivendo libri al cospetto del mare.

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