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Costume e Società

South Working: la migrazione al contrario che interessa alla Locride

Per centinaia di anni i calabresi sono stati costretti a emigrare in cerca di fortuna, scappando da carestia e miseria. Le regioni meridionali, infatti, hanno subìto il lento svuotarsi dei propri centri urbani a favore del Nord Italia e delle nazioni estere. La causa principale dei flussi migratori, lo sappiamo bene, è stata la mancanza di possibilità lavorative adeguate. Ciò ha provocato, nel tempo, un netto spopolamento della nostra Terra, con la conseguente decrescita culturale e dei servizi. Chi parte oggi non sempre si trova nelle condizioni precarie del passato, ma è comunque costretto alla drastica decisione di recidere i legami per cercare altrove una migliore offerta formativa.Spesso addossiamo a chi emigra la responsabilità del regresso del nostro territorio, incolpando i malcapitati di non aver avuto il coraggio di restare e di averci abbandonato, ma è davvero così?
Non consideriamo che chi è andato altrove spesso non poteva fare diversamente. Una grossa percentuale dei nostri conterranei fuori casa tiene duro solo grazie alla speranza di poter tornare un giorno. Per una vita apparentemente migliore dal punto di vista economico, infatti, molti calabresi sono costretti a sacrificare gli affetti e la famiglia, pagandone le conseguenze.
Recentemente, però, qualcosa è cambiato: la possibilità di tornare a casa senza rinunciare ai propri sogni è diventata un’opportunità concreta.
La pandemia da Covid-19, infatti, ha stravolto le cose, modificando in modo indelebile le nostre abitudini e influendo indirettamente anche sul mondo del lavoro.
Il South Working è il fenomeno che vede i giovani precedentemente emigrati tornare al Sud e decidere di restarci. Questo è possibile grazie al lavoro da remoto, che permette di restare fisicamente al Sud, pur lavorando per aziende del Nord che mettono in pratica lo Smart Working.
Tale pratica ha preso piede anche nella Locride, che ha visto ritornare a casa molti dei propri talentuosi ragazzi per ripopolare borghi e paesi. Federica Roccisano, economista e Presidente della cooperativa sociale Hermes 4.0, ha colto l’occasione per discuterne in un webinar in trasmesso l’11 novembre 2020 su Facebook.
Durante il dibattito Daniele Carchidi, Segretario Nazionale CGIL ed esperto di contratti tra aziende e lavoratori, ha affermato che «è necessario dare a tutti la possibilità di accedere alla rete. La pandemia ha evidenziato come il diritto alla connessione sia divenuto un vero e proprio diritto civile. Chi vive in una comunità montana deve avere pari diritto di connettersi di chi vive in una grande città, per evitare lo svuotamento delle aree interne. La banda larga rappresenta uno strumento utile per aumentare le possibilità lavorative in Calabria. Il suggerimento è allora di spendere una parte dei soldi del Recory Fund per migliorare le infrastrutture di rete.»
Anche Nicola Irto, Consigliere della Regione Calabria e candidato a Presidente in vista delle Elezioni del prossimo aprile, sostiene che la politica dovrebbe volgere la sua attenzione sul fenomeno, affermando che «sono circa 50.000 le persone tornate in Calabria a causa del Covid-19. Il dato va affrontato e discusso. Questo fenomeno va governato e non subìto. La Regione deve investire sull’ammodernamento digitale.»
Il nostro fragile sistema economico saprà cavalcare l’onda del South Working e sfruttare le possibilità che ne conseguono?

Foto: donnamoderna.com

Anastasia Cicciarello

Nata a Locri nel 1990, membro effettivo della Millennials Generation, ha iniziato a scrivere prima sui muri con i pastelli, poi a scuola, dove ha incanalato la sua passione e non si è più fermata. Le piace viaggiare ma adora allo stesso modo la strada del ritorno, la bellezza dolorosa e fragile della sua terra. Abita ad Ardore, la cui posizione invidiabile le fa iniziare ogni giornata con l’ottimismo di chi si ritrova la salsedine tra i capelli tutto l’anno. Il bisogno di dire la sua l’ha condotta alla finale del concorso AttiveMenti con il racconto “La necessità del superfluo”, a scrivere “Il dolore non mi fa più paura” per la casa editrice Guthenberg e a collaborare con varie testate come hermesmagazine.it

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