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L’occhio indiscreto della “Stasi”

Stasi II - La fine della Seconda Guarra Mondiale non fu una liberazione per tutta Europa. Gli stati dell’Est, infatti, passarono da un regime totalitario a un altro, subendo lo scacco della polizia segreta tedesca il cui occhio vigile controllava tutto e tutti. È in questo clima opprimente che facciamo la conoscenza del protagonista della nostra storia.

Di Francesco Cesare Strangio

La Seconda Guerra Mondiale, oltre ad avere provocato distruzione e morti, causò lo sconvolgimento degli equilibri politici ed economici che si erano creati nel mondo.
La nuova realtà divise gli Stati in due fronti: uno Occidentale, con a capo gli Stati Uniti d’America; e l’altro Orientale, con a guida l’Unione Sovietica.
Erano due ideologie diametralmente opposte: una basata sul principio dei liberi mercati, che generò un capitalismo sfrenato e insaziabile; e l’altra sul Socialismo reale, che poneva al centro lo Stato, infiacchendo e bloccando l’iniziativa privata.
La Repubblica Democratica Tedesca aderì al Patto di Varsavia fin dal 1956. Solo il 18 settembre 1973 fu ammessa all’Organizzazione delle Nazioni Unite insieme alla Germania dell’Ovest.
La posizione nevralgica della DDR scaturiva da un particolare sistema di gestione dello Stato; per certi aspetti la fine della guerra, per loro, aveva solo attenuato le atrocità. La Germania dell’Est, a conseguenza della guerra, si trovò proiettata da un sistema dittatoriale a un altro che aveva poco a che spartire con il precedente come matrice ideologica, ma che nei fatti non cambiava in niente.
A differenza degli Stati Occidentali, che passarono gradualmente dall’occupazione tedesca alla Democrazia e alla conseguente libertà (in Italia alla Democrazia delle Procure), gli Stati dell’Est dell’Europa non ebbero la stessa sorte. Effettivamente continuarono sulla falsa riga del sistema totalitario.
Come tutti gli stati che applicano il sistema totalitario, anche la DDR aveva istituito un sistema di Polizia Segreta con la capacità di controllare ogni probabile movimento politico su larga scala e anche sul piano del singolo soggetto.
La Stasi era onnipresente dal vertice alla base della società della Germania dell’Est. In sostanza, aveva creato la sindrome del sospetto. Una tale patologia si annidava ovunque, s’incontrava nella vita quotidiana: per strada, al telefono, quando si era nei bar e sul posto di lavoro. Il telefono era lo strumento più micidiale per i cittadini e il principale collaborare della Stasi. La stessa cosa che avviene oggi nella civilissima e Democratica Repubblica Italiana, che ha dato mano libera alle Procure facendo un uso indiscriminato dello spionaggio telefonico ai danni dei cittadini.
Berlino era diventata, durante la Guerra Fredda, il centro dello spionaggio internazionale. Era una sorta di crocevia, che provocò una forte ricaduta della vita quotidiana allo stato dello squallore puro.
In città operavano ben oltre ottanta agenzie di spionaggio, con le loro varie ramificazioni e organizzazioni di copertura.
Negli Uffici Segreti Russi e Americani sedevano interi gruppi di ufficiali che reclutavano e guidavano i lori agenti; per la copertura usavano società di varia natura giuridica, che potevano muoversi con facilità tra i vari settori di Berlino e tra le due Germanie nel periodo precedente alla costruzione del muro, che nel 1961 divise la città e la nazione in due.
La maggior parte delle storie dei cittadini della Germania dell’Est sottoposti a un estenuante e logorante controllo sono frutto di lunghe e assurde vessazioni, di una costante intimidazione esercitata con l’occhio indiscreto della Stasi, che interferiva nella stessa vita privata dei cittadini.
La situazione politica della DDR aveva reso possibile il culto delle soffiate. Infatti c’era un’abnorme quantità di materiale umano dotato di una ferrea e stupefacente fede nel sistema, di senso del dovere o di ambizioni di carriera. Su una popolazione di 16,5 milioni di abitanti ve ne erano 2,3 iscritti al Partito di Unità Socialista della Germania.
Chiaramente gli iscritti erano solo di facciata, poiché la DDR era un’oligarchia autoritaria burocratizzata, tuttavia espressiva delle potenzialità offerte dai grandi numeri. Un paranoico misto di fanatismo ideologico e di perbenistico senso del dovere figli della stessa madre dei criminali nazisti. I delatori della Stasi non erano altro che aguzzini; la verità è che, alla base dei loro crimini, non vi era nessuna ideologia, ma erano solo dei venduti per denaro.
In quello scenario disturbato e inquietante, fu coinvolto in una storia di spionaggio Francesco Rossi, imprenditore italiano nel settore dei profumi.

Foto: parentesistoriche.org

Redazione

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