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Costume e SocietàLetteratura

L’ora decisiva (seconda parte)

Le Cronache di Atlantidea XXXVI


Edil Merici

Di Luisa Totino

Andronòs rimase attonito e nello stesso tempo contento nel vedere Mattia che, con il suo intervento provvidenziale, gli aveva appena salvato la vita. I due, lasciate le loro cavalcature, si abbracciarono con vigore.
«Sono felice di rivederti, Mattia! il tuo intervento è stato provvidenziale. Non fosse stato per te sarei morto! Ma tu cosa ci fai qui? Non dovevi essere con Vera e Talòs a combattere contro Gòrgos?» disse Andronòs, sollevato dopo lo scampato pericolo.
E Mattia: «Sì, è così, dovrei essere con loro, ma ho ricevuto un messaggio da Bea. Mi sto recando al Mare Internum, perché altre creature degli abissi stanno attaccando Altinium e la mia amica ha chiesto il mio aiuto. Certo, non è più la Bea di prima, ma è pur sempre la mia amica!»
E Andronòs: «Non ti capisco Mattia. Comunque mi avrebbe fatto piacere il tuo aiuto in questa battaglia. Io, invece, devo fare il viaggio inverso e andare da Vera. C’è bisogno del Bracciale del Tempo per vincere o non supereremo nessuna guerra!»
E Mattia: «Quando sono andato via dal Metaverso e ho lasciato Vera con Talòs stavano per scontrarsi con Gòrgos. Credo che non ci vorrà molto, perché il Bracciale del Tempo sia completamente nelle mani di Vera.»
E Andronòs: «Sarà, ma devo andare da lei. Comunque ti darò degli aiuti, per recarti nel mare Internum. Non penserai di andarci da solo?»
Andronòs fece per voltarsi e chiamare qualcuno del suo esercito per accompagnare Mattia, quando Lòkrot apparve di fronte a lui sanguinante e con una lunga e minacciosa mazza di ferro in mano: «Non andrai da nessuna parte, Andronòs. Io ti spezzerò e prenderò la tua testa!»
E Andronòs: «Sono qui, Lòkrot, e sarò l’ultima cosa che vedrai!»
Iniziarono a combattere senza esclusioni di colpi. Mattia, dal canto suo, guardava la scena preoccupato per Andronòs, e cercava un modo per intervenire. Il resto dell’Esercito della Fratellanza era alle prese con gli Orkrai che continuavano ad avanzare per riuscire a entrare ad Albatis: non potevano certo correre in aiuto del loro comandante. Intanto Andronòs cercava di schivare i colpi di mazza di Lòkrot e ferirlo con la spada, ma anche se indebolito dalla ferita l’avversario resisteva alla lotta.
«Lòkrot, finiamola di combattere! Perché c’è tanto odio nel tuo cuore? Non fare come lo stregone Feridal, che ha tradito mio padre!»
E Lòkrot: «Mio fratello Feridal è caduto, ho sentito la sua forza vitale lasciarlo per sempre! Io non finirò come lui. Ti ucciderò e prenderò Albatis, e il mio signore mi ricompenserà! Governeremo insieme!»
E Andronòs: «Gòrgos non condivide il suo potere con nessuno, non riesci a capirlo?!»
E Lòkrot: «E tu, Andronòs, cosa sai del potere? Tuo padre Talòs è sempre stato leale con te? Scruta in fondo al tuo cuore e vedrai che anche tu sei affascinato dal potere. Salvare gli altri ti fa vedere come un eroe. Tutti ti ammirano, hanno bisogno di te, e vorresti che questo non finisse mai. Piano piano diventa un’ossessione che ti consuma! Non siamo tanto diversi io e te, Andronòs: io ho scelto il male, tu lo stai camuffando con gesti eroici. Diventa consapevole di ciò che sei!»
E Andronòs: «Che stai dicendo, Lòkrot?! Io mi sono addestrato a questo! È grazie a mio padre che sono arrivato d essere comandante e, nonostante molte incomprensioni, l’ho sempre ammirato, anche se non sempre gliel’ho detto!»
Andronòs era intenzionato a finire il combattimento a tutti i costi. Il suo sguardo cadde su masso con una crepa al centro. Doveva portare Lòkrot verso di esso. Guardò Mattia, attirando la sua attenzione con gli occhi poi, sempre con lo sguardo, gli mostrò il masso, facendogli capire cosa doveva fare. Mattia capì subito la strategia di Andronòs.
Andò a posizionarsi davanti al masso e iniziò a rivolgersi a Lòkrot: «Ehi, cattivone! Perché non combatti anche con me? Vediamo quanto sei malvagio!»
