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Cesare: il misterioso progetto che ci fa ritrovare il piacere della scoperta

Alcuni giorni fa è comparsa un po’ in sordina una pagina Facebook dall’essenziale nome Cesare.
L’immagine in evidenza coincide con quella del profilo e riproduce la foto sgranata di due fiori che si trovano su un cupo sfondo color ottanio, con tre rettangoli di maggiore luminosità in sovrapposizione. La didascalica che si trova nella parte alta dell’immagine riproduce il nome Cesare come si trattasse di una firma e, immediatamente sotto, si può leggere la dicitura “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi”.
L’unico post della pagina è costituito dalla fotografia di una stanza: le pareti sono candide, l’arredamento è spartano, il letto una semplice branda sulla quale è stata poggiata una cravatta scura che crea un singolare contrasto con il bianco delle lenzuola. Accanto al letto riusciamo a scorgere un roll up con la gigantografia in bianco e nero di un uomo che ci permette di confermare l’idea che si stava facendo strada nella nostra testa. Si tratta dello scrittore e poeta cuneese Cesare Pavese e quella che stiamo osservando è la stanza dell’appartamento di Brancaleone in cui ha trascorso il suo periodo di confino.
A dissipare ulteriormente i dubbi (ma anche a farci sorgere ulteriori domande) ci pensa il breve testo che accompagna la fotografia:

Benvenuti a Casa Cesare, qui da Brancaleone, in Calabria, dalla camera del suo confino.
Abbiamo bisogno di voi, della vostra curiosità, della vostra passione.
Condividete la pagina con chi pensate che apprezzi, sulle vostre bacheche.
Se interessati al progetto, non esitate a scriverci in privato.

Dando una sbirciata alle informazioni della pagina Facebook capiamo così che Cesare è (o forse sarebbe il caso di dire sarà) un festival, che alla pagina che stiamo osservando ne è collegata una di Instagram e che la mail a cui si può scrivere è quella di Fabio Nirta, produttore musicale originario di Bianco salito qualche anno fa agli onori della cronaca internazionale per aver prodotto un falso singolo dei Daft Punk.
Effettivamente, sulla sua pagina Facebook personale, Fabio cita un certo suo “progetto su Cesare Pavese” nell’ambito di un toccante post in ricordo della sua insegnante Antonietta Pellegrino ma, da buon intrattenitore, non si sbottona ulteriormente lasciandoci l’impellenza di scoprire da soli in che cosa il suo progetto consista.
Noi, nel frattempo, lodiamo l’iniziativa a scatola chiusa, convinti che un progetto che possa ricordare un periodo specifico nella vita di un grande della letteratura attraverso la fusione di diverse forme d’arte sia un modo straordinario di promuovere il territorio e di ritrovare il piacere della scoperta proprio al culmine di un periodo in cui le mura delle nostre case si sono rivelate via via più strette.

Jacopo Giuca

Nato a Novara in una buia e tempestosa notte del giugno del 1989, ha trascorso la sua infanzia in Piemonte sentendo di dover fare ritorno al meridione dei suoi avi. Laureatosi in filosofia e comunicazione, ha trovato l’occasione di lasciarsi il nord alle spalle quando ha conosciuto la sua compagna, di Locri, alla volta del quale sono partiti in una altra notte buia e tempestosa, questa volta di novembre, nel 2014. Qui ha declinato la sua preparazione nella carriera giornalistica ed è sempre qui che sogna di trascorrere la vecchiaia scrivendo libri al cospetto del mare.

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