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1945: l’anno in cui il male giudicò sé stesso

Stasi I - Parte oggi, e vi da appuntamento tutti i lunedì pomeriggio, la pubblicazione a puntate del romanzo di Francesco Cesare Strangio “Stasi. La legittimazione della violenza di stato”, che racconta di un imprenditore italiano che si trova, suo malgrado, coinvolto in una situazione di spionaggio nel pieno della guerra fredda. Una storia verosimile che ci permette di fare luce su fatti di cronaca realmente accaduti e che ci fa riflettere sulla possibilità che persino il male sia stato scrupolosamente pianificato…

Di Francesco Cesare Strangio

La fine della Seconda Guerra Mondiale fu sancita dall’impiego di due bombe nucleari dalla potenza di tredici chilotoni.
Erano le ore 9:35:17 del 6 agosto del 1945 quando, da un Boeing B29, fu sganciata la prima bomba a Uranio. L’impiego di ordigni di una così tale potenza annientò due città del Giappone: Hiroshima e Nagasaki.
Le bombe furono fatte esplodere a una quota compresa tra i 400 e i 600 metri dal suolo. Tale scelta fu dettata dalla necessità di aumentarne l’effetto distruttivo.
In Europa, l’andamento della guerra prese tutt’altra piega. Effettivamente non fu fatto uso dell’energia nucleare. Ciò non evitò la distruzione della Germania. Ormai le sorti della guerra erano segnate: a nulla valsero lo sforzo bellico e la tecnologia usata dalla Germania. Accerchiata da una parte dagli alleati, dall’altra dall’Unione Sovietica, Berlino capitolò.
La sera del 30 aprile del 1945, Adolf Hitler pose fine alla sua folle esistenza con un colpo di rivoltella alla tempia.
A Benito Mussolini non toccò una miglior sorte: fu prima fucilato e poi appeso a testa in giù a Piazzale Loreto, a Milano, assieme a Claretta Petacci, Paolo Zerbino, Alessandro Pavolini e Achille Starace.
Dopo la fine della guerra, il 18 ottobre del 1945, fu aperto il Tribunale Militare Internazionale negli edifici della Corte Suprema di Berlino. Il cosiddetto Processo di Norimberga fu guidato da una serie di uomini il cui comportamento si distaccava di poco da quello degli stessi nazisti. Le coscienze, a quel tempo, erano intorpidite dagli orrori compiuti dai nazisti. Lo stesso Giudice Capo della Suprema Corte degli Stati Uniti, Harlan Fiske Stone, definì il processo “una frode”, affermando che il rappresentante Statunitense della Pubblica Accusa, Robert Houghwout Jackson non stava effettivamente procedendo secondo i dettami della Legge. Lo stesso Jackson, in una lettera dell’ottobre 1945 al Presidente Harry Truman, affermò, riguardo agli Alleati, «hanno fatto, o stanno facendo, alcune delle cose per cui stiamo condannando i tedeschi. I francesi stanno violando la Convenzione di Ginevra nel trattamento dei prigionieri di guerra, tanto che il nostro comando sta riprendendosi i prigionieri inviati loro. Stiamo condannando il saccheggio e i nostri alleati lo stanno praticando. Diciamo che la guerra aggressiva è un crimine, e uno dei nostri alleati proclama la sovranità sugli Stati Baltici, basandosi su nessun diritto eccetto quello della conquista.»
A danneggiare ancora la credibilità del processo fu che il principale giudice sovietico, Iona Nikitchenko, prese parte anni prima ai processi sommari delle purghe staliniane.
Nel Processo di Norimberga si giudicò il male attraverso la metodologia dell’uso dell’ingiustizia. Effettivamente, si potrebbe dire, il male giudicò se stesso.
Dopo la folle guerra non restava altro che spartirsi il mondo. Tutto ciò avvenne con la Conferenza di Teheran; lì furono gettate le basi della Guerra Fredda, che continuò fino al 1991, quando sarebbe caduta dell’Unione Sovietica.
Durante il Terzo Reich era stata istituita la Geheime Staatspolizei (Polizia Segreta di Stato), comunemente abbreviata in Gestapo. I suoi membri furono reclutati tra gli ufficiali di carriera della polizia. Il ruolo della Gestapo, e la sua organizzazione, furono stabiliti da Hermann Göring dopo che Hitler salì al potere nel marzo 1933. Rudolf Diels fu il primo capo dell’organizzazione, inizialmente chiamata Dipartimento 1A della Polizia di Stato Prussiana.
Il compito della Gestapo era di investigare e combattere tutte le tendenze pericolose per lo Stato. Aveva autorità di investigare sui casi di tradimento, spionaggio e sabotaggio, oltre ai casi di attacchi criminali al Partito Nazista e allo Stato.
Le azioni della Gestapo non erano limitate dalla legge, né soggette a controllo giudiziario. Il giurista nazista Werner Best, al riguardo, dichiarò: «Finché la Gestapo esegue la volontà della leadership, sta agendo legalmente.»
La Gestapo era specificatamente esente dalla responsabilità verso le Corti Amministrative, dove i cittadini potevano rivolgersi per obbligare lo Stato a conformarsi alle Leggi. Gli abusi della Gestapo andarono ben oltre l’umana comprensione. In ogni caso, era giustificato tutto dal principio della Sicurezza Nazionale.
Le cose non andavano diversamente nell’URSS, alla cui guida si potrebbe dire che c’era il fratello gemello di Hitler, un paranoico visionario di nome Iosif Stalin che, per rafforzare il proprio potere e lo Stato Sovietico contro possibili minacce esterne o interne di disgregazione, organizzò un vasto sistema di campi di detenzione e di lavori forzati (Gulag) in cui furono imprigionati, in condizioni miserevoli e oltraggiose alla dignità umana, milioni di persone, di cui la stragrande maggioranza non fece più ritorno a casa.
Essendo stata l’Unione Sovietica una delle vincitrici della Seconda Guerra Mondiale, nessun Tribunale sottopose a processo Stalin.

Redazione

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