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Costume e Società

Maria Grazia Laganà: «Sì al carcere ostativo per i mafiosi»

Dal Comitato Francesco Fortugno

«In queste settimane, in cui la Corte Costituzionale è impegnata ad affrontare il delicato nodo dell’ergastolo ostativo, il dibattito pubblico sembra essersi finalmente ricordato dell’esistenza delle mafie, argomento sparito dai radar dei mass media e della politica, nonostante la pandemia stia facendo un grande favore alla criminalità organizzata, specie quella dedita all’usura». Ad affermarlo è Maria Grazia Laganà Fortugno, già deputata della Repubblica e vedova di Francesco Fortugno, il vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria ucciso dalla ‘ndrangheta il 16 ottobre 2005.
«La mia posizione al riguardo resta la stessa che ebbi modo di esprimere, circa un anno e mezzo fa, dopo la pronuncia della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo. Io ritengo che le mafie non siano un fenomeno criminale come gli altri e, pertanto, lo Stato non può affrontare un’emergenza del genere utilizzando strumenti ordinari ma deve fare ricorso a misure eccezionali, come l’ergastolo ostativo.»
Secondo l’ex parlamentare di Locri, «la repressione dei fenomeni criminali da parte dello Stato impone la certezza delle pene in un difficile bilanciamento con le garanzie individuali. Tuttavia mi domando: qual è il valore che merita di essere tutelato di più, la sicurezza dei cittadini o la libertà di un affiliato che non si pente e che perciò resta fedele all’anti-Stato? Rimettere in libertà un mafioso non pentito offende la memoria delle vittime innocenti della criminalità, dei magistrati e del personale delle forze dell’ordine che hanno perso la vita a difesa della libertà di tutti. Pensare che possa tornare alla propria vita un mafioso che si è macchiato di decine, se non di centinaia, di delitti, mina alle fondamenta la fiducia dei cittadini nello Stato di diritto. E invece – conclude Maria Grazia Laganà Fortugno, – va fatto comprendere il messaggio che essere mafiosi è ingiusto e sbagliato e che perciò chi intraprende quella strada è destinato al carcere a vita.»

Foto: ilreggino.it

Redazione

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