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Costume e Società

Vincenzo, l’avvocato che non intende abbandonare l’ortofrutta di famiglia

Studiare e lavorare per raggiungere traguardi importanti, senza mai sentirsi arrivati, è un esercizio tutt’altro che scontato, che richiede una spiccata umiltà e una consapevolezza del punto di partenza. In Calabria, nella Locride e nel mondo, i racconti più autentici partono dal basso, dalle origini, da quel senso radicale dell’essere, del vivere e del fare.
La storia di Vincenzo (28 anni), giovane avvocato di Locri e amante dei saperi e dei sapori locali, è figlia di un percorso intraprendente, costituito da scelte passionali che, in questo lembo di Sud, rivestono un significato ancor più energico e naturale.
Tutto inizia all’età di 5 anni, quando Vincenzo muove i primissimi passi all’interno dell’ortofrutta di famiglia, approfittando della conoscenza dei colori per imparare a distinguere le banconote: il verde per le 5mila lire, il blu per le 10mila e il rossiccio per le 50mila. Ad avviare il negozio, negli anni ’80, è stato il padre, nel solco della tradizione contadina del nonno, che inizialmente si limitava a coltivare e a vendere soltanto nei vari mercati di paese. Da questa predisposizione famigliare prende spunto la dedizione di Vincenzo, che sente forte l’esigenza di restare in contatto con la natura e con la gente, nobili abitudini ormai consolidate, senza le quali prova addirittura un vero e proprio senso di insofferenza. Tuttavia, a parte l’impegno lavorativo, non ha mai interrotto gli studi, cercando di conciliare i due aspetti con determinazione ed entusiasmo. Difatti, dopo aver conseguito il diploma di Liceo Classico, decide di iscriversi all’università presso la Facoltà di Giurisprudenza, grazie anche a una discreta e amorevole pressione da parte dei genitori. La laurea magistrale arriva in anticipo, esattamente in 4 anni e 6 mesi, per poi ottenere, qualche anno dopo, l’abilitazione per svolgere la professione di avvocato. La scelta di studiare nasce dal desiderio di voler arricchire il suo bagaglio culturale, affrontando così la quotidianità con maggiore coscienza e conoscenza. In questo lungo arco di tempo ha sempre dichiarato la volontà di non abbandonare l’azienda agricola famigliare, nel segno di quelle umili radici a lui tanto care. Oltre al lavoro svolto prettamente in negozio, Vincenzo è fiero e felice di portare avanti anche la bancarella del mercato, luogo in cui ama incontrare tante persone di tutte le estrazioni sociali, concentrandosi e riflettendo attentamente sulle diversità. Proprio durante i vari appuntamenti settimanali nei panni del mercataro, pensa all’importanza di aver vissuto e conosciuto il sacrificio, condizione fondamentale per capire l’altro in tutta la sua complessità. Anche il mercato, dunque, diventa un’esperienza sociale per Vincenzo, un’occasione in cui valuta e comprende le differenze dei comportamenti, confidandoci che “le persone più umili sono quelle più umane, al contrario di quelle più altezzose che, talvolta, assumono atteggiamenti di superiorità e arroganza, forse perché non condividono la tua stessa storia.”
Una storia di amor proprio, di amore verso l’ambiente circostante, di amore verso la propria famiglia e le proprie radici. Una storia vera, come tutte le storie d’amore, che invita a riflettere sulla necessità di rimboccarsi le maniche per evitare di ritrovarsi intrappolati nell’ozio della rassegnazione, in attesa di opportunità più rilevanti. E, in quest’ottica, la campanella della sveglia deve inevitabilmente squillare all’alba perché, come recita un antico detto popolare calabrese, “’a matinàta faci ‘a jornàta”.

Giovanni Ruffo

Nato e cresciuto sullo Jonio, con il corpo accarezzato dalla brezza del mare e un potente richiamo spirituale in Aspromonte. Cittadino e straniero ovunque, amante della bellezza immateriale e delle meravigliose ricchezze che madre natura dona ai suoi ospiti. Avventure radiofoniche di musicultura e una passione viscerale per il teatro e la scrittura, terapie dell’anima necessarie per coltivare i princìpi di resilienza e r-esistenza, coniuga la tradizione con l’innovazione, le radici con le ali. Ricerca sprazzi e scorci di poesia nelle crepe, negli anfratti più nascosti, in ogni spigolo di mondo. Ama la diversità e la libertà, intese come opportunità e strumenti di crescita. Detesta i muri dell’indifferenza e crede nei ponti dell’umanità, trovando nelle differenze delle autentiche risorse costruttive e collettive.

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