E Lòkrot, sentendo la provocazione, si voltò e disse: «Stupido ragazzino, come osi provocare il braccio destro di Gòrgos? Chi sei tu? Ti schiaccerò come un moscerino!»
Lòkrot si scagliò con la mazza contro di lui ma, prima che potesse colpirlo, Mattia si scostò dal masso e Lòkrot incastrò la mazza nella sua fenditura. Cercò di liberarla, ma non ci riuscì.
Subito Andronòs approfittò del momento e gridò a Lòkrot: «Vai all’Inferno, Lòkrot!»
Con un poderoso colpo di spada lo decapitò. La sua testa rotolò per qualche metro, mentre il suo corpo cadde su un fianco. Era finita.
Andronòs, sfiancato dal combattimento, si avvicinò alla testa di Lòkrot e disse: «Ora tocca al tuo signore! Ti seguirà molto presto!»
Poi, rivolgendosi a Mattia: «Grazie, amico. Ti farò accompagnare da qualche soldato della Fratellanza, così sarai più sicuro nell’affrontare le orribili creature, quando giungerai al Mare Internum. Aspettami qui.»
Salì a cavallo e andò in mezzo alla battaglia a chiamare qualcuno dei suoi. Ritornò, di lì a poco, con cinque soldati della Fratellanza e due Florian.
Mattia disse: «Ti ringrazio per i soldati, ma i Florian, come possono essermi di aiuto?»
E Andronòs: «Possono comunicare con le creature degli abissi. Ti torneranno utili, vedrai! Io vado nel Metaverso, spero di rivederti presto, Mattia. Buona fortuna!»
I due si strinsero il braccio e presero le loro strade. Andronòs entrò nella Cittadella, salutò il suo Dasculòs e si recò nella cripta che gli aveva indicato Bùrgos, dove avrebbe trovato il portale per il Metaverso. Quando giunse presso di esso, ci passò attraverso. Pioveva a dirotto e la visibilità era minima. Camminando, a un certo punto iniziò a scivolare verso il basso. Fece appena in tempo a ritrarsi, era su un promontorio, un altro passo e sarebbe precipitato in un profondo burrone. A un certo punto, vide un’ombra che volava tra le nubi, sguainò la spada, pensando a un nemico, ma più si avvicinava più gli sembrava qualcosa di familiare.
Sì, era un Dasculòs, il cavaliere non riusciva a distinguerlo, sicuramente si trattava di Talòs, pensò Andronòs fra sé, e iniziò a gesticolare e a gridare: «Talòs, sono Andronòs, sono qui!»
L’oscuro cavaliere, attratto dal richiamo, cambiò rotta e si diresse verso di lui, atterrandogli davanti. La flebile luce lunare, disturbata dalla pioggia, non riusciva a fargli vedere chiaramente il volto, ma la voce lugubre e malvagia che seguì non lasciarono dubbi sull’identità dello sconosciuto: «Benvenuto, Andronòs, ma che sorpresa e che peccato che finisca la tua insulsa vita così, per mano mia!»
E Andronòs: «Gòrgos! Dove sono Talòs e Vera? E perché sei su un Dasculòs? Non credere che cederò a te tanto facilmente!»
E Gòrgos: «Ti voglio dare una possibilità, non essere come Talòs, tu hai qualcosa di più rispetto a lui. Unisciti a me, ho bisogno di qualcuno con la tua audacia e determinazione. Sei un tipo che va fino in fondo alle cose, non ti tiri indietro mai.»
E Andronòs: «Non accetterò mai di seguirti! L’era della tua malvagità è finita! Non avrai il mio tempo né la mia vita!»
Andronòs si apprestava a sfidare in combattimento Gòrgos, quando sentì delle voci in lontananza.
Man mano riuscì a distinguerne una: «Andronòs, scappa o ti ucciderà! Lascialo a me!»
Era Talòs che, insieme a Vera, era all’inseguimento di Gòrgos, per impedirgli di varcare il portale.
Andronòs rispose: «Talòs! Vera! Non mi tirerò indietro. Combatteremo insieme!»
E Gòrgos: «Commovente scenetta. I miei eserciti sono sguinzagliati dappertutto. Come potete pensare di vincere?»
E Andronòs: «Con il valore, che tu non hai! Con l’amore per la libertà, che tu hai scordato! Con l’orgoglio per la nostra storia e i nostri ricordi, che tu hai sprofondato nel tuo abisso di odio!»
E Gòrgos: «Povero illuso!»
