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Costume e SocietàLetteratura

Da Locri Opunzia a Locri Epizefiri

La Repubblica dei Locresi di Epizephiri XVIII - La tesi che i fuggiaschi di Locri Opunzia si siano addentrati nel territorio calabrese attraverso una fiamara “La Verde” all’epoca interamente navigabile, trova riscontro non solo nei ritrovamenti archeologici effettuati nella zona, ma anche nella ricostruzione storica dell’origine di centri limitrofi come Bianco, Ferruzzano e, soprattutto, Samo.

Di Giuseppe Pellegrino

Ad avvalorare la tesi che i fuggiaschi di Locri Opunzia si siano insediati nel nostro territorio attraverso la fiumara La Verde si aggiunga che una superficiale ricerca sul luogo fa vedere a chiunque l’esistenza di conchiglie fossili di buona dimensione, situate in superficie. Il che porta a una loro datazione non superiore ai duemila anni. Il mare in quella zona vi è sicuramente stato e la denominazione dei luoghi depone per un periodo lontano ma non troppo. Poco lontano vi sono i campi della Zilastro (per i greci Yisilastros, che vuol dire campi con poca erba adatti al pascolo). Tutt’ora non vi nasce nient’altro che erba, poiché il terreno risulta salmastro. Si aggiunga  poi che la denominazione La Verde della fiumara non ha alcun addentellato storico, ma riflette la mentalità burocrate di un impiegato del catasto, che ha dato un nome di fantasia, in epoca non molto lontana, per cui la conclusione sopra fatta sembra ragionevole. Girolamo Marafioti sostiene che Samo sarebbe addirittura stata la vera patria di Pitagora. Ora, da quello che ci dice Porfirio, a Locri Pitagora è stato respinto, anche se non si può certo rigettare del tutto la presenza di appartenenti alla sua scuola. Sicuramente, della venuta dei Sami nella Locride vi è traccia in Erodoto, che nel suo Historiae VI, 23,1, ne attesta la presenza in seguito alla battaglia di Lade (494 a.C.). Lade è una isoletta nel golfo latmico, separata da un braccio di mare dall’antistante Mileto. Due furono le battaglie navali ivi combattute. Quella a cui fa riferimento Erodoto fu tra i Persiani e gli Joni. La sconfitta di quest’ultimi portò alla caduta di Mileto. A seguito della battaglia vi fu una fuga di molti Greci di Samo, che ripararono nella Locride. Si spiega in questo modo l’origine di Samo, posta la tendenza per ogni greco di dare al territorio colonizzato il nome della madre patria. Se si accetta in parte la teoria di Girolamo Marafioti, seppur limitatamente alla scuola pitagorica, l’origine di Samo sarebbe anteriore al 494 a.C. Il monaco di Polistena sostiene che vi è stato un insediamento dei“Samij, li quali vennero dalla Grecia Orientale in Italia in questa parte di Calabria edificarono una città, la quale dal nome della loro antica patria chiamarono Samo…”La stessa ubicazione logistica di Samo è prova indiretta di quanto affermato. I Greci costruivano le loro colonie solo sul mare. L’insenatura all’epoca, ma anche fino al 1600, lambiva il territorio abitato di Samo.
Certo, la conclusione, sulla originaria ubicazione del porto, creerà molte resistenze, anche perché qualche studioso, più addentro alla questione, sostiene di avere trovato tracce del porto di Locri sul litorale di Ferruzzano. Ma si ripete la ricostruzione qui fatta, che ci convince maggiormente. Peraltro, l’affermazione trova il conforto di qualche grande studioso come Georges Vallet, che nel 1948 venne sul posto notando che il letto della fiumara era stato nei secoli riempito da residui alluvionali, per il che ipotizza che la fiumara La Verde rappresentava “una rada che in antico doveva essere più profonda, interrata com’è oggi dalle alluvioni della fiumara La Verde.”Aretusa è un luogo veramente esistente. I vecchi di Pardesca del Bianco la chiamano Artarusa tutt’ora. Di fatto, oggi il luogo non esiste, poiché corrisponde al nucleo del Comune di Africo Nuovo. Frà Girolamo Marafioti, già citato, colloca già una fonte Aretusa a Squillace. Ciò dice di avere appreso da Cassiodoro. La descrizione che fa della fonte corrisponde a quella analoga in Bianco e ai ricordi di tutti i vecchi, ma anche di chi scrive, essendo a oggi tutto il terreno sopra un mare sotterraneo di acqua, nonostante l’insensata bonifica nella zona a opera del regime fascista. Era, invero, costume dei Greci dedicare alla Ninfa delle acque Aretusa qualsiasi luogo ricco di acqua.
Kramazia
corrisponde alla località Sant’Anna di Bianco. Precisamente, il nome viene da chèramidos(che vuol dire terra da vasaio). Tutt’ora questa terra bianca si trova a ridosso, lato monte, della Strada Statale 106, località S. Anna, primo rifugio dei Locresi sbarcati a Zeffirio, a comprova del nome. Si aggiunga che, poco dopo l’incrocio tra il vecchio tracciato e il nuovo della SS 106, per chi va per Reggio Calabria, era situato il cosiddetto Ceramidìu, (distrutto negli anni ‘80), termine dialettale calabrese che corrisponde letteralmente al termine greco, trasposizione letterale di keramidìos, che significa fabbrica di terrecotte, tegole e simili.

Foto: wikipedia.org

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