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Amalia Papasidero: «Vorrei far riflettere chiunque mi leggerà»

Amalia Papasidero è una consulente editoriale ed editor, responsabile dell’agenzia Scrittura e Dintorni. Periodicamente tiene corsi di tecnica narrativa e workshop editoriali per adulti e ragazzi. Con la pubblicazione di Altrove ha deciso di cimentarsi lei stessa come scrittrice. Questa raccolta di racconti, tuttavia, non è la sua prima esperienza: precedentemente ha pubblicato la guida Scrivere: istruzioni per l’uso e la raccolta di poesie Riflessi.
Da dove nasce l’idea di realizzare questa raccolta di racconti?
Altrove nasce dalla necessità di mettere nero su bianco alcune storie che, in maniera diretta e indiretta, ho visto, sentito, e che mi hanno colpito chiedendomi prepotentemente di essere in qualche modo raccontate. Ho sempre amato i racconti brevi, credo che riescano a dar vita a una narrazione densa, compatta, che, come il magma di un vulcano, vien fuori all’improvviso per poi acquietarsi, facendo rimanere il lettore coinvolto e legato a doppio filo con la storia e con i personaggi.
Chi scrive è, prima di ogni cosa, un lettore. Quali sono stati i libri che hanno influenzato il tuo percorso artistico?
Amo leggere, ma c’è un genere ben specifico che mi attrae, e che appartiene a quella parte della narrativa legata alla biografia, al racconto delle storie vere, che mi permette di entrare in contatto, anche se in maniera mediata, con la vita degli altri. Ed è proprio la costante ricerca di questo aspetto che per me svolge il ruolo principale nella scelta di un libro da leggere. Senza dubbio ho due titoli, in particolare, che mi hanno permesso di accedere al mondo interiore di chi narra: Lucky di Alice Sebold e Quanta stella c’è nel cielo di Edith Bruck.
In quale tra i personaggi ti rivedi maggiormente?
Quando si scrive, l’autore riversa se stesso, a piccole dosi, un po’ ovunque, spesso nascondendosi dietro alcune pieghe per non essere visto, ma lui c’è sempre. Io credo di essere in tutti e sei i personaggi che ho tentato di tratteggiare nei racconti, perché ciò che sentono loro l’ho sentito anche io, gli ho dato una consistenza e una dimensione, entrando in empatia con loro, con i loro pensieri, con i loro dolori e questo ci ha unito in un unico amalgama, siamo legati. Sicuramente in loro ho riversato la mia costante speranza, al di là di tutto, dei problemi, delle sofferenze, delle delusioni.
Hai scelto l’auto-pubblicazione. È stata una scelta presa in base agli eventi oppure fin da subito hai deciso di non appoggiarti alle case editrici?
Al momento non ho velleità da scrittrice, non so quando mi rimetterò a scrivere, probabilmente lo farò, ma non subito. Avere scelto il self-publishing mi ha permesso di snellire l’iter riguardo alla pubblicazione e di mettermi in gioco con i lettori, prima di investire in una pubblicazione con casa editrice; è come se avessi anche voluto valutare il mio modo di vivere questa esperienza senza la pressione di nessuno, prendendo le cose un po’ così per come si presentano, tastando anche il polso di chi mi legge. Magari in futuro, perché no, potrei provare a sottoporre qualcosa a una casa editrice.
Quali sono le tappe future del tuo tour letterario?
Altrove mi ha già regalato molte belle emozioni, e devo dire che anche semplicemente l’affetto che tanti mi hanno dimostrato partecipando alle presentazioni e chiedendomi espressamente di voler leggere le mie piccole storie, mi ha riempito di gioia. Tuttavia, mi aspettano ancora degli appuntamenti: sabato 24 luglio sarò a Polistena, nell’ambito Rassegna letteraria i Giardini di Inchiostro di Sirò, e insieme a me ci sarà un’altra bravissima autrice, Simona Mileto, che presenterà il suo libro Odon, e poi sarò a Galatro, a Vibo Valentia, e poi ci saranno altri appuntamenti da definire. Io aspetto tutti coloro che vorranno condividere con me questa bella esperienza, sperando che il mio Altrove possa far riflettere chiunque vorrà leggermi.

Anastasia Cicciarello

Nata a Locri nel 1990, membro effettivo della Millennials Generation, ha iniziato a scrivere prima sui muri con i pastelli, poi a scuola, dove ha incanalato la sua passione e non si è più fermata. Le piace viaggiare ma adora allo stesso modo la strada del ritorno, la bellezza dolorosa e fragile della sua terra. Abita ad Ardore, la cui posizione invidiabile le fa iniziare ogni giornata con l’ottimismo di chi si ritrova la salsedine tra i capelli tutto l’anno. Il bisogno di dire la sua l’ha condotta alla finale del concorso AttiveMenti con il racconto “La necessità del superfluo”, a scrivere “Il dolore non mi fa più paura” per la casa editrice Guthenberg e a collaborare con varie testate come hermesmagazine.it

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