Subito cercò di colpire Andronòs con poderosi e accecanti raggi, provenienti dalla sua lancia, ma Andronòs riuscì a schivarli e cercò con la spada di colpire il Dasculòs, per far cadere Gòrgos. Dopo diversi colpi andati a vuoto, trapassò il collo della creatura. L’atroce dolore la fece dimenare e far precipitare a terra Gòrgos. Il Dasculòs, morente, precipitò nel burrone. Mentre l’oscuro signore era a terra, Andronòs notò qualcosa sul suo braccio, un segno particolare che lo fece inorridire e indietreggiare.
«Che ti succede? Alla fine la paura ha preso il sopravvento. Sei come tuo padre, senza spina dorsale! Solo amore, emozioni e sentimenti. Un essere inutile!»
Disse Gòrgos, deridendo Andronòs, ma Talòs, piombò su di lui come una furia, lanciandosi dal Dasculòs e scaraventandolo lontano: «Io non ho paura di te, Gòrgos, la tua ora è giunta! Sono qui, di fronte a te, a riprendere ciò che appartiene ad Atlantidea e, ancor prima, ad Altea. L’hai uccisa senza pietà e io questa notte ucciderò te!»
E Gòrgos: «Solo la tua testa cadrà stanotte!»
Vera, intanto, atterrò con il Dasculòs e corse da Andronòs, abbracciandolo, ma lui era pallido e impietrito: «Andronòs, sono qui. Che cosa è successo? Gòrgos ti ha colpito? Dobbiamo fare qualcosa per salvare Talòs e prendere la parte del Bracciale.»
Ma Andronòs non rispondeva. Allora Vera cominciò a scuoterlo, per farlo riprendere. Talòs e Gòrgos iniziarono il loro combattimento. Entrambi con le proprie lance cercavano di colpirsi, di sopraffare l’altro, ognuno con i suoi propositi, per ricucire qualcosa che non sarebbe più tornato. Il Bene e il Male a confronto, in mezzo una sottile linea a separarli, perché un conflitto non lascia mai come prima anche gli uomini più valorosi ed eroici.
Mentre la lotta si faceva sempre più accesa, sotto una copiosa pioggia, un grido la squarciò: «Tu sei mio padre! Sono figlio di un abominio come te!» gridò Andronòs, gettandosi a terra.
Gòrgos e Talòs, a quel grido, fermarono il combattimento.
Gòrgos si voltò verso Andronòs: «Dovresti esserne orgoglioso, Andronòs! Non puoi sfuggire al tuo destino! Tua madre la ricordo appena, però Talòs ti ha cresciuto bene, se escludiamo il fatto che non ti abbia detto la verità!»
Talòs, approfittando della distrazione di Gòrgos, sguainò la spada e recise il braccio con la parte del Bracciale. Gòrgos urlò dal dolore e cadde a terra.
Allora Talòs, presa la lancia, disse a Vera: «Vera, prendiamogli il cuore! Dobbiamo farlo insieme!»
Vera strinse anche lei la lancia e la conficcarono nel cuore di Gòrgos, estraendone il cuore. Un cuore nero, pulsante, con un piccola luce in fondo. Era la luce di quel lontano sentimento, che non si era mai spento.
Gòrgos urlò: «No, Talòs! Cosa hai fatto?! Ridammi il mio unico ricordo felice!»
Una lacrima gli solcò il viso. Poi, rivolgendosi ad Andronòs: «Non dimenticare mai che sei mio figlio, né quello che oggi mi hanno fatto!»
Con le ultime forze Gòrgos corse a gettarsi dal burrone e scomparve ai loro occhi. Il signore del Male, Gòrgos, era stato vinto.
Talòs avvolse il cuore di Gòrgos nel suo mantello: «Vera, prendi la parte del Bracciale e uniscila all’effigie, presto!»
Così fece. Quando il Bracciale del Tempo fu completo si sentirono delle parole provenire dall’effigie della Regina: «Taspòs ternim socarin malin – te (Che il tempo riprenda il suo cammino)!»
Poi, un fascio di luce salì fino al cielo, interrompendo la pioggia e aprendosi su tutta Atlantidea. Il tempo ritornò lentamente al suo posto nella vita di Atlantidea e del Metaverso. Ad Albatis gli Orkrai sprofondarono, inghiottiti dal terreno. Al Mare Internum, dove erano sopraggiunti Mattia e i soldati, le creature scomparvero negli abissi. Sulla Spiaggia del Metaverso le acque si placarono, molte carcasse dei mostri marini galleggiavano sulla loro superficie, altri si dileguarono nelle profondità marine. I Tùnnis, da dietro le imbarcazioni, iniziarono a svegliarsi e a tornare in sé. Ovunque s’innalzava il grido della vittoria. Sui due mondi, finalmente, sorgeva un’alba nuova…

Continua…


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