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Costume e SocietàLetteratura

Il trasferimento

Наталина - Solo due mesi d’amore


Edil Merici

Di Bruno Siciliano

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Scorri in fondo all’articolo per ascoltare questo capitolo del romanzo letto dalla viva voce di Bruno Siciliano

«Per me una Coca-Cola grande alla spina. Ho tanta sete, non so il mio fidanzato cosa preferisce.»
Disse questo guardandomi dritto negli occhi mentre i suoi sembravano brillare di luce propria.
Io balbettai qualcosa e, dopo un poco, il cameriere tarchiato portò una birra scura alla spina e un bel bicchiere di Coca Cola per Natalina.
Anch’io ebbi di colpo sete ma non accostai la mia bocca al bicchiere della birra, piuttosto avvicinai le mie labbra alle sue che tremarono per un attimo al contatto con le mie per poi rispondere al mio bacio che fu lungo e appassionato. Aspiravo la sua fragranza assieme al suo amore, alla sua dolcezza e alle sue paure.
Arrivarono, dopo poco, le pizze fumanti e profumatissime: una margherita per lei con tanta mozzarella e una capricciosa per me.
«Come fai a mangiare tutto quel guazzabuglio di roba? La pizza dev’essere così, come la mia: margherita, semplice, con solo mozzarella e pomodoro. Te lo deve dire un ucraina?»
Ridemmo di cuore e ci tuffammo in mezzo a quel mare di bontà e ridendo come due innamorati alla loro prima uscita. Poi lei mi diede un pezzo della sua pizza e io le misi nel piatto un pezzo della mia e commentammo ridendo i nostri gusti e il nostro diverso modo di tagliare la pizza e di mangiarla. Il cameriere tarchiato si avvicinò al nostro tavolo «Quei signori – disse, indicando un tavolo in un angolo un poco in ombra, dall’altra parte della sala, – mi hanno pregato di portarvi queste» e mise accanto ai nostri piatti un altro bicchiere di Coca-Cola e un altro di birra.
Il sorriso di Natalina si spense di colpo. Seduto al tavolo che il cameriere ci aveva appena indicato c’era il giovanotto che l’aveva urtata sulla spiaggia, quello con la cicatrice sulla guancia e un altro, più o meno della sua stessa età e della sua stessa stazza. Ci sorrisero e alzarono i loro bicchieri in segno di saluto. Io feci con la testa un cenno di ringraziamento. Non c’era cordialità nell’atteggiamento dei due e quello che mi colpì particolarmente fu il loro sorriso che aveva piuttosto il sapore di in un ghigno malefico. Natalina lasciò la forchetta e mi strinse il braccio, bianca in volto mentre quello con la cicatrice sulla guancia si avvicinò al nostro tavolo e con un accento strano disse: «Permettete? È per scusarmi del piccolo incidente sulla spiaggia. Io non dimentico.»
Poi prese prepotentemente la mano di Natalina e la baciò prima di ritornare al proprio tavolo.
Un gelo tremendo scese tra di noi. Lei smise di mangiare poi mi disse:
«Per favore, andiamo?»
Chiesi il conto, anche se non avevamo ancora finito né le pizze né le birre. Il cameriere ci portò subito lo scontrino, Natalina pagò e uscimmo nella frescura della sera messinese.
Ci avviammo verso la macchina, io le aprii lo sportello, poi mi sedetti al posto di guida e misi in moto avviandomi lento.
Non scambiammo neanche una parola. Ci scorrevano a fianco la gente, le case e i palazzi della città che avevano perso per Natalina ogni interesse.
«Aspetta» mi disse a un tratto, giunti vicino alla Fiera. Accostai e lei scese, attraversò la strada e si avviò verso il parapetto che la costeggiava. Il mare rifletteva una luna bianca e splendente. Lei giunse le mani e guardò verso la madonnina del porto. In silenzio, Natalina stava pregando. Non saprò mai cosa disse alla madonnina ma vidi una lacrima che le scorreva lenta sulla guancia che lei non terse neppure.
«Andiamo» disse infine, guardandomi con il suo visino da bambina spaventata. Io le cinsi le spalle e, così abbracciati, ci rimettemmo in macchina e ci dirigemmo verso casa.
Non saprò mai come facesse Carla a sapere quando avremmo aperto la porta di casa, ma lei quella sera sembrava attenderci.
«Buona sera, piccioncini» ci disse con un sorriso larghissimo e cordiale.
Non appena la vide, Natalina, corse ad abbracciarla e lei rispose al suo abbraccio.
«L’hai fatta piangere! L’hai fatta arrabbiare, non è vero?» Disse Carla guardandomi come se mi volesse fulminare.
«No, lui non c’entra niente» disse Natalina, carezzandomi appena il volto. «È tanto caro, lui.»
«Entrate, ditemi che v’è successo.»
Entrammo e ci sedemmo nel salotto che sapeva di naftalina e deodorante per interni e riferimmo a Carla del giovanottone e dell’incontro in pizzeria.
«Vogliono i soldi, sanno che macchina avete e sicuramente, ormai, sapranno dove abitate.»
«Come facciamo?» disse Natalina guardando Carla con ansia.
Siete in pericolo e c’è una sola cosa da fare: cambiare casa. Voi, da questo momento, abiterete a casa mia.»
L’anziana signora disse questo con risolutezza, guardando Bruno dritto negli occhi e le sue parole non ammettevano replica.
«Questo significa mettere anche te in pericolo, non so se è una buona idea.»
«E cosa vorresti fare?»
«Andare alla Polizia, raccontare tutto e consegnare i soldi» dissi in un fiato.
«Questa era un’opzione che avevamo già scartato con mille argomentazioni, ricordi?»
«No, voi starete da me, non oseranno venire a casa mia. Poi Carla andò nell’altra stanza, rufolò un poco nell’armadio e si presentò con due pistole d’ordinanza del suo Vittorio e una scatola di munizioni che mise sul tavolino del salotto. Dunque scostò un quadro che copriva un sofisticatissimo sistema d’allarme collegato alla porta d’ingresso e a tutte le finestre e si rivolse a me: «Tu le sai usare queste? Io sì, mi sono sempre piaciute le armi e sono stata campionessa di tiro con la pistola. Il mio povero Vittorio…»
«Ma tu sei completamente pazza, Carla!»
«Tu invece sei pronto a mettere in mezzo questa povera ragazza per la tua codardia! Ma che cazzo di uomo sei?»
«Ma tu sai che cosa significa mettersi contro quei delinquenti? Non si fermeranno davanti a nulla!»
«Sì, lo so! E mi eccita moltissimo.»
Non seppi cosa rispondere. Poi lei ci aprì quella che chiamava la stanza degli ospiti. C’erano due letti gemelli da una piazza e mezza, un ampio armadio e una scrivania.
«Questa sarà la vostra stanza, vedrete, vi troverete benissimo.»
Fu così che da quella notte ci trasferimmo a casa di Carla.

Continua…

Foto: headtopics.com


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