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Costume e Società

“La casa di Anna”: luogo d’incontro per tutte le donne che vogliono ricominciare ad amarsi

Lo sappiamo bene: la pandemia attualmente in atto ha acuito le fragilità sociali, creando un divario tra chi già godeva di una maggiore stabilità economica e chi invece lottava per uscire dall’indigenza.
Ma la vera novità consiste nel tracollo trasversale di un’intera parte della popolazione, composta da persone provenienti da situazioni finanziare eterogenee, appartenenti ai gruppi di cittadini più disparati: la popolazione femminile.
Sono le donne, infatti, le prime vittime di una cultura ben radicata, che non investe sulla parità di genere e tende e svilire l’intera categoria.
L’emergenza in corso non ha fatto altro che evidenziare un fenomeno pervasivo che da tempo si stava facendo silenziosamente strada. Durante il primo lockdown, per esempio, le richieste di aiuto da parte di ragazze che subivano violenze è salito del 119%.
Anche sul fronte lavorativo, secondo i dati Eurostat, è l’universo femminile il più colpito, perché vede mamme e mogli costrette a sobbarcarsi l’intero peso della gestione domestica e a fare un passo indietro (l’ennesimo, oserei dire) in nome della famiglia e dell’equilibrio di coppia.
Dati alla mano, quindi, possiamo affermare che, ancora una volta, le donne sono imprigionate in una situazione di forte disuguaglianza, costrette a rinunciare a tutto in nome dell’intera società.
In questo clima di disagi, è bene ricordare che esistono degli enti disposti a prestare soccorso a tutte le categorie in difficoltà. Sono tantissime, infatti, le associazioni di volontariato presenti sul territorio calabrese che da decenni cercano di contrastare le complessità e le disparità nostrane.
Tra queste, La casa di Anna che, nata ben prima dell’avvento del Covid-19, ha sposato da subito questo tipo di filosofia. Ubicata a Bianco, in provincia di Reggio Calabria, il suo obiettivo principale è la valorizzazione della figura femminile, attuata attraverso un insieme di meccanismi di aiuto e supporto concreto.
Le attività dell’associazione sono molteplici e si concentrano soprattutto sulla divulgazione di informazioni utili e, periodicamente, sulla realizzazione di eventi di carattere culturale. Negli ultimi anni, infatti, sono stati organizzati numerosi convegni e corsi di sensibilizzazione su tematiche attualissime come, ad esempio, la ricerca sull’autismo e le trappole psicologiche che si celano dietro la piaga della ludopatia.
Per sostenere l’imprenditoria, sono stati attivati alcuni laboratori professionali volti a restituire dignità e orgoglio a chi si trova in una condizione di necessità. Il primo in assoluto è stato quello erboristico, da cui è nata l’azienda Sant’Anna. In seguito, è stato creato un vero e proprio Atelier che ha visto decine di sarte impegnate nella realizzazione di vestiti e accessori di moda.
L’associazione si è data da fare anche nell’ambito della salute, avviando un itinerario di studio per diventare Operatore Socio Sanitario.
L’idea di fondo è quello di riabilitare le calabresi e restituire loro la piena consapevolezza del proprio potenziale.

Foto: lavocedinewyork.com

Anastasia Cicciarello

Nata a Locri nel 1990, membro effettivo della Millennials Generation, ha iniziato a scrivere prima sui muri con i pastelli, poi a scuola, dove ha incanalato la sua passione e non si è più fermata. Le piace viaggiare ma adora allo stesso modo la strada del ritorno, la bellezza dolorosa e fragile della sua terra. Abita ad Ardore, la cui posizione invidiabile le fa iniziare ogni giornata con l’ottimismo di chi si ritrova la salsedine tra i capelli tutto l’anno. Il bisogno di dire la sua l’ha condotta alla finale del concorso AttiveMenti con il racconto “La necessità del superfluo”, a scrivere “Il dolore non mi fa più paura” per la casa editrice Guthenberg e a collaborare con varie testate come hermesmagazine.it

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