Costume e SocietàLetteratura

Dalle “Leggi” di Platone alla “Politica” di Aristotele

La Repubblica dei Locresi di Epizephiri XIII - Dopo aver parlato delle “Leggi” di Platone giunge il momento di scoprire come Aristotele approfondisca e ampli il discorso della società civile ideale nella sua “Politica”. Scopriremo che tanti sono i punti di disaccordo con Platone, ma pochi quelli per cui Locri non debba più essere considerata la “polis” ideale.

Di Giuseppe Pellegrino

Il termine πολιτικά, si è già detto, viene tradotto comunemente con la parola politica. A dire il vero, nel testo originario di Aristotele in cui il tema viene trattato la massa degli argomenti, così complessa e minuziosa, era spesso sviluppata in modo illogico sia nelle proposizioni sia nelle gradazioni degli argomenti. Quella attuale, della quale si è fatto uso, è l’edizione uscita dalle mani di Andronico da Rodi nel I secolo a.C.
Tradurre il termine πολιτικάcon politica è corretto se si fa riferimento all’accezione originaria, che comprende il concetto di forme istituzionali; quindi sarebbe più appropriato tradurre il temine greco con l’equivalente italiano istituzioni. Comunque, tutti i traduttori, senza osservazione critica alcuna, ritengono corretto tradurre il termine con politica. La politeia, dunque, intesa come l’insieme di una comunità (κοινότητα, koinóteta)di cittadini (πολίτες, polìtes) con riferimento alla costituzione. Più specificatamente, nella introduzione della sua opera, Aristotele dice:

Poiché vediamo che ogni città è una comunità e che ogni comunità è costituita in vista di qualche bene (perché tutti compiono ogni loro azione per raggiungere ciò che ad essi sembra essere un bene), è chiaro che tutte tendono a qualche bene, ma soprattutto vi tende e tende al più importante di tutti i beni la comunità che è la più importante di tutte e comprende in sé tutte le altre; e questa è quella che si chiama città e comunità politica.

Poi, in aperta critica a Platone, continua:

È un uso linguistico non appropriato quello di coloro che credono di poter stabilire identità tra il governante di una città, il re, l’amministratore, il padrone, ritenendo che le lor differenze si basino solo sul maggiore o minore numero delle persone alle quali sono preposti e non sulla specificazione delle loro funzioni.

Aristotele stigmatizza l’opinione di Platone in molte cose, a partire dalla “comunanza delle donne e della proprietà”, come stigmatizza anche il cambio di opinione in cui il numero dei cittadini armati doveva essere di mille (politeia), per diventare nelle Leggi (Νόμοι) di ben cinquemila. Al riguardo, sulla concezione di Platone, qualche storico molto scrupoloso ha fatto i conti precisi ed i cittadini di una comunità sono per l’esattezza 5.040. Ma non solo: Aristotele osserva che Platone prende in considerazione solo due aspetti della polis: il territorio e gli uomini, ma non i luoghi confinanti, posta la necessità di una vita di relazione, e anche di conflitto, con le altre poleis.
In concreto, di fronte ad un klèros (terreno assegnato a sorte) che rimane immutato nel tempo, la presenza di figli sempre più numerosi porterà alla povertà perché la ricchezza resta sempre uguale, per cui occorrerebbe fissare anche il numero dei figli e della popolazione in concreto, regolamentando le nascite. Facile profeta. L’inconsistenza del klèros presso gli Spartani, nel tempo, poterà alla poliandria: la stessa donna per molti uomini, i figli comuni e un klèros associato agli altri.
Tutte questi concetti (i mille, il lotto di terreno assegnato a sorte, l’assemblea popolare) saranno necessari a spiegare i punti oscuri delle istituzioni locresi, perché su Platone è evidente l’influenza delle istituzioni micenee e, di conseguenza, di quelle doriche, che non poco hanno influito sia su Sparta che su Locri Epizephiri. Una delle maggiori cause di decadenza di Sparta è stata in effetti l’insufficienza del klèros a mantenere una famiglia nel tempo (l’osservazione critica di Aristotele era fondata) cosa che ha portato, per come si vedrà quando tratteremo la costituzione comparata, alla poliandria di cui sopra. La cosa è stata anche causa della decadenza economica di Locri, per la quale, a dire il vero, incise non poco il divieto zaleuchiano di emettere moneta da parte della polis, oltre agli eventi storici avvenuti dopo il 205 a.C., con la venuta dei romani.
Queste, e non solo queste, le premesse per la classificazione di sistemi costituzionali, studiati ed elaborati da Aristotele, che non rifiuta la scarsa importanza data al territorio da Platone tanto che, se la popolazione si fosse spostata in un altro, non cessava di essere la stessa polis.
Cosa questa fondamentale per il concetto di democrazia. Questo sempre secondo Aristotele. Πολιτικά, dunque, come Istituzioni. E non è vano ricordare che lo stesso termine veniva utilizzato come sinonimo di costituzione e di tipo di democrazia. Dunque anche con il significato di Repubblica.
Dallo studio della Politica di Aristotele, Mogens Herman Hansen, e non solo lui, propone questo schema accettabile della politeia aristotelica, non fosse altro che per semplificare, anche se occorre specificare che la distinzione appartiene ad Aristotele e che non poche sono le sorprese.

Governo di UnoGoverno di PochiGoverno di Molti
Istituzioni buoneMonarchiaAristocraziaPoliteia o Repubblica
Istituzioni cattiveTirannideOligarchiaDemocrazia
Modello istituzionale secondo Aristotele

Aristotele teorizza una distinzione tra Istituzioni buone e Istituzioni cattive. Invero, egli inveisce contro la teorizzazione di solo due tipi di costituzioni, e lo fa nel modo seguente:

È opinione corrente che le costituzioni fondamentali sono riconducibili a due sole e che, come tra i venti si nominano come fondamentali Borea e Noto, mentre gli altri sono derivazioni da questi, così anche tra le costituzioni le forme fondamentali sono due, la democrazia e l’oligarchia: perciò si pone l’aristocrazia nella specie dell’oligarchia, quasi fosse una sorta di oligarchia, e quella che si chiama regime costituzionale sotto la specie della democrazia, come nel caso dei venti si assegna lo Zefiro a Borea ed Euro a Noto (…). Ma, molto meglio e più rispondente al vero, è dividerle come abbiamo fatto noi, ammettendo che due o una sola siano quelle ben costruite rispetto alle quali le altre sono degenerazioni.

Per poi concludere:

Sulle costituzioni abbiamo distinto tre forme rette, la monarchia, l’aristocrazia e il governo costituzionale, e tre deviazioni da queste, la tirannide della monarchia, l’oligarchia dell’aristocrazia e la democrazia del governo costituzionale.

Foto: studenti.it

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