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Attualità

Di chi tira la pietra e nasconde la mano…

Prima lo attaccano e poi, mestamente, si tirano indietro. Ecco di che pasta sono fatti coloro che prima puntano il dito contro il Procuratore Nicola Gratteri e, dopo l’ennesimo attacco inutile e fuorviante, rimescolano le carte nascondendosi dietro al garantismo. Loro che dopo aver subito le critiche dei lettori dicono, in maniera pilatesca, che non vogliono entrare nella contesa di questi ultimi giorni contro il magistrato nativo di Gerace, che sta arginando le mafie nostrane e guarda senza timore alla lotta contro i santuari del crimine che si trovano anche in Lombardia. In realtà prima lo scherniscono e poi abbandonano la nave quando capiscono di averla sparata grossa una volta di troppo, quando, cioè, i lettori si oppongono a critiche che appaiono sempre più ridondanti e che, per questo motivo, diventano fuori luogo. Critiche e attacchi che sfiorano la calunnia e che da decenni sono firmati da una certa intellighenzia che, a tratti, si è persino scagliata contro associazioni nazionali e locali che hanno fatto della lotta all’illegalità la propria bandiera, chiedendo a tutti di essere liberi da ogni forma di soggezione davanti a padrini spesso mafiosi ma, altrettanto spesso, appartenenti a una certa matrice politicizzata, che fa più paura delle lupare, perché è quella che insinua l’odio tra la gente.
Ci siamo sempre chiesti cosa abbia lasciato di immortale chi, dopo un trascorso da amministratore, oggi spara a zero sulla magistratura. Non ho trovato nessuna fabbrica, nessuna impresa, nessuna lotta di classe a lui riconducibile ma ho saputo, invece, che c’è chi ha scritto un libro per farselo correggere e impaginare da un paio di giovani che non hanno ricevuto compenso, non hanno avuto una copia omaggio e, dulcis in fundo, non sono stati neanche invitati alla presentazione dell’opera che, mi dicono i bene informati, parlerebbe proprio di legalità. Potrebbe sembrare un’iperbole ma, purtroppo, non lo è.
Ci sono tanti personaggi in cerca d’autore che oggi presentano questo o quel manifesto di legalità e spiace constatare che siano gli stessi che per decenni hanno avuto la possibilità, perché parte integrante della classe dirigente del territorio, di poter dare risposte ai cittadini e di poter imprimere una svolta politica ed economica in grado di rilanciare la Locride e la Calabria. Il loro fallimento è sotto gli occhi di tutti. Eppure, tra loro, c’è chi promuove una nuova linea di pensiero per il bene della Calabria. Invece di tacere parla. Prima attacca e poi si tira indietro. A noi sembra inutile il tentativo di riciclarsi, la loro storia sarà ricordata prevalentemente per le sconfitte e i ritardi che hanno contribuito a far accumulare a questa terra, che sostengono di amare ma che hanno solo sfruttato. Sono loro i complici del disastro in cui si trova questo territorio.
Che si ritirino in buon ordine…

Foto: theskill.eu

Oὐδείς

Oὐδείς (pronuncia üdéis) è il sostantivo con il quale Ulisse si presenta a Polifemo nell’Odissea di Omero, e significa “nessuno”. Grazie a questo semplice stratagemma, quando il re di Itaca acceca Polifemo per fuggire dalla sua grotta, il ciclope chiama in soccorso i suoi fratelli urlando che «Nessuno lo ha accecato!», non rendendosi tuttavia conto di aver appena agevolato la fuga dei suoi aggressori. Tornata alla ribalta grazie a uno splendido graphic novel di Carmine di Giandomenico, la denominazione Oὐδείς è stata “rubata” dal più misterioso dei nostri collaboratori, che si impegnerà a esporre a voi lettori punti di vista inediti o approfondimenti che nessuno, per l’appunto, ha fino a oggi avuto il coraggio di affrontare.